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Esercizi spirituali per i giovani del MGS d’Europa

Dal 23 al 28 aprile, nell’ottava di Pasqua, Colle Don Bosco ci ha accolto a braccia aperte. Eravamo 30 giovani del Movimento Giovanile Salesiano provenienti da 9 stati europei (Austria, Spagna, Croazia, Irlanda, Italia, Lituania, Malta Slovacchia e Ungheria), riuniti per la prima volta in un’esperienza spirituale in lingua inglese.

Don Fabio Attard, Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile ha guidato gli esercizi spirituali, animati da don Lytton Quadros, con la presenza di don Luca Barone, Direttore della comunità, di don Cyril Odia e di suor Loyla Neli e di suor Celine Rajendran.

Le 4 lectio divine delle mattine e le 4 “lectio salesiane” del pomeriggio hanno orientato la profonda riflessione personale e comunitaria, svolta in silenzio ma anche in condivisione e comunione. Il poter percorrere insieme i sentieri di Don Bosco, Mamma Margherita e Domenico Savio ha reso le giornate ancora più speciali.

Insieme abbiamo riflettuto su Gesù che ci chiama per nome e ci aspetta, si siede al nostro fianco, sa e conosce, anche se non interviene e ci lascia liberi. Gesù è paziente. Perché noi no? Be humble, strong and energetic! Accettiamo le sfide con lo stesso coraggio e forza con cui lo fecero Don Bosco e Mamma Margherita, che mantennero una solida e profonda fiducia in Dio. Impariamo la pedagogia dell’amore in un impegno di onestà e devozione. Siamo chiamati ad obbedire non perché capiamo ma perché crediamo. E credendo, dobbiamo lasciare che Dio sia il centro della nostra vita.

L’ultima giornata si è concentrata sull’identità spirituale dei giovani salesiani, chiamati ad essere una comunità educativa ma anche pastorale. Don Fabio ci ha ricordato che non siamo chiamati a fare ma ad essere. E l’essere poi si esprime nel fare, ciascuno al meglio delle proprie possibilità. L’incontro con i giovani è l’opportunità che ciascuno di noi ha di testimoniare con gioia l’ottimismo della Pasqua. Non dobbiamo avere paura né vergogna. Solo coraggio e fede. Le difficoltà fanno e faranno parte della sfida, come lo è stato per Don Bosco stesso, fin dal principio della sua missione. Ma siamo chiamati ad accettare la responsabilità, a sentirci protagonisti e a condividere il dono dell’amore di Dio, moltiplicando il carisma salesiano. Ed è la vita quotidiana il luogo in cui incontrare Dio. Siamo chiamati a percorrere la scala della santità ogni giorno e a pianificare il nostro cammino spirituale di crescita, scoprendo la nostra vocazione in una relazione amicale e personale con Dio. Perché la santità, come fu per Domenico Savio, è una questione di stoffa e di sartoria. La santità è la via per riconoscere l’immenso amore che Dio ha per noi.

E vedere che altri giovani, con la stessa energia, testimoniano l’amore di Dio in altre città d’Europa, ti fa capire non solo quanto è grande l’amore di Dio, non solo quanto è grande la missione di don Bosco, ma anche che ovunque tu vai troverai una casa pronta ad accoglierti a braccia aperte, al ritmo festoso di un hukulele, di un cajon o anche nel silenzio… perché il silenzio è dove Dio non è silente.

 

 

 

 

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