gio
05
mag
2011
di don Flaviano
Se mi metto a pregar un po' con Domenico Savio mivengono sempre belle idee. Ve ne racconto una.
Il Signore ci ha pensati santi. Questa cosa mi mette gioia! Il Padre, Gesù e lo Spirito Santo ci hanno pensati per vivere con loro, come loro. Cioè: ciascuno di noi è quella persona che con la sua propria storia (che nessuno gli può togliere: è una storia garantita) e con nient'altro può finire a vivere con il Signore, in Paradiso. Questa cosa mi sorprende sempre...
Ci sono elementi che ci rendono tutti uguali. Sono gli elementi essenziali: tutti abbiamo una data di nascita, una famiglia, una faccia, una casa, un carattere e così via. Ma solo io ho la mia data di nascita, la mia famiglia, la mia casa, il mio carattere e così via... tutti uniti insieme. Magari condivido la data di nascita con qualcun altro o la famiglia, o la casa ma, diciamo, la mia combinazione complessiva è unica.
Bene. Come faccio a mantenerla unica? Come posso vivere questa unicità e renderla veramente originale? Come posso evitare di farla degradare verso una condizione anonima in cui tutto diventa indistinto: una data uguale ad un'altra, una famiglia uguale ad un'altra, una casa uguale ad un'altra ecc...?
La normalità, se ci pensiamo bene, può uccidere le persone. Girala come vuoi ma la vita di ciascuno rischia di diventare una pericolosa riproduzione di altre vite. Un enorme processo di "copia e incolla". Chi garantisce la nostra unicità?
Che l'originalità sia un desiderio inestinguibile lo dimostrano i ripetuti tentativi di ciascuna persona di rendersi se stessa e niente più. Quando la sfida diventa impossibile generalmente o si diventa ribelli fino alla dissoluzione di sé o si accetta di essere la copia di altre copie. O il leone o pecora ma mai se stessi.
E' qui che mi aiuta Domenico. Il tentativo tenace di cercare il Signore per sapere come lo aveva pensato: che bella missione ha accettato questo adolescente. E ha vinto! Questo è il bello. Ha voluto sapere a rischio della vita (la morte ma non il peccato) chi fosse veramente il Domenico voluto dal Signore (Domenico significa "del Signore"). Lo ha chiesto, lo ha chiesto, lo ha chiesto e richiesto. E lo ha ottenuto.
Domenico Savio è unico. Il Signore lo ha pensato così: capace di illustrare a tutti gli adolescenti come si possa restare unici al mondo. La santità come desiderio di unicità e di comunione. Perché Domenico è diventato santo stando con gli altri ragazzi del suo ambiente. Nessuno infatti può camminare da solo.
Ma di questo parleremo un'altra volta. Oggi mi basta sottolineare questo: la normalità può diventare una prigione. Non è un male di per sé, figuriamoci, ma solo se la viviamo come umiltà: l'umiltà di essere come il Signore ci vuole, cioè santi. Fuori di qui la normalità diventa piatta. Non lo auguro né a voi né a me.
Maria ci conceda il suo sguardo premuroso nel quale potremo trovare la forza della nostra originalità.
Buona festa di Domenico Savio.
Grazie per aver condiviso questo tuo pensiero. I tuoi articoli mi fanno sempre riflettere molto. Grazie!
