mar
08
nov
2011
di don Flaviano
C'è stato un tempo (io ero giovane) in cui era facile ascoltare discorsi, vedere film, conoscere storie che immortalavano episodi di vita riuscita grazie alla forza di volontà.
Oggi, invece, molti giovani, crescendo, smettono di volere un intero mondo all'altezza dei propri sogni. Si sono accorti che la vita non è all'altezza di ciò che promette: meglio concentrarsi su momentanee soddisfazioni e piccoli piaceri.
La volontà come forza della vita o la vita come delusione da anestetizzare. Due possibili letture di una deriva culturale segnata dalla dimenticanza della storia di Gesù, INRI, mio Signore.
Vado a spiegare.
Quando vogliamo qualcosa è sicuramente il momento in cui siamo maggiormente noi stessi. Volere è il modo più importante che abbiamo di riconoscere chi siamo veramente: nel bene e nel male. Direi allora che volere è: potersi riconoscere. Vuol dire questo che volere è anche poter essere ciò che vorrei essere? Non saprei! Mi piacerebbe precisare che per sapere ciò che vuoi essere sarebbe importante che tu riuscissi a patire ciò che sei.
"Don Flaviano, spiegati, non ci sto capendo niente!"
Ok. Tranqui!! Ci provo in modo più lineare.
Se volere significa chiedere, lamentarsi, protestare, rompere, violentare, sfruttare, maledire o benedire, conquistare, sedurre, lodare e cose del genere, alla lunga la volontà si indebolisce. La forza di volontà diventa così ingegnosa, così potente (volere è potere, qui si capisce) da non godere più di niente se non di se stessa. Volere diventa volere se stessi. Ottenere se stessi.
Se volere significa invece desiderare il bene, ecco aprirsi un terreno fecondo. Il bene che si desidera si propone come godimento e come pazienza. Come godimento perché il bene è bello. Come pazienza perché il bene si patisce (Ricordo a tutti Domenico Savio che risponde a don Bosco "Patisco qualche bene". Fatevi raccontare dai vostri salesiani, salesiane e animatori vari). Patire il bello che si desidera è l'unica via per rafforzare la volontà. La pazienza è l'unica virtù che possiamo coltivare per accettare ciò che di bello riceviamo da chi ci dona un bene. La pazienza permette anche di sopportare il male nidifica, da parassita, sul bene. La pazienza è la virtù dei forti. I forti sono quelli che ottengono quello che vogliono. I forti non vogliono i loro sogni, però. In genere inseguono i sogni di chi vuole per loro il bene, di chi vuole loro bene. I forti sono deboli: ricevono da altri ciò di cui godono,sono innamorati, guardano altrove, dipendono da uno sguardo di cui si fidano e che mostra loro il buono, il bello, il giusto.
Gesù è vissuto così. Non ha inseguito un mondo all'altezza dei sogni che aveva perché non aveva sogni suoi. Sognava di poter patire il bene che aveva conosciuto (toh, Domenico Savio), sognava che fosse vero il sogno che veniva in lui dalla voce di un altro (toh, don Bosco). Voleva poter essere un buon Figlio di Dio.
Ecco! Ora sì che: volere è potere. Ma potere è patire. Chiaro che volere è patire.
Il bello della vita. Chi ha paura pianga e chieda al Padre, verrà ascoltato.
Buona vita! Alla prossima
(Se avete da domandare, da contestare, da chiarire vorrei poter patire il vostro bene : )
Grazie per questo intervento don Flaviano. Mi sembra spieghi bene anche quanto raccontavi domenica ai giovani della Formazione Animatori a Roma, a proposito della tua personale riscoperta della virtù della pazienza. Non contesto nulla, anzi. Se siamo d'accordo che volere è potere cioè patire, aggiungerei che al giorno d'oggi c'è bisogno di riscoprire la volontà, di educare la volontà. Spesso sento biasimare la volontà, ma credo che volere sia stato importante per quelle persone che hanno riconosciuto la propria miseria ed il proprio bisogno di grazia. Per intenderci: sento troppi "vorrei". Domenico Savio diceva "voglio farmi santo".
Ho sempre pensato che noi, uomini limitati, non sappiamo capire cosa è giusto per noi, cosa è bene per noi... dobbiamo affidarci, credere che ciò che ci accade è un bene ed è a fin di bene, anche
quando è dura da accettare...
I forti sono coloro che sanno accettare ciò che accade sapendo che, se accade, è giusto che accada, per motivi a loro ignoti: si fidano. I forti si fidano e hanno pazienza, nel senso che sanno che,
prima o poi, capiranno il senso di quanto accaduto...
