gio
02
feb
2012
mar
31
gen
2012
“Giovani sognatori, figli di un padre sognatore”
Messaggio ai Giovani del MGS 2012
Miei amatissimi figli,
Giovani Carissimi del Movimento Giovanile Salesiano, scrivo a voi, come padre ed amico, per mezzo del mio nono Successore.
Ho ancora impresso nella mente e nel cuore l’incontro avuto con voi a Madrid, il 17 di agosto, nel grande cortile dell’ Istituto Salesiano di Atocha. Un’esperienza certamente indimenticabile dal punto di vista emotivo, ma soprattutto molto significativa dal punto di vista salesiano. Ho goduto nel vedere il vostro senso di responsabilità, la vostra fierezza di essere giovani impegnati nel vivere la propria fede. Ho ammirato il desiderio di investire bene la vostra vita, secondo il progetto di Dio ed il sogno che custodite nel cuore. Mi sono commosso nel vedervi pregare, accogliendo con gioia la Parola. È stato un incanto guardarvi immersi nel silenzio adorante di Gesù Eucaristia. Alla luce di tutto questo la vostra allegria mi è sembrata ancor più bella, più pura, più contagiante. Ho goduto poi nel vedere in mezzo a voi, insieme a tanti giovani animatori, molti Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice. Tra questi vari Ispettori, delegati e delegate di Pastorale Giovanile. È questo il loro posto! Presenti e attenti alla vostra vita, ai vostri desideri e nello stesso tempo fedeli accompagnatori della vostra crescita e del vostro cammino spirituale.
Ora sono felice di sapere che mi state preparando una grande festa per il 2015. Quassù, in cielo, guardando il volto di Gesù, conosciamo tutta la storia che si
svolge sulla terra. È una storia bellissima perché redenta, anche se, talvolta, voi ne vedete solo i risvolti drammatici. Diversamente da quanto forse pensate, non esistono distanze tra noi e
voi, poiché sapete bene che, dal momento in cui Gesù è entrato nella storia con il Suo Natale, non c’è nascita umana che non sia sacra, non c’è volto di bambino che non abbia impressa nei suoi
occhi la Luce splendente del Redentore. Questa vicinanza rende la mia presenza tra voi più autentica ed efficace, reale come ai tempi dell’Oratorio di Valdocco in Torino, con un vantaggio in più,
quello di potermi render vivo in tutte le presenze salesiane sparse in 130 paesi del mondo.
Vi parlo, dunque, come allora, più con il caldo linguaggio del cuore che con astratti argomenti logici, anche se riconosco, nella presente confusione ed evanescenza
del pensiero odierno, quanto siano importanti la chiarezza delle idee e la fondatezza delle convinzioni. Sono molti i messaggi e messaggini che ricevete, ma io vorrei che riattivaste con me i
canali di una comunicazione intensa, quella che intercorre tra inseparabili amici di lunga data, una comunicazione che è condivisione e dialogo.
Vorrei trovare le parole appropriate per correre lungo quel sentiero misterioso e complesso che giunge al vostro cuore, tante volte ferito dall’indifferenza degli
adulti o dal fallimento di amori traditi. Guardando i giovani di oggi nella scuola, allievi talvolta annoiati e demotivati, o sulle strade, scanzonati zingari senza meta, ho l’impressione di un
generale malessere, di un arrancare monotono nella quotidianità della loro vita. Scorgo alle volte, per analogia, lo stesso paesaggio che mi si presentò in sogno all’età di nove anni: una grande
moltitudine di giovani bisognosi di aiuto, di comprensione, di opportunità, di amore.
Per voi, per tutti i giovani ero stato scelto. A voi venni mandato dal Signore, anche se non capii subito, in tutta la sua importanza, la singolarità di quella
chiamata. «Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte e robusto: e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo per i miei
figli».
Dentro questa vostra moderna realtà ho la sensazione che, spesso, ai giovani manchi l’aria per respirare. Credo di poter dire che corrono il rischio di morire di
asfissia spirituale. La corruzione diffusa, il disinteresse nei loro confronti, la precarietà del futuro, reso incerto da un’economia impazzita, una religione ridotta a gelido schema
istituzionale ed una conseguente preghiera vuota di passione e di entusiasmo, una società o comunità familiari in cui si vivono spesso relazioni asettiche e in cui si scambiano parole impoverite
di senso e di calore, spengono lo slancio vitale ed inaridiscono ogni sorgente di buoni propositi.
In questo contesto segnato da povertà di valori e da una cultura di basso profilo, chiedo a voi giovani un salto di qualità, un'energia nuova, un gesto profetico per
annunciare ai vostri compagni, ai tanti amici "quiescenti", alle vostre famiglie talvolta “spente” o in difficoltà, un progetto di vita coraggioso, generato da profonde convinzioni umane e
religiose.
Non potete uscire dal pantano nel quale siete bloccati, non potete gustare aria di libertà fuori dalle prigioni di questo grigiore storico, se non è dato anche a voi
il tempo e la forza di sognare. Le visioni hanno trasformato i nostri padri in profeti capaci di incidere nella vita dei loro contemporanei.
“Il mio sogno … il vostro sogno … il sogno di Dio”
Quel sogno dei nove anni è stato l’evento che ha segnato la mia vita, che mi ha dato, con il passare del tempo, l’ispirazione per orientarmi nella scelta del campo
dove operare, la capacità di escogitare un indovinato sistema pedagogico per conquistare il vostro cuore, la temeraria pazienza di battermi per cambiare il mondo, il vostro
mondo.
Con l’aiuto del Signore invito anche voi, che siete la “speranza fatta carne”, a trovare, tra le tante suggestioni illusorie che vi raggiungono, il sogno che vi
rende persone creative, il sogno che ridesta la volontà assopita, che smuove le energie segrete, che dà la forza di affrontare e superare le inevitabili difficoltà della crescita, che dona
l’indomita fermezza di sostenere l'attesa del compimento senza pretendere subito ciò che si sogna.
Sognare con il cuore rivolto a Dio e con i piedi per terra non è evasione, ma significa aprire la propria vita a qualcosa di nuovo, che ancora non si conosce del
tutto, ma che si sente comunque significativo. Vuol dire proiettarsi verso qualcosa che ancora non si possiede, ma in cui ci si riconosce; vuol dire scoprire con intelligenza la presenza di “un
Dio che ci accompagna” nel fluire dei giorni. Nessun progetto, dal più modesto fino al più prestigioso, che riempia di senso l’esistenza, può diventare realtà senza essersi prima nutrito di un
sogno. È indispensabile, per fare scelte coraggiose dentro una società liquida, senza anima e povera di valori, ritrovare la forza di avere ampie visioni che sradichino l'uomo dalla sua
mediocrità e lo facciano camminare verso cieli nuovi e terra nuova.
Al compimento del 58° anno, per comando di Papa Pio IX, ho scritto la storia dei primi 40 anni della mia vita, cui ho dato come titolo «Memorie dell’Oratorio di San
Francesco di Sales». Non l’ho fatto certo per desiderio di immortalità o per bramosia di grandezza. Siamo eterni perché siamo nel cuore di Dio, amati e salvati dal Figlio suo, Gesù. È un gesto
che ho compiuto per amore, un testamento spirituale per esservi di aiuto nel presente e per il futuro. Vi invito a leggere questo “vissuto”, non tanto per una curiosità storica del mio passato,
quanto perché, tra le righe segnate di sangue e di sudore, scoprite che il fine di tutto è realizzare appieno la vita. Capirete che, quanti hanno responsabilità educative devono necessariamente
intendere la propria vita come un servizio d’amore, devono leggere il loro tempo come opportunità di accoglienza, devono acquisire sapere non per umiliare o manipolare, ma per “plasmare” il
cuore, per orientarlo a Cristo. L’educare ci rivela come innamorati di Dio e dell’uomo, perché è un esercizio pratico di carità.
Come Salesiani, perciò, educhiamo con un magistero di ascolto e di rispetto più che con la sferza e la predica, con un silenzio sofferto che rivela amore ed attesa
più che con il duro rimprovero, con l'autorità che sgorga dalla nostra vita coerente ed irreprensibile, più che con il potere che deriva da un ruolo o dalla legge. Educhiamo soprattutto con
l’amore. Se il nostro amore gratuito, riflesso della misericordia di Gesù, si eclissa, i giovani muoiono di freddo perché sopportano meno la notte degli affetti che l'ombra della
ragione.
Vorrei, mentre vi abbraccio tutti con affetto, rivelarvi il più grande segreto del mio cuore. Ho sempre creduto che la mia missione doveva avere una
caratterizzazione particolare: salvare i giovani attraverso i giovani. Ho sempre voluto che il mio amore per voi fosse missione condivisa da voi e che voi stessi diventaste apostoli dei giovani.
Uno può anche volere forzatamente una cosa o un ideale, ma se non trova la giusta modalità, la sua capacità di perseverare vacilla, perché ciò che non convince non può divenire meta stabile di
una vita. Come ai tempi di Isacco dobbiamo scavare nuovi pozzi, dar vita ad una nuova cultura, a nuovi modi di vivere insieme. Conto su di voi, scommetto la mia vita ancora una volta sulle vostre
capacità di rialzarvi, di ritrovare fiducia nella vita, intuizioni per programmarvi un futuro di solidarietà e di pace.
Nel formare il mio gruppo di Salesiani ho puntato tutto sui giovani ed è stata una folgorazione vincente. Solo voi giovani avete le potenzialità di trasformare le
vostre conoscenze in sapienza, e di immettere questa sapienza nella vita. Non ripiegatevi su voi stessi, viandanti stanchi e rassegnati, ma interpretate la vostra condizione umana come “avventura
divina”, coinvolgendovi ed integrandovi con tutti i figli di Dio sparsi nel mondo, nella splendida Storia della salvezza.
Siate i nuovi profeti, uomini capaci di indicare nello smarrimento degli spiriti la via da percorrere, nell'incertezza del variabile il nuovo che Dio fa germogliare
nel cuore e nella storia. Il senso della vita, come profezia e come missione, diventa un tesoro immenso per la società.
Non c'è più tempo né spazio per la mediocrità, poiché la tiepidezza e il grigiore spirituale ci stanno forzando a nutrirci degli scarti culturali del nostro tempo.
Non sciupate, cari giovani, la vostra giovinezza vivendola superficialmente, senza bussola e senza energia! Sognate in grande! Fate cose grandi nella vostra vita!
La vita è testimonianza nella misura in cui rende visibile la grandezza di cui è costituita, nella misura in cui vince le paure che la intimidiscono, nella misura in
cui fa risuonare con forza parole vere e sensate. Siate testimoni pronti a rischiare, non perché vi fidate della vostra forza, ma perché sapete fare della debolezza lo strumento affinché appaia
l'agire efficace di Dio. Scendete ai marciapiedi del quotidiano e percorrete le strade della vita ordinaria, dove tanti vostri amici spendono la propria esistenza nella ricerca spesso vana della
felicità. Gridate a loro la vostra voglia di cambiamento.
Siate sentinelle, pronte a lanciare segnali d’amore in grado di suscitare speranza e coraggio di vivere, liberi e lucidi interpreti delle esigenze del Vangelo. Siate
cittadini che spendono un po’ di vita per il bene comune, in spirito solidaristico ed attento alle realtà territoriali.
L’abbandono delle istituzioni può ingenerare scetticismo; la mancanza di padri, quali fari di luce nella notte tempestosa, può lasciarvi senza stella polare che
indichi la rotta, in balia al naufragio drammatico dei più puri sentimenti soffocati dalla corsa al successo, al guadagno personale, al piacere superficiale. Tutte queste sfide rimettono
continuamente in gioco il senso della vita. Trovate il sogno che vi restituisca i valori che aiutano ad andare avanti e danno forza per superare le difficoltà. Non vogliate camminare da soli, ma
piuttosto stando “insieme”, rafforzando il sentimento di responsabilità verso voi stessi e verso gli altri, sviluppando l’attitudine alla solidarietà, che, spezzando l’isolamento, vi irrobustisca
nella ricerca del senso della vita più che del successo.
Promuovete una cultura della solidarietà, coltivate atteggiamenti di servizio disinteressato, aumentando in cuore la consapevolezza della necessità di contrapporsi
alle mille forme di persistente egoismo di cui è affetta la società. Il volontariato è "una scuola di vita, un fattore peculiare di umanizzazione", di apertura ai
valori.
Cari giovani, sapete come mi state a cuore. Vi penso sempre nel Signore e sempre vi penso in quella grande famiglia che è la Chiesa. Per questo mi è caro chiudere
questo mio messaggio con alcuni pensieri che il Papa Benedetto XVI ha espresso in un suo messaggio natalizio. Mi pare che queste sue parole traccino per tutti noi una rotta, un itinerario, un
progetto di vita. elemento
Parlando alla curia vaticana, il Santo Padre si è riferito alla GMG 2011, svoltasi a Madrid, come “una forma nuova, ringiovanita d’essere cristiani”. E proprio di
quella Giornata Mondiale della Gioventù ha voluto sottolineare cinque principali aspetti che hanno caratterizzato l’evento indimenticabile. Possono essere cinque vie per annunciare e testimoniare
Cristo oggi, a un mondo che sembra stanco ed annoiato della proposta cristiana.
Il primo aspetto. La partecipazione di giovani procedenti da tutte le parti del mondo, con diversità di razze, popoli, lingue e culture, ha evidenziato “una nuova
esperienza di cattolicità, della universalità della Chiesa”, che ci fa scoprire che tutti siamo fratelli e sorelle, uniti in una sola famiglia, toccati dall’unico Signore, Gesù, e condividendo
una comune liturgia. Questa non è una idea, bensì una reale esperienza.
Secondo: l’impegno generoso e gioioso di migliaia di volontari ha messo in rilievo questo nuovo modo di essere uomini, di essere cristiani. “Essere per gli altri è
una cosa bella”. La vita e il tempo trovano il loro pieno significato quando vengono donati liberamente, quando non si conservano per sé.
Terzo: l’intenso silenzio alla presenza del Santissimo Sacramento, in atteggiamento di adorazione, è espressione della fede in questa sorgente di spiritualità, che
dà l’energia per la consegna della propria vita. Il Signore Risorto è presente ovunque, ma in modo speciale nell’ Eucaristia.
Quarto: l’accostarsi al Sacramento della Penitenza ha mostrato che, pur essendo stati creati da Dio e quindi destinati a raggiungere la pienezza di vita che viene
dall’Amore, sperimentiamo in noi la forza del male che ci porta all’egoismo nelle più variegate forme. Questa condizione ci rende consapevoli che siamo bisognosi del perdono, perdono che è segno
anche di responsabilità.
Infine: la gioia, che proviene dalla fede, dalla certezza d’essere voluti, accolti, benvoluti, amati da Dio, da Qualcuno che ci dice “è buono che tu ci sia”, da
Qualcuno che ha pensato a noi e a un progetto per noi.
In sintesi, la “nuova evangelizzazione” è un appello a essere insieme, a essere per gli altri, ad adorare Dio, ad ottenere il suo perdono, ad affidarci al suo amore.
Ecco la strada che apre alla gioia.
Un saluto pieno di affetto, miei cari amici! Mentre pensate a Me, sappiate che anch’ io penso a voi. Vi porto nel cuore, il luogo dove ospito le persone più care. Mi
ricordo di voi e vi sostengo con la mia preghiera presso Gesù, perché siate sua immagine, facendo della vostra vita un dono. Solo così incontrerete la felicità, la gioia di un sogno che,
spalancandovi al Mistero di Dio, vi permetterà di navigare verso acque limpide e profonde, verso quella pienezza di potenzialità che Dio da sempre ha seminato nei nostri cuori.
Con l’amore di un padre.
Roma, 31 gennaio 2012
Il vostro don Bosco
lun
30
gen
2012
Domani celebreremo la festa di San Giovanni Bosco in tutto il mondo; andiamo a vedere da vicino come si vivrà questa festa nell'Italia centrale!
Seguono le locandine trasmesse dalle Case Salesiane dell'Italia centrale sulla nostra pagina di Facebook "Spazio MGS"!
Attendiamo ulteriori vostre segnalazioni, comunicateci quanto di bello avete vissuto in questi giorni o vi apprestate a vivere nelle vostre Case!
mer
04
gen
2012
Sai Cantare? Ti piace Scrivere Testi? Hai un Gruppo Musicale? La Musica è la tua passione? Nulla di tutto ciò ma ci vuoi provare lo stesso?
Partecipa! Attendiamo con ansia il Nuovo Inno Forum!
Dopo Roma e Firenze Loreto ci attende più carichi di sempre!
In palio un'arrangiamento e una registrazione professionale dell'Inno e n°1 Borsa di studio presso la Hope Music School di Roma dal 18 al 26 Febbraio 2012
Non perdere questa occasione!
SCARICA il Regolamento
mer
16
nov
2011
Gentilissimi,
sono don Paolo Galdiero referente per la regione Liguria dell'animazione missionaria dell'ICC.
Con alcuni di voi ci siamo conosciuti all'assemblea del MGS, con altri, impegnati nell'animazione
missionaria, ci siamo visti in diverse occasioni di animazione.
! Per noi della Liguria parlare di missioni significa aprire lo sguardo al cuore di don Bosco, ai suoi
sogni, al suo desiderio di "partire" lui stesso: "Vorrei accompagnarvi io stesso, ma quello che non posso fare
io, lo faranno queste Costituzioni. Custoditele come preziosissimo tesoro!».(cfr. Don Rua, L 1.12.1909) Da
Genova, nel 1875 parte la realizzazione del sogno missionario di Don Bosco. Il desiderio di Don Bosco e la
sua memoria storica aprono la nostra regione verso un orizzonte di mondialità, un orizzonte missionario!
Un cuore dilatato, un cuore che diventa poi capace di aprirsi ad una lettura nuova della realtà, una lettura evangelica, riappropriandoci della scelta ecclesiale e salesiana della opzione
preferenziale per i più poveri! Probabilmente la nostra regione non ha mai abbandonato la sensibilità missionaria e l'opzione preferenziale per i più poveri, ma ultimamente il cambio di struttura
ispettoriale, i cambiamenti di personale,...hanno fatto traballare il cammino di alcuni interessi e impegni come quello missionario. É necessario riguadagnare un cammino comune per offrire ai
giovani delle nostre scuole, degli oratori delle parrocchie l'opportunità di dare delle risposte all'istanza dei più poveri, alle migrazioni, ai sud del mondo, all’istanza dell'intercultura,
della cittadinanza attiva e globale, del volontariato, dell'unità e dello sviluppo dei popoli...! I giovani nutrono interessi come quelli elencati, hanno bisogno di vedere che le comunità
educative, le comunità cristiane sono capaci di prendersi a cuore queste istanze e farne una lettura evangelica condividendo con tutta la comunità umana sogni e progetti. Rimanere immobili o
svolgere unicamente qualche raccolta fondi significherebbe che le uniche risposte verrebbero dal capitalismo, dal liberismo o delle varie forme di materialismo ancora presenti nella nostra
società. Risposte che nutrono anche la sensibilità e diventano cultura dei nostri ragazzi.
Come procedere? Attraverso quali tappe? Suggerisco alcuni elementi.
Ascolto
È un tempo per recuperare le storie, per ascoltare il tanto lavoro svolto in questi anni, le sensibilità maturate, i sogni e le attenzioni alle povertà...sia quelle che incontriamo
quotidianamente, sia quelle
"lontane".
Passione
Recuperare passione per l'opzione preferenziale per i più poveri. Non c'è un alternativa. Per noi salesiani non c'è una seconda opzione. É quella di Don Bosco! E bisogna avere il coraggio di
rileggere Don Bosco e vedere come la scelta per i più poveri é maturata in lui.
Viaggio
Ipotizzare di rimettersi in viaggio e far rimettere in viaggio i nostri giovani con un nuovo cammino. Rimettere sulla strada i nostri giovani significa fargli compiere dei viaggi di scelta e di
maturazione, capaci di ascoltare i loro racconti al rientro, ipotizzare dei gruppi e dei percorsi di rientro...
Gruppo
Ipotizzare un gruppo per ogni nostra opera, che si muove tra il gruppo d'interesse e quello apostolico, un gruppo di appassionati per una giustizia per tutti, di diritti, di poveri...che cercano
di far maturare all'interno della comunità questa sensibilità. É anche un gruppo che fa raccolte fondi, ma non può essere prioritario. Si nutre di pace, giustizia, uguaglianza, passione per i
regno, beatitudine...
Coordinamento
Costituire un coordinamento, così come indica il direttorio dell'ICC. Cioè un gruppo di persone che comunitariamente possa mettere in atto strategie per sostenere il lavoro delle singole casa
salesiane. Un lavoro che promuova la formazione di processi (vedi scuola di mondialità, o corso di preparazione all'esperienza estiva...) ricerca e studio, nuove idee, progetti intorno
all'animazione missionaria, proposte di stili di vita...
In questo senso convoco un'assemblea dove tutte le persone interessate a questa sensibilità, da tutte le case della Liguria possano intervenire per cominciare a camminare con due obiettivi:
1. Raccogliere l'esistente
2. Progettare insieme
3. Costituire un Equipe Territoriale Missionaria (costituita possibilemte da rappresentanti delle varie opere salesiane)
4. L’animazione missionaria e Movimento Giovanile Salesiano
Invito dunque direttori, incaricati di oratorio, parroci, coordinatori pastorali di scuole cfp, animatori di gruppi missionari e tutti quelli interessati a partecipare:
venerdì 25 novembre ore 18.00 presso i locali dell’Oratorio Centro Giovanile Genova Sampierdarena.
Ti chiedo di fornirmi darmi un riscontro attraverso i contatti che ti lascio.
! ! ! ! ! ! ! !
grazie della tua attenzione
dPaolo Galdiero
_______________________________
Paolo Galdiero
cell: 3932811078
mail: giovaneprovveduto@gmail.com
ven
28
ott
2011
Carissimo/a amico/a, è passato ormai un mese dalla stupenda esperienza della GMG a Madrid. Nei nostri occhi, come nei tuoi, scorrono ancora le immagini di moltitudini di giovani che hanno vissuto un'esperienza unica di incontro con Cristo e risuonano le parole del Papa. Per noi del Movimento Giovanile Salesiano, poi, questa GMG è stata ancora più speciale!
La giornata del 17 agosto ad Atocha ha allargato gli orizzonti di un movimento che è mondiale e che in quel cortile ha espresso tutta la sua forza nella preghiera come nella festa, nel silenzio come nella musica. Quello stesso cortile ha poi accolto due giorni dopo l'incontro del MGS Italia, per la prima volta tutto insieme. Tante provenienze, tante ispettorie, tante inflessioni dialettali, ma un'unica voglia di stare insieme nel nome di don Bosco. È stato un momento che ha segnato la storia del nostro movimento, battezzato da presenze importanti e da parole forti, come quelle di don Frisoli e del Rettor Maggiore. Abbiamo capito e toccato con mano che insieme siamo una forza e possiamo dare vita in maniera più energica al sogno di don Bosco. "Noi siamo don Bosco oggi" ci ha ripetutto più volte la Madre Generale. La GMG di Madrid è un cammino dal quale non si può tornare indietro e traccia una strada in cui anche tu sei coinvolto per portare agli altri quello che hai vissuto, come ci ha richiamato Benedetto XVI. Ti ringraziamo per avere dato vita, insieme a tutti gli altri 1537 italiani del MGS, al desiderio di essere tutti un corpo solo. Hai preso parte ad un'esperienza da lungo tempo voluta, desiderata e preparata. Con un'ottantina di giovani come te abbiamo lavorato per un anno intero in tutta Italia per preparare liturgie, animazioni, formazione, logistica, segreteria (a loro va il nostro grazie più grande). Certo non sarà mancata qualche difficoltà o qualche scomodità, ma la gioia che abbiamo visto negli occhi di ciascuno di voi è stata un dono più grande di tutti gli imprevisti. Volevamo condividere con te queste riflessioni, questi pensieri ancora emozionati. Vogliamo affidare a te, insieme a tutti gli altri, il cammino del MGS Italia affinché questo sogno continui. Vogliamo affidartelo nella preghiera e anche nell'azione.
Vogliamo che tu ti prenda a cuore questo sogno. Vogliamo tenerci in contatto attraverso due mezzi semplici ma che grazie al contributo di ciascuno si stanno riempiendo di significato:
Iscriviti alla pagina facebook: http://www.facebook.com/mgsitalia Visita il sito: http://www.mgsitalia.it/
Il Movimento Giovanile Salesiano è una storia che continua perché vissuta da giovani con il cuore di don Bosco!
Buon viaggio insieme.
Emanuele, Chiara, Marco, Giorgia, Ivana,
don Luigi, Sr Giuseppina, Marco, Orazio
cioè la Segreteria Nazionale "allargata" per la GMG!
dom
03
lug
2011
Luglio 1846 - Don Bosco giace in una stanzetta, più bianco delle lenzuola. “Infiammazione polmonare violenta". Margherita cava la corona del Rosario e un grosso fazzoletto dalla tasca della veste. Con la destra asciuga a Giovanni il sudore, con la sinistra sgrana il Rosario, e ogni tanto dice: “Madonna santa, l’ho consacrato a te. Non farmelo morire”.
Presto si accorge di non essere sola a pregare. I poveri ragazzi dell’Oratorio si stanno passando la notizia:
“Don Bosco sta morendo!”. E alla sera Mamma Margherita vede arrivare gruppi di ragazzi miseri. Hanno ancora gli abiti imbrattati dal lavoro. Li vede piangere, pregare con le parole dei poveri: “Signore, non fatelo morire. Se muore, chi penserà a noi?”.
Mamma Margherita capisce il bene grande che suo figlio sta facendo.
Più la sera avanza, più ragazzi si affollano alla porta. Don Bosco li sente, e prega sua madre di aprire le porte. “Almeno – dice – morirò assistito da voi”.
Margherita vede in un istante il letto di suo figlio assiepato di ragazzi. I più piccolini si alzano sulla punta dei piedi e dicono: “Don Bosco, sono qui!”.
La Madonna ascoltò quei ragazzi e la mamma di Don Bosco. Nelle sue Memorie egli scrisse: «Era un sabato sera, e si credeva quella notte essere l’ultima di mia vita. Invece presi sonno. Quando mi svegliai ero fuori pericolo».
Margherita vide scoppiare la gioia tra quei ragazzi come un fuoco di artificio.
In questo momento tutto il movimento giovanile dell' Italia Centrale è unito nella preghiera. Forza dFla!
mar
01
feb
2011
Vorrei farvi conoscere, Cari Giovani, ciò che mi ha fatto capire, in maniera ogni giorno più profonda, il senso della mia vita. Questo, per me, è scaturito ed ha trovato sviluppo attraverso l’incontro con una persona “viva”...
Carissimi Giovani,
vi saluto e vi confido la mia immensa gioia nell’inviarvi questo messaggio. Sono parole e sentimenti che raccolgo davanti al Signore Gesù, Buon Pastore. Al suo cuore misericordioso chiedo che illumini la vostra mente, riscaldi il vostro cuore e riempia di senso e dinamismo la vostra vita.
Ogni giorno vi porto nel cuore e prego incessantemente per voi; sì, prego per voi, perché rimanere unito a Cristo e donarmi totalmente a voi è l’orientamento profondo della mia vita. In questo senso prego sempre per voi e quando, visitando le case salesiane sparse nel mondo, incontro i vostri volti, gioisco e benedico il Signore.
Nei vostri occhi luminosi e gioiosi leggo una grande voglia di vivere e un desiderio nascosto di fare della vostra vita qualcosa di bello. Naturalmente vi ponete la domanda: che cosa e come fare? Mi colpisce come molti di voi siano ancora incerti e confusi; e so molto bene che non vi aspettate certo qualcosa da teorie e programmi. Per rispondere alla vostra domanda, allora, non posso fare altro che parlarvi con il cuore del nostro padre Don Bosco. È lui che ora vi parla attraverso di me, è lui che si prende cura della vostra vita presente e di quella futura, perché vi vuole felici su questa terra e per sempre.
Vorrei farvi conoscere, Cari Giovani, ciò che mi ha fatto capire, in maniera ogni giorno più profonda, il senso della mia vita. Questo, per me, è scaturito ed ha trovato sviluppo attraverso l’incontro con una persona “viva”.
Questa è stata per me, anzitutto, mia mamma Margherita. Quando contemplavamo insieme un bel campo di grano maturo, ella mi diceva: «Ringraziamo il Signore, Giovannino. Egli è stato buono con noi. Ci ha dato il pane quotidiano». Dopo aver raccontato a lei il sogno che avrebbe segnato la mia vita, con l’intuizione che solo il cuore di una madre può percepire, esclamò: «Chissà che non abbia a diventare prete». Parole semplici, che mi facevano capire che Dio mi aveva sognato, che Dio aveva per me un sogno da realizzare, un disegno, un progetto meraviglioso, una storia d’amore che misteriosamente e silenziosamente stava tessendo dentro di me: consegnare la mia vita ai giovani, per loro e con loro. Tutto questo mi faceva sognare in grande.
Il senso religioso della vita mia mamma non me lo insegnava soltanto a parole, ma anche e soprattutto con i suoi esempi, come quando, svegliata dai vicini in piena notte, per soccorrere un malato grave, si alzava e in tutta fretta correva a portare il suo aiuto. La stessa prontezza e lo stesso amore mostrava quando al mendicante che bussava alla porta, non negava mai un pezzo di pane o una minestra calda. Ho appreso così che non basta sognare, ma che bisogna pagare un prezzo perché i sogni diventino realtà. Da lei ho imparato i gesti della religiosità semplice, l’abitudine alla preghiera, al compimento del dovere, al sacrificio. La sua presenza amorosa mi ricordava che la vita è il dono più prezioso che Dio ci ha donato e che dobbiamo ridargliela ricca di frutti e di opere buone.
Lungo la mia vita, soprattutto quando dovevo prendere decisioni importanti, ho incontrato altre persone, illuminate dallo Spirito, che mi hanno aiutato a capire che la vita è vocazione e impegno di donazione, e mi hanno guidato nell’ascolto della chiamata del Signore e nell’accoglienza della missione che Egli mi affidava. Questa esperienza personale mi ha fortemente convinto dell’importanza, per i giovani, di trovare un ambiente dove si respirano e si vivono i grandi valori umani e cristiani, come pure l’importanza di incontrare adulti significativi, delle guide spirituali capaci di incarnare i valori che proclamano, presentandosi come testimoni credibili e modelli di vita. All’oratorio di Valdocco, il clima di famiglia che avevo creato non era quello di una serra calda, di un nido, dove i timidi e i freddolosi potessero sentirsi a loro agio, senza liberarsi della loro visione ristretta della vita.
No! Valdocco era un laboratorio dove si elaborava cultura vocazionale. Io guidavo i miei figli alla loro reale maturazione di uomini e di cristiani secondo lo spirito di libertà del vangelo, facendo in modo che diventassero “persone-per-gli-altri”. Le vigorose personalità cresciute a Valdocco ne sono la prova: da Domenico Savio a Michele Magone fino ai pionieri missionari: Cagliero, Lasagna, Costamagna, Fagnano; e poi Rua, Albera e Rinaldi, miei primi successori, e tante altre figure di alto rilievo, sacerdoti e salesiani coadiutori, religiosi e laici impegnati nella società e nella Chiesa. Si respirava un’aria vocazionale, un desiderio di fare della vita un dono grande alla Chiesa e alla società. Dopo di me molti altri salesiani e laici della Famiglia Salesiana hanno fatto questa stessa esperienza nelle loro case.
Anche voi, giovani, potete incontrare persone di riferimento in famiglia o nell’ambiente che vi circonda. Ci sono persone stupende, ricche umanamente e capaci di vivere e testimoniare una profonda spiritualità. Ad esse voi potete guardare come modelli concreti per la vostra vita. Sono sacerdoti, persone consacrate, laici e laiche che vivono con gioia la pienezza del battesimo. Guidati dallo Spirito e in ascolto della Parola di Dio, sono stati capaci di sviluppare la loro vita cristiana fino a fare delle scelte di vita coraggiose ed impegnative. Sono diventati così testimoni autentici di Cristo nella Chiesa e nella società.
Queste persone sono, per voi, un po’ come Giovanni Battista, testimoni e mediatori dell’incontro con Gesù.Il Battista infatti additò Gesù di Nazareth ai suoi discepoli come Colui che poteva appagare i desideri più profondi del loro cuore, Colui che poteva riempire di senso e di gioia la loro vita, colui che era veramente “la via, la verità e la vita”. I testimoni di oggi, quelli che incontriamo nel nostro cammino, sono “i nostri Giovanni Battista”. Coloro che, ancora una volta, ci indicano il Signore della Vita!
Accade così che non solo il cammino dei credenti, ma la vita di ogni uomo incrocia in un preciso momento il volto e lo sguardo di Gesù e questo incontro può essere decisivo. Dall’incontro con Gesù di quei primi discepoli sino ad oggi, l’invito ha “catturato” molti giovani, uomini e donne. «Abbiamo trovato il Messia» testimonierà Andrea a suo fratello Simone. «Abbiamo trovato Colui del quale hanno scritto Mosè e i profeti, Gesù di Nazareth», confesserà Filippo a Natanaele. «Da chi andremo? Solo Tu hai parole di vita eterna» gli dirà Pietro. Per tutti è stato, è e sarà un incontro che segna tutta la vita. Uno dei discepoli di Giovanni ricorda addirittura l’istante preciso dell’incontro con Gesù: «Erano circa le quattro del pomeriggio».
A voi, come a loro, Gesù rivolge la domanda di fondo: «Che cercate?», o ancora meglio «Chi cercate?». Si rimane vincolati da questa domanda che, penetrando il cuore, va a scandagliare le profondità della nostra esistenza: non si può sfuggire o rimanere indifferenti. Il mistero della grazia, poi, muove i nostri atteggiamenti facendoci mendicanti di risposta: «Maestro, dove abiti?». «Venite e vedrete», è la risposta di Gesù. Ed essi andarono, videro dove abitava e quel giorno rimasero con lui. Un incontro, un rapporto personale di amicizia che riempie il cuore e trasforma la vita, oggi come allora. Tutti coloro che lo incontrano, che lo seguono vengono fortemente colpiti dalla profondità e dalla pienezza della sua vita. Una vita che è stata e rimane per sempre il modello di una vocazione vissuta con assoluta fedeltà a Dio e agli uomini.
Quando vi chiedete, cari giovani, «cosa fare per dare un senso pieno alla vita?», guardate a quell’Uomo che ci ha amati fino a consegnare totalmente se stesso per noi. È Lui il modello di ogni progetto di vita e la risposta fedele e piena ad ogni vocazione, perché è un Uomo intensamente unificato attorno ad un punto focale. In Lui tutto – ogni energia fisica, psichica, intellettuale, affettiva, volitiva – è concentrato attorno ad un nucleo che attira ed armonizza tutto ciò che Egli ha e tutto ciò che Egli è. Non è un “uomo farfalla” che si muove costantemente da un fiore all’altro nella ricerca di una bellezza effimera, ma è un “uomo roccia”, solidamente ancorato a un punto centrale di radicamento che unifica e armonizza la sua vita con la volontà del Padre, che orienta ogni suo gesto e ogni sua parola, che riempie la sua azione e la sua preghiera. Questo punto unificante attorno al quale si concentra tutta la sua persona è il suo grande sogno, un progetto di vasto respiro, la sua vocazione.
Una delle parabole da lui raccontate, quella dell’uomo che, mentre sta arando un campo, trova un tesoro e vende tutto ciò che ha per potersene impadronire, descrive molto bene la sua condizione personale: davvero quel sogno gli ha rapito il cuore perché, come egli stesso dice: “là dove è il tuo tesoro ivi è il cuore”.
Gesù vive con autentica passione la sua dedizione al sogno che porta nel cuore: la predicazione e la costruzione del Regno di suo Padre, che vuole che tutti gli uomini siano salvi e raggiungano la pienezza di vita. La sua non è un’esistenza vissuta nel qualunquismo o nell’indolenza. È invece un’esistenza vissuta con intensità incontenibile. È una vita piena di slancio e di dinamismo. Le sue parole non lasciano dubbi: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso!». L’immagine del fuoco è molto espressiva, e dice dell’ardore con cui Egli persegue la causa che ha abbracciato.
Questo fuoco è lo Spirito Santo che ci fa nuovi, prima di tutto nella preghiera. Il frutto dello Spirito Santo è l’amore che si manifesta nella pace dentro di noi, nella gioia del nostro ambiente e nel dinamismo della nostra vita. Rinnovati dallo Spirito, diventiamo persone realizzate: pazienti, fedeli, impegnate.
Questo stesso fuoco, cari giovani, deve riscaldare il vostro cuore, oggi.
Non potete rassegnarvi a vivere la vostra vita come se fosse un semplice ciclo biologico (nascere, crescere, riprodursi e morire); non potete impostare la vostra esistenza come una vita priva di energia, anemica, senza passione nei riguardi di Dio e del prossimo. Non potete sprecare la vostra vita riducendovi al ruolo di consumatori e spettatori. Voi siete chiamati a diventare protagonisti nella società e nella Chiesa: «voi siete il sale della terra e la luce del mondo», direbbe Gesù.
La decisione di seguire Gesù in modo radicale si gioca tutta sulla scommessa di potersi innamorare di Dio e spendersi per l’uomo, specialmente il più povero e abbandonato.
Sì, cari giovani! “Oggi” Dio ha bisogno di voi per “rifare” il mondo. Ogni uomo, ogni donna ha un sogno per cui vivere e di cui parlare. Io, mosso dallo Spirito di Gesù, ho sempre coltivato ed ancor oggi coltivo il mio sogno: un vasto movimento di adulti e giovani che sia profezia di questo nuovo mondo. Un mondo in cui ogni uomo possa ottenere giustizia. Un mondo in cui al centro ci siano i “piccoli”, gli ultimi. Un mondo in cui le persone siano, fra loro, fratelli e sorelle. Questo nuovo mondo può prendere forma, farsi reale, se seguite Gesù, se prendete a cuore le sue parole e realizzate così il sogno di Dio.
Tutti insieme possiamo dare vita ad un grande Movimento Salesiano teso ad aiutare i giovani, soprattutto i più poveri ed in difficoltà, progettando il presente e il futuro, puntando ad obiettivi importanti per il rinnovamento di noi stessi e degli altri, contribuendo in maniera significativa al cambiamento del mondo e della storia. La Famiglia Salesiana vuole assumere questo impegno come una vocazione e una missione speciale. E voi, cari giovani, in questa Famiglia dovete sentirvi a casa vostra, sapendo che siete la gioia e il frutto più maturo del nostro lavoro.
Nella Chiesa e nella Famiglia Salesiana ci sono diverse vocazioni, ma sempre l’opera educatrice ed evangelizzatrice, alla quale siamo chiamati, affonda le sue radici nella profondità e nella tenerezza dell’amore di Dio, giunge a noi attraverso l’amore di dedizione di Cristo e si trasmette all’umanità attraverso la totale dedizione ad altri uomini e donne. La vocazione non è mai una fuga da una realtà ostile, percepita come difficile o deludente, e neppure una scelta che abbia come primo obiettivo l’efficacia apostolica, ma è piuttosto un cammino d’amore che porta verso l’Amore. E dall’esperienza fondamentale di un amore che si pone come unico ed esclusivo, scaturisce un modo nuovo di vedere ed affrontare la realtà. Il cuore purificato dalla donazione a Dio e dallo Spirito Santo, diventa capace di leggere l’interna bellezza di ogni creatura e di amarla disinteressatamente. È la misericordia stessa di Dio che si impadronisce del cuore umano e si prende cura di ogni dolore, di ogni debolezza.
Io prego per voi, Cari Giovani, perché ancora oggi molti di voi si lascino sedurre, affascinare da Dio a tal punto da donarsi totalmente a Lui. Se vi mettete a servizio dell’Amore non vi mancheranno gioie profonde. Sono le gioie della fecondità che viene dalla intimità con Dio e dalla fatica dell’operaio che vive solo per la causa del Regno.
Prego anche per i miei figli diletti, i Salesiani, perché possano vivere con gioia e fedeltà la grande avventura della paternità spirituale. Possano essere le vostre guide competenti nella ricerca di senso e nell’elaborazione del vostro progetto di vita; fratelli sinceri che si fanno vostri compagni di viaggio e vi spezzano la Parola di Dio che dà vita, illumina, conforta nel faticoso cammino. La Parola che apre alla preghiera e riaccende il fuoco segreto che portiamo nel cuore. Senza questa capacità contemplativa la nostra vita spirituale e apostolica non regge. Siate, Cari Salesiani, guide illuminate per coloro che chiedono una direzione spirituale e che praticano la vita sacramentale ed ecclesiale; maestri sapienti e pazienti per chi si impegna nella ricerca della propria vocazione.
Prego, in particolare, perché lo Spirito Santo susciti operai zelanti, creativi, capaci di andare incontro a tutti quei giovani che oggi non bussano più alle porte della Chiesa. Si tratta di giovani che, sulla loro strada verso la stella, vorrebbero incontrare dei magi piuttosto che gli scribi di Gerusalemme; giovani che non ci chiedono ancora che cosa bisogna credere, ma piuttosto che cosa significa credere. Per tutto questo è necessario un vero cambio di prospettiva pastorale.
Carissimi Giovani e amatissimi Salesiani, poniamo sotto lo sguardo materno di Maria la nostra vita come vocazione e la nostra missione educativa. Maria è stata Colei che si è fatta discepola del Signore, in ascolto continuo, nel cuore e nella vita, della Parola di Dio. È stata Colei che ha risposto alla chiamata di Dio con il dono totale, coraggioso e libero, di se stessa: «Ecco la serva del Signore». Da Lei, donna nuova, maestra di fede e di stupore, la Famiglia Salesiana impara ad essere discepola del Signore e “Madre”, che, nell’amore, genera ed educa i giovani alla donazione generosa della propria vita per raggiungerne la pienezza.
lun
31
gen
2011
Oggi è la festa del nostro “Padre Maestro e Amico San Giovanni Bosco”! Vogliamo augurarvi di vivere questa giornata col cuore puro e colmo di allegria, uniti in Gesù Eucaristia e impegnati nel vostro studio e lavoro quotidiano, riconoscendo la bellezza dell’APPARTENENZA al MGS e ricordando l’incontro fatto 1-2-3… 10… anni fa! Un incontro che ha cambiato la nostra vita e che ti porta a Gesù. Vicini nella preghiera per crescere insieme, giovani, salesiani e salesiane sulle orme di d. Bosco verso la santità. BUONA FESTA!
… E intanto una domanda per voi, per condividere con chi conosci e chi no, un pezzettino di strada: dove hai incontrato don Bosco per la prima volta? Quale il suo dono più grande? (clicca qui per il commento)