ven

03

giu

2011

Due numeri unici. Anzi quattro.

di don Flaviano

Guardarsi allo specchio è bello. Se ti sembri bello è bellissimo. Se ti sembri brutto è bello perché puoi immaginare le correzioni da fare, i tempi e i modi per farle. Lascio ai romanzi le esemplificazioni.

Guardarsi allo specchio è indispensabile per crescere bene. Devo potermi chiedere: "Come sono fatto, chi sono, come appaio?" Devo poter riflettermi per riflettere. Da adolescenti si passano molte ore davanti allo specchio (contare per rendersi conto).

Il mese di Maggio si chiude con la festa della Visitazione. E che c'entra?

Maria va da Elisabetta. Gesù va da Giovanni. Cominciate a capire dove vado a parare? Seguitemi.

 

Maria porta nel cuore una domanda semplice: ma cosa sta succedendo? Madre dell'Altissimo? Incinta? Cose grosse. Benedetta tra le donne? Piena di Grazia? Ma chi sono, io, veramente? Possiamo immaginare che Elisabetta si muova sulla stessa lunghezza d'onda. 

Quando si incontrano si riconoscono, certo. Ma lo fanno scoprendosi mentre ascoltano. Nel vangelo di Luca Elisabetta sa chi è Maria perché ascolta il suo grembo. E Maria riesce a parlare di sé (unica volta nel Vangelo) perché ascolta Elisabetta che la accoglie come una regina. 

 

Potremmo dire che l'una si specchia nella storia dell'altra. Due donne, vicine, parenti si mettono una di fronte all'altra e scrutando il volto dell'altra ammirano la bellezza della propria storia. 

 

E che dire di Gesù e Giovanni? Il Battista riconosce Gesù nel grembo come avverrà al battesimo. Ma è Gesù ad andare da lui: nel grembo come al battesimo. E Giovanni comprende se stesso come l'amico dello Sposo: sa chi è perché sa dove specchiarsi.

 

Vedete, cari amici, specchiarsi è inevitabile. Ma noi possiamo scegliere lo specchio. Possiamo rifletterci su una superficie piana con determinate caratteristiche chimiche: vedremo l'immagine di una persona nella cui profondità degli occhi non scopriremo nulla di più di quello che sappiamo. E possiamo rifletterci negli occhi di una persona che ci guarda e riconoscerci nello sguardo con cui ci guarda. Qui riceveremo sorprese!

 

Se quella persona, poi, è Gesù... allora avremo uno sguardo puro e trasparente a cui affidarci. Perché poi il problema è questo: affidarsi ad uno sguardo torbido che ci guarda significa sporcare l'immagine su cui riflettiamo. Ecco perché don Bosco difendeva la teoria delle buone amicizie: fatti guardare da occhi limpidi, altrimenti rischi di rovinarti. 

 

Maria scopre la sua unicità specchiandosi in Elisabetta. E viceversa. Giovanni in Gesù. E viceversa. Ciascuno a suo modo, salvaguardando le differenze. (Gesù non è come Giovanni e Maria non è come Elisabetta)

 

Mentre finisco di scrivere mi viene in mente che ci sono due donne che portano in grembo due uomini... la cosa mi incuriosisce. Ci penserà sopra e poi vi farò sapere.

 

Intanto vi invito a leggere, quando avete tempo, anche questa cosa qui, sempre sullo sguardo e sul guardarsi. 

 

A presto e ... buona vita.

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