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  • Campo Base 2 2026 - Dal servizio all'affettività: piccoli passi di crescita

    Ecco la testimonianza di Irene, giovane partecipante al Campo Base 2, che si è svolto a Col di Nava dal 28 giugno al 05 luglio! Vincere le paure iniziali Il Campo Base per me è stata una vera e propria avventura. Prima di partire non sapevo bene cosa aspettarmi, non avevo idea di quali attività avremmo svolto e, soprattutto, partivo completamente da sola dal mio oratorio. All'inizio ero un po' emozionata e anche preoccupata, perché non è semplice affrontare un'esperienza nuova senza conoscere bene le persone che si incontreranno. Per fortuna, grazie ai Gruppi di Ricerca, conoscevo già alcuni ragazzi con cui avevo avuto modo di condividere altre esperienze e con i quali avevo stretto una forte amicizia. Sapere che ci sarebbero stati anche loro mi ha dato molta tranquillità e mi ha aiutata ad affrontare con entusiasmo questa nuova esperienza. Incontro, comunità e voglia di servire Appena sono arrivata al campo ho iniziato subito a fare amicizia con tanti ragazzi provenienti da diverse parti d'Italia. È stato davvero bello conoscere persone così diverse tra loro, ognuna con la propria storia, le proprie esperienze e una realtà di vita differente dalla mia. Nonostante le differenze ci accomunava qualcosa di molto importante: il desiderio di essere presenti e attivi nelle nostre comunità, di metterci al servizio degli altri, di aiutare chi ci sta vicino e di fare del bene nel nostro piccolo. Questo mi ha fatto capire quanto sia bello sentirsi parte di una comunità più grande, nella quale ciascuno può dare il proprio contributo. La formazione e la riflessione sull'affettività Durante le varie giornate abbiamo vissuto molti momenti di formazione che mi hanno fatto riflettere su aspetti dell'animazione, della fede e della vita quotidiana ai quali non avevo mai dedicato abbastanza attenzione. Ogni incontro mi ha lasciato qualcosa di prezioso e mi ha permesso di guardare alcune situazioni da un punto di vista diverso. Tra tutti gli argomenti affrontati, quello che mi è rimasto maggiormente nel cuore è stato il momento dedicato all'affettività. Siamo partiti leggendo il brano della guarigione dell'emorroissa, tratto dal Vangelo secondo Marco. Dopo averlo letto insieme lo abbiamo analizzato, cercando di coglierne il significato più profondo. Da quel passo è nata una riflessione sul fatto che alcune ferite interiori possano continuare a farci soffrire anche dopo anni. Abbiamo parlato di come il percorso di guarigione richieda tempo, coraggio e fiducia, e di come non dipenda soltanto dalle nostre forze, ma anche dalla fede e dall'affidarci a Dio. È stato un momento che mi ha fatto riflettere molto e che porterò con me ancora a lungo. La camminata in montagna: affrontare le difficoltà insieme Uno dei giorni abbiamo affrontato anche una passeggiata in montagna, che per me è stata un vero e proprio "Viaggio della Speranza", dato che non sono abituata a camminare in montagna. Non saprei dire quanti chilometri abbiamo percorso né quale fosse il dislivello, ma ricordo bene che, nonostante la fatica, il tempo è passato molto più velocemente di quanto immaginassi. Camminare insieme agli altri, parlare, scherzare e incoraggiarsi a vicenda ha reso tutto più leggero. Quell'esperienza mi ha fatto capire che, quando si affrontano le difficoltà insieme, anche gli ostacoli sembrano meno pesanti. Inoltre, è stata un'occasione preziosa per rafforzare i legami già esistenti e crearne di nuovi, conoscendo meglio le persone che avevo accanto. Un bagaglio di crescita e nuove consapevolezze Ripensando a quei giorni, posso dire che il Campo Base è stato molto più di una semplice esperienza formativa. È stato un momento di crescita personale, di condivisione e d'incontro con persone che mi hanno lasciato qualcosa di importante. Sono tornata a casa con nuovi amici, tanti ricordi, nuove consapevolezze e una maggiore voglia di mettermi in gioco nella mia comunità. È stata un'esperienza che porterò nel cuore e che mi ha arricchita sia dal punto di vista umano sia da quello spirituale.

  • Campo Base 1 2026 - Parte viva del progetto educativo di don Bosco

    Il Campo Base rappresenta il primo passo verso la formazione come animatori salesiani. Il primo turno del Campo Base MGS Italia Centrale si è svolto ad Arcinazzo dal 14 al 21 giugno. Ecco la testimonianza di una delle partecipanti! L'esperienza del primo turno ad Arcinazzo Durante questa settimana non veniamo formati soltanto per diventare animatori, ma per imparare a conoscerci meglio, approfondire la nostra fede e approfondire il dialogo con Dio. È un’opportunità unica per incontrare persone che condividono i nostri stessi ideali e per stringere legami profondi e autentici. Formazione, laboratori e il valore dell'affettività Al mattino ci si dedica ai momenti di formazione, riflettendo sulla figura dell’animatore, sulla conoscenza di sé e sull'importanza del Sistema Preventivo. Al pomeriggio si svolgono i laboratori di accoglienza e assistenza, giochi e tecniche di animazione. Un momento particolarmente significativo è la formazione e il laboratorio sull'affettività: un momento fondamentale e uno dei primi approcci verso un'educazione più consapevole, capace di dare centralità al cuore e di toccarci nel profondo. Preghiera, condivisione e crescita personale Tutte le giornate sono contornate e custodite da momenti conviviali come i pasti e il tempo libero, e da spazi dedicati alla preghiera. Durante l'esperienza mi sono sentita parte viva del progetto educativo di Don Bosco, ciò mi ha dato la possibilità di sentirmi amata e di cogliere al meglio le numerose opportunità che si sono presentate lungo la strada. Ero partita con l'idea di vivere al massimo ogni singolo momento e di accogliere tutte le occasioni formative; quando poi sono entrata nel vivo dell'esperienza, ho potuto fare tesoro di molto altro, accrescendo la consapevolezza di me stessa e imparando che tutti ti possono insegnare qualcosa, in qualsiasi momento del tuo percorso.

  • Consulta MGS IC in cammino sinodale per dire ad ogni giovane: “Ragazzo, dico a te, Alzati!”

    Durante l'ultimo weekend del mese mariano si è svolta la consulta MGS IC, una tappa significativa del percorso sinodale che il Movimento Giovanile Salesiano dell’Italia Centrale ha iniziato a settembre 2025. Un numeroso gruppo di persone si è radunato all' Istituto Salesiano "Teresa Gerini", in rappresentanza di tante realtà del nostro territorio. Il Cammino Sinodale e le Scelte Future I partecipanti hanno lavorato intensamente per portare a compimento un altro importante passo di un percorso basato sull’ascolto e sul discernimento. L'obiettivo fondamentale di queste giornate è stato quello di orientare in modo concreto le future scelte educativo-pastorali all’interno dei diversi livelli in cui si articola il MGS: territoriale, zonale e locale. Il confronto attivo ha permesso di tracciare linee guida condivise, capaci di rispondere con efficacia alle sfide educative contemporanee. Una Testimonianza di Comunione A dare voce al significato più profondo di queste giornate sono le parole di un giovane partecipante, che ha descritto l’esperienza come una grande Grazia ricevuta: «Vivere questo momento di forte comunione, interamente animata dal carisma salesiano, è stato un dono immenso. Non avevo mai partecipato ad attività simili all'interno del MGS». Per i ragazzi presenti, la Consulta ha rappresentato un'occasione unica di crescita spirituale e relazionale: «Poter dialogare, ascoltare e pregare intensamente con persone che custodiscono e coltivano lo stesso dono trasmesso da Don Bosco – ha raccontato il giovane – è stata una tangibile testimonianza di cosa significhi essere Chiesa: membra vive di un solo Corpo, poste al servizio di Dio e dell’umanità. Torno a casa con il cuore allargato dall'amore ricevuto». Verso una vita Piena L’esperienza si è conclusa lasciando in tutti i presenti un profondo senso di gratitudine. L’auspicio condiviso per tutte le case del territorio è quello di trovare nuove strade per vivere fedeli all’amore pasquale di Cristo, in quel clima di familiarità che guida verso il bene e la vita piena. L'obiettivo comune resta quello di alimentare e custodire con cura il Fuoco della fede, per continuare a essere luce di Dio nelle rispettive realtà locali, sapendo che, come ricordava Sant’Ireneo, “la gloria di Dio sta nell’uomo vivente”. Buona Vita e buon Cammino a tutti.

  • Scoperchiamo i tetti: il weekend di servizio missionario ad Ancona

    "Salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza." Questa frase racchiude l'essenza del weekend missionario che un gruppo di ragazzi dell'ispettoria ha vissuto dal 24 al 26 aprile ad Ancona. In quei giorni ci siamo immersi con tutte le forze, con tutta la mente e con tutto il cuore in esperienze di servizio nella città, cominciando ad assaporare quella missionarietà che ci accompagnerà nelle mete estive. Amore silenzioso Dopo un giro dell’Opera e della città che ci ha permesso di conoscere più da vicino il contesto multiculturale e profondamente accogliente in cui è stata fondata la Casa Salesiana di Ancona, abbiamo avuto l'opportunità di dare una mano in alcune mense cittadine, entrando in contatto in prima persona con chi vi presta servizio ogni giorno: abbiamo respirato la stessa eccitazione, l'allegria e l'amore che animano questi volontari. Allo stesso tempo abbiamo cercato di incontrare e conoscere chi quei pasti li riceve, sedendoci con loro al tavolo per scambiarci sguardi e quattro chiacchiere. Sono io, che parlo con te Non siamo mai stati soli: eravamo custoditi dalla Parola. Ci siamo ritrovati e scoperti nel passo del Vangelo di Luca, che ci ha offerto gli strumenti per capire ciò che stavamo per fare: come farlo e, soprattutto, come viverlo davvero. Condivisione e ricapitolazione A conclusione del weekend ci siamo fermati per guardare indietro e ripercorrere il cammino missionario di quest'anno: non da protagonisti, ma da spettatori. Per riconoscerci cambiati, accompagnati e, soprattutto, disarmati… pronti ad amare. Il souvenir Ogni volta che si torna da qualche posto, non si può fare a meno di portare qualcosa a casa. Noi portiamo con noi la creatività, la dedizione e la perseveranza che sono alla base di ogni servizio autentico. È con questi valori che speriamo di andare incontro ai giovani che il Signore ci farà incontrare nelle missioni di quest'estate, per metterli in pratica insieme a loro.

  • Non solo un ricordo, ma un cammino: il pellegrinaggio che unisce le generazioni

    Un cortile senza confini C’è un’immagine che più di tutte racconta la domenica vissuta dall’MGS Liguria al Colle Don Bosco: un unico, immenso cortile colorato dai sorrisi di centinaia di persone che, per un giorno, hanno annullato ogni distanza. Non è stata solo una trasferta organizzata, ma un’esperienza di famiglia che ha visto camminare fianco a fianco i ragazzi delle medie, gli studenti delle superiori, gli universitari e le famiglie con i bambini piccoli, tutti uniti dallo stesso desiderio di riscoprire le proprie radici. Ritorno alle radici: Don Bosco compagno di viaggio Il viaggio è iniziato quando il sole del mattino ha iniziato a scaldare il piazzale della Basilica. Appena scesi dai pullman, l'emozione del ritrovarsi è stata palpabile. I ragazzi delle superiori hanno subito dato voce a questo sentimento, raccontando come questo pellegrinaggio li abbia toccati nel profondo: per molti di loro è stata la gioia di riabbracciare finalmente i coetanei degli oratori di tutta la Liguria. È stato un po' come tornare bambini, ma con una consapevolezza nuova, quella di sentirsi parte di qualcosa di molto più grande. Mentre si addentravano tra le mura della casetta dei Becchi e i sentieri di Giovannino, hanno sentito Don Bosco non come un santo distante, "di gesso", ma come un essere umano vicino a loro, un compagno di viaggio che dà senso a ogni passo. Il miracolo della quotidianità nel cortile della Basilica Il cuore della giornata è però pulsato con forza nel cortile interno della Basilica. Lì, nel momento del pranzo, si è vissuto il miracolo della quotidianità salesiana: l'intero gruppo si è stretto in un unico abbraccio, trasformando quel cortile in un'immensa sala da pranzo a cielo aperto. Tra panini condivisi e il chiasso gioioso dei bambini che correvano, non c'erano più distinzioni di età o di provenienza. Si era semplicemente famiglia, proprio come accadeva nel primo oratorio di Valdocco. Adattarsi per costruire: la riflessione degli universitari Nel pomeriggio, mentre i più piccoli continuavano a giocare e il gruppo si divideva per attività più mirate, lo sguardo si è fatto più profondo attraverso le riflessioni degli universitari. Per chi è tornato al Colle più volte, la sfida è stata trovare un senso nuovo in luoghi già noti. È emerso così il grande tema dell’adattarsi, ispirato dalla vita di Mamma Margherita e dei primi missionari. Gli universitari hanno colto una sfumatura preziosa: adattarsi non significa sottomettersi o arrendersi alle difficoltà, ma avere il coraggio di combattere con quello che si ha per costruire il proprio sogno. È la consapevolezza che, anche se la strada è tortuosa, con la Fede e il sostegno reciproco si può creare qualcosa che genera felicità per sé e per gli altri. Dalla Basilica agli oratori: una gioia che si fa missione La giornata è scivolata verso la sua conclusione naturale sotto le navate della Basilica. La celebrazione eucaristica ha raccolto tutti i pensieri, i silenzi e i sorrisi della giornata, trasformandoli in una preghiera corale. Si è ripartiti verso la Liguria con il desiderio acceso di non lasciare quell'esperienza chiusa in un ricordo, ma di farla rivivere negli oratori di ogni giorno. Ne usciamo custodi di una bellezza rara: quella di una comunità che vuole continuare a crescere, a sfidare le oscurità con il coraggio del sogno e, soprattutto, a donarsi con gioia.

  • DB Cup 2026: sport e spirito di don Bosco al Pio XI

    Il 19 marzo, presso l’Istituto salesiano Pio XI, si è svolta la DB CUP, una giornata di sport dedicata a tutti i ragazzi e le ragazze dalla terza media al quinto superiore degli Oratori del Lazio, Umbria e L'Aquila. I giovani avevano la possibilità di iscriversi a tre diversi tornei, in base alle loro passioni e capacità: Torneo di calcio: ha visto partecipanti di molte età e diverse Case Salesiane. Torneo di basket 3vs3: i giocatori hanno potuto conoscersi e formare squadre miste con cestisti provenienti da realtà differenti. Torneo di pallavolo: una competizione che ha messo in luce giovani dal grande talento. Come si è svolta la giornata? L’evento è iniziato alle 9.30 con l’iscrizione delle squadre e la celebrazione della Messa, che ha permesso di iniziare la DB CUP con la presenza di Gesù ad accompagnare i ragazzi. Successivamente sono iniziate le partite: le squadre hanno giocato con molta competitività, ma sempre con rispetto e gioia nello stare insieme, il tutto accompagnato dalla musica che aumentava il clima di festa. Dopo la pausa pranzo, un momento di condivisione e riposo, le gare sono riprese nel primo pomeriggio con la stessa allegria. Verso le 16.30 si sono svolte le finali, durante le quali tutti i presenti hanno tifato e sostenuto i finalisti. La giornata si è conclusa con le premiazioni: sono state celebrate le squadre vincitrici, i migliori giocatori per ogni sport e i ragazzi che hanno dimostrato più sportività e leadership. Non solo una giornata di sport… La DB CUP è stata una giornata di gioco, divertimento e sport, ma non solo. I tornei non sono stati solo un’occasione per dimostrare bravura o provare a vincere, ma soprattutto la possibilità di sperimentare l’amore di una grande famiglia. Durante le partite la sana competitività non si è mai trasformata in mancanza di rispetto. I giovani hanno vissuto una giornata immersi nello spirito salesiano, avendo l'opportunità di sentirlo vicino, come se in mezzo a loro, in campo, stesse giocando anche Don Bosco.

  • Fermandosi a veder le stelle - Esercizi spirituali missionari Sardegna

    “E voi, oggi, vi siete fermati a guardare le stelle?”. Questa domanda, a tratti così semplice, è stata ciò che ha permesso di disarmarci dalla fretta del quotidiano per entrare con mente e cuore nella dimensione degli esercizi spirituali. I tre giorni a Villa Tecla sono stati un “arresto forzato”, una sosta vitale per ritrovare il contatto profondo con Dio e con la Sua Parola, vera protagonista di questo tempo. La Parola nel silenzio del deserto Il rumore lento delle onde ci accompagnava durante i momenti di deserto, aiutando a far risuonare in noi la Parola incontrata durante le meditazioni. Isaia, Geremia e gli Evangelisti ci hanno preso per mano, guidandoci nella lettura di tematiche quanto mai attuali e mai banali. In particolare, durante il momento dell’adorazione abbiamo potuto riflettere sul buio delle troppe guerre che feriscono il mondo. Pregare per chi soffre ci ha ricordato che la nostra pace non è un privilegio, ma una responsabilità, declinata anche nella misura in cui tanti di noi partiranno quest’estate per la missione. In quel silenzio, non sempre facile da mantenere, ho riscoperto uno spazio d’incontro e di dialogo con Dio, ma non solo: in quel silenzio condiviso, bastava uno sguardo per capirsi anche con gli altri. Aria di famiglia e cammino condiviso Certo, non sono mancati i momenti di convivialità in cui abbiamo riso, mangiato ma soprattutto in cui ci siamo incontrati, respirando quell’aria di famiglia e di casa che ci ricorda il nostro camminare insieme pur venendo da zone diverse dell’ispettoria. Il vero esercizio: il ritorno al quotidiano Nel concludere questa esperienza, ognuno ha portato con sé un impegno concreto da custodire e alimentare nel quotidiano, perché questi esercizi non siano una parentesi isolata. L’augurio è che il nostro ritorno alla frenesia e alla routine sia vissuto con occhi nuovi: non più schiacciati dal peso delle cose da fare, ma capaci di scorgere, anche nel traffico delle nostre giornate, quel mare di pace e quella luce delle stelle che abbiamo imparato a guardare. Il vero esercizio, in fondo, comincia proprio ora.

  • Esercizi Spirituali di Quaresima Marche-Abruzzo: "Fate questo in memoria di me!"

    Dal 20 al 22 marzo si sono svolti ad Atri, in Abruzzo, gli Esercizi Spirituali di riflessione in questo periodo di Quaresima e in preparazione alla Pasqua. L’incontro ha visto la presenza di una quindicina di giovani provenienti dalle case salesiane di Vasto, Civitanova Marche, Macerata e Ancona, predicati da don Andrea Lupi, affiancato da don Aldo Angelucci, che hanno contribuito alla gioia, alla fraternità e alla riflessione del gruppo. Prendere, spezzare, benedire, dare. I quattro verbi eucaristici I nostri momenti di deserto hanno avuto come fulcro i quattro verbi che Gesù pronuncia ai suoi discepoli durante la sua ultima cena, nel momento in cui istituisce l’eucarestia:”  E mentre mangiavano, prese il pane e recitò la preghiera di benedizione , lo spezzò  e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo».” (Marco 14,22). Prese il pane. Prendere . Originariamente ogni famiglia prendeva il compito di preparare il pane che poi sarebbe stato offerto e utilizzato per la santa messa. Gesù prende un pane che è stato preparato per Lui, prende qualcosa di nostro. Cristo ha bisogno che ciascuno di noi prepari il pane. Ovvero offrire a lui quello che sono, quello che ho, il nostro vivere quotidiano. Siamo disposti a farci prendere da Gesù? Qual è il pane della mia vita che offro al Signore? Recitò la benedizione. Benedire . Gesù dà un valore specifico al pane che noi quotidianamente gli offriamo, lo benedice, sta al tempo stesso ringraziando ed elevando una lode. La benedizione ha portato noi a riflettere sulla relazione che abbiamo con Dio. Quanto sia importante uscire dalle nostre maledizioni e entrare nella benedizione del Signore. Il benedire ci ha fatto comprendere il nostro aprirci alla benedizione non nei momenti più felici, ma in quelli più tristi. Lo spezzò. Spezzare . Affinché non sia indigesto il pane va spezzato, reso fruibile, condiviso con gli altri. Questo ci porta a perdere la nostra unicità e ad aprirci agli altri. Ma non siamo noi a spezzare il nostro pane, è Dio che compie questo gesto. Facendo questo, abbiamo compreso che Cristo ci rende un’opera di Dio nelle sue mani e che per aprirci agli altri dobbiamo ridimensionarci, poiché è nella divisione che vediamo presente l’unione. E lo diede loro. Dare . Così come il pane viene fatto per essere donato, anche noi siamo stati fatti per essere donati. Il verbo dare ci ha permesso di uscire dal proprio "io", ci ha fatto riflettere su quanto il mio esistere ha senso solo se ci diamo agli altri e ad oggi su che tipo di pane Cristo mi chiede di essere. Vivere la spiritualità e fraternità salesiana In questi giorni siamo stati ospiti delle suore clarisse del convento di Atri. Alle nostre riflessioni abbiamo avuto il dono di avere una loro testimonianza di vita monastica, fatta di un continuo incontro quotidiano del Signore nella preghiera. A loro va il nostro grazie per l’ospitalità e un ricordo nelle nostre preghiere. Allo stesso tempo abbiamo avuto modo di riflettere sulla fraternità e spiritualità salesiana accostando ad ogni parola del vangelo suddette un estratto della vita di don Bosco o dei documenti salesiani. Questo insieme al condividere il quotidiano di questi tre giorni ci ha fatto capire l’importanza del MGS e che la spiritualità salesiana è diventata la spiritualità del nostro quotidiano. Torniamo a casa con il cuore più leggero, con l’animo rinnovato e con il desiderio di vivere questa Pasqua e il quotidiano tenendo nel cuore e a mente il prendere, lo spezzare, il benedire e il dare noi stessi a Dio e ai fratelli.

  • "Attirerò tutti a me": l'esperienza degli Esercizi Spirituali MGS Liguria-Toscana e GR Discernimento

    “Attirerò tutti a me” (Gv 12,32) : è questo il tema su cui i ragazzi provenienti dalla Liguria , dalla Toscana  e dal Gruppo Discernimento  dell’Ispettoria ICC si sono ritrovati a meditare. Attraverso il confronto con diverse figure bibliche, dalle più note come Giovanni a quelle meno ovvie come Giuda, i giovani hanno vissuto tre giorni di intensa preghiera e di forte rilettura del proprio quotidiano. Il gruppo, variegato e numeroso, ha favorito uno scambio profondo, permettendo a ciascuno di ascoltare storie e fatiche simili alle proprie, riconoscendosi parte di un unico cammino. Cinque figure per un cuore "disarmato" L’immagine che ha accompagnato il ritiro era formata da quattro frecce convergenti verso il centro. Queste rappresentavano altrettanti personaggi incontrati durante le meditazioni, a cui si è aggiunto Pietro come compagno durante la notte di Adorazione Eucaristica. Cinque figure capaci di toccare l’intimo del cuore e di spingere i giovani a mettersi seriamente in discussione: Giuda Iscariota:  Riprendendo la celebre predica di don Primo Mazzolari su “nostro fratello Giuda”, i ragazzi hanno ricordato che il Signore tocca il cuore di tutti, ma la scelta di seguirlo resta nostra. Giuda ci ricorda che, nonostante le cadute, resta un fratello da non dimenticare. Giovanni l’amato:  Colui che accompagna il Signore fino alla croce. Giovanni è l’esempio di chi si fida e si affida totalmente all’amore di Gesù, senza lasciarlo mai dopo la chiamata. La donna peccatrice:  Una figura che testimonia quanto il perdono di Dio possa raggiungere l'uomo anche nei luoghi e nelle situazioni più insolite. Nicodemo:  Simbolo di una fede che arriva con i propri tempi. Una volta accolta, però, la fede porta a compiere gesti di carità e coraggio che prima sembravano inimmaginabili. Pietro:  La figura che più rappresenta l'umanità del credente. Pietro cade rinnegando Gesù, ma si rialza chiamandolo per nome: “Tu sei il Cristo” . Il suo rapporto con il Signore è fatto di grandi cadute, ma anche di momenti che riempiono il cuore. In cammino verso la stessa Luce L’ Adorazione Eucaristica , proseguita per tutta la notte, è stata il momento culminante per interiorizzare queste provocazioni. Nonostante la stanchezza, i giovani hanno vissuto questo tempo con serietà, lasciandosi sbaragliare dalla presenza di Cristo. Questi Esercizi Spirituali sono stati, per i ragazzi della Liguria e della Toscana, un modo per riscoprirsi in viaggio : ognuno percorre una strada diversa e raggiunge tappe differenti, ma la luce che chiama e attrae è sempre la stessa. Scopri gli Esercizi Spirituali della zona Lazio-Umbria-L'Aquila qui

  • Occhi nuovi per il Lazio-Umbria-L’Aquila: il racconto degli Esercizi Spirituali MGS a Fiuggi

    Dal 27 febbraio al 1° marzo , la casa di Fiuggi  ha ospitato gli Esercizi Spirituali in preparazione alla Pasqua per i giovani del Lazio-Umbria-L’Aquila . Un appuntamento che non è stato solo un momento di pausa dalla frenesia quotidiana, ma un vero e proprio "allenamento dello spirito" per giungere al Triduo Pasquale con un cuore rinnovato. Sotto la guida di Don Luca Pellicciotta , i partecipanti hanno vissuto un'esperienza immersiva di silenzio e preghiera, intesa come un vero e proprio "deserto" spirituale: un luogo dove svuotarsi del superfluo per ascoltare finalmente la voce di Dio. Il tema: "È tempo di occhi nuovi per cambiare" Il titolo del percorso ha fatto da filo conduttore a cinque meditazioni, pensate per rompere le logiche dell'io e del piacere immediato, proponendo invece la bellezza di uno sguardo rinnovato dalla Grazia: Conversione: È sempre il momento giusto.  La Quaresima è il tempo per "ritrovare la bussola" e riaccendere un fuoco interiore. La conversione non è un evento futuro, ma accade nell’oggi di Dio: ogni istante è il momento opportuno per immergersi nel Suo amore che non solo purifica, ma ridona vita. La Preghiera: Convertire la nostra relazione con Dio.  La preghiera è stata descritta come la "misura sincera" del nostro amore per Dio. Don Luca ha invitato i giovani a riscoprire la preghiera "nel segreto", lontano dai riflettori della visibilità pubblica. È un dialogo silenzioso dove la qualità dei gesti conta più della quantità delle parole. Parola di Dio: Convertire il nostro cuore.  Ascoltare la Parola significa mettersi in una posizione di umiltà, permettendo al messaggio di Dio di "disturbarci" e "sradicarci" dalle nostre convinzioni. La Bibbia è stata definita come la "scuola elementare dell'umano", uno specchio in cui ogni giovane può ritrovare il proprio posto sicuro. Il Peccato: Convertire il nostro modo di vedere la realtà.  Una riflessione forte ha riguardato il peccato come "mancanza di meta" e come tentativo goffo dell'uomo di "farsi da solo", sostituendosi a Dio. Don Luca ha sottolineato che Gesù non è venuto a cambiare magicamente la realtà, ma a darci la possibilità di viverla con Lui, liberandoci dall'idolatria del nostro ego. L’Eucaristia: Convertire il nostro donarsi.  Il culmine del ritiro è stata la riflessione sull'Eucaristia come fonte di una "libertà oltre ogni calcolo". Partecipare all'Eucaristia significa imparare a "spezzare la propria vita" per gli altri, trasformandosi da semplici consumatori a doni viventi, capaci di generare speranza in un mondo spesso disumanizzante. Vivere la liturgia nel silenzio Oltre alle meditazioni, i giovani hanno scandito le giornate con le Lodi, i Vespri e la Santa Messa quotidiana . Hanno inoltre partecipato alla Via Crucis  e all’ Adorazione Eucaristica , spazi fondamentali per far scendere nel cuore le provocazioni ricevute. Grazie a questi giorni di silenzio a Fiuggi, i giovani hanno imparato che avere " occhi nuovi " significa scorgere la presenza di Dio nella realtà di ogni giorno, pronti a diventare "impronte anonime" su cui altri possono camminare verso il bene.

  • Cuori disarmati: il viaggio di MissioLab tra testimonianze globali e periferie umane

    Il percorso di MissioLab  continua a tracciare solchi profondi nella formazione dei giovani del MGS IC. Sotto il tema guida dell'anno, "Cuori disarmati" , la giornata di sabato 21 febbraio ha visto le diverse sedi del cammino impegnate in esperienze di frontiera: dal dialogo interreligioso internazionale alla realtà carceraria, fino alla radice biblica della vocazione. Ecco il racconto corale di una giornata vissuta con il desiderio di abbattere muri e costruire ponti. Lazio-Umbria-L’Aquila: Frontiere globali e dialogo con il VIS Per i giovani della zona Lazio-Umbria-L'Aquila, l’incontro si è svolto a Roma presso la sede del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) . La mattinata ha permesso al gruppo di entrare in contatto con realtà missionarie di frontiera attraverso testimonianze dirette. Testimonianze dal Marocco e dal Mali Il Cardinale Cristóbal López , Vescovo di Rabat, ha descritto la vita in Marocco, dove la comunità cristiana è una minoranza assoluta. Il gruppo ha potuto comprendere come il dialogo interreligioso non sia un ostacolo, ma una pratica quotidiana che arricchisce la fede attraverso la condivisione e l'amicizia. Successivamente, i collaboratori George e Federica  hanno illustrato i progetti di pace in Mali, focalizzandosi sull'uso responsabile dei social media per contrastare la radicalizzazione e la diffusione di messaggi violenti tra i giovani africani. Riflessione sull'identità La giornata si è conclusa con una riflessione collettiva sull'identità e sulle difficoltà di integrazione, partendo dalla storia di una giovane musulmana nella Parigi post-attentati. Un momento prezioso per preparare chi, nella prossima estate, si troverà a operare in contesti multiculturali complessi. Toscana: Oltre il pregiudizio nelle periferie umane di Livorno In Toscana, i partecipanti hanno vissuto una giornata di forte impatto emotivo e sociale a Livorno. Il teatro come spazio di dignità La mattinata è stata dedicata alla visita della casa circondariale “Le Sughere” , dove i giovani hanno preso parte a un laboratorio teatrale insieme ai detenuti. L'attività ha permesso di superare le etichette e i sospetti iniziali, riportando al centro la dignità della persona oltre l'errore commesso. Il tavolo della pace e l'ascolto autentico Nel pomeriggio, presso l'oratorio salesiano, il gruppo degli universitari ha approfondito i pilastri del disarmo interiore: verità, pace, giustizia e misericordia . Il dibattito si è concentrato sull'importanza dell'ascolto autentico, identificandolo come il primo passo per guarire le ferite della società. I giovani si sono interrogati su quanto spesso il giudizio impedisca la reale comprensione dell'altro, riconoscendo nella missione un'occasione per guardare alla reintegrazione e alla guarigione delle persone. Sardegna: Preparare lo "zaino" con la Parola e l'essenziale L'incontro di MissioLab in Sardegna ha invece privilegiato una dimensione di riflessione spirituale e di discernimento vocazionale. La radice nel Vangelo Sotto la guida di don Angelo , i ragazzi si sono soffermati sulla Parola nel Vangelo di Matteo, ricercando le radici profonde del "mandato" cristiano. Cosa portare nel cammino? L’attività centrale ha spinto i partecipanti a interrogarsi su cosa sia realmente essenziale mettere nello "zaino"  per il cammino missionario. Il gruppo ha analizzato non solo gli strumenti materiali, ma soprattutto gli aspetti caratteriali e spirituali su cui lavorare in vista della partenza. Il confronto fraterno tra i giovani del gruppo "Universales" ha permesso di consolidare i legami comunitari, rendendo la missione un sogno condiviso e non solo un impegno individuale.

  • Convivenza giovani Liguria: un modo diverso di vivere la quotidianità

    Nella settimana del 23 febbraio ci è stato proposto di partecipare, in quanto studenti universitari e lavoratori, alla Convivenza Giovani : un’esperienza iniziata il lunedì sera e conclusasi il sabato dopo pranzo. Durante la settimana abbiamo proseguito i nostri consueti impegni universitari e lavorativi, per poi ritrovarci tutti insieme a condividere la preghiera serale dei Vespri e la cena con la comunità. Momenti di fede e vita condivisa Nelle diverse serate ci siamo dedicati ad attività organizzate; tra queste spicca la preghiera di adorazione celebrata da don Stefano Casu , responsabile vocazionale dell’MGS, che ha trascorso con noi i primi tre giorni della settimana. Sono state occasioni semplici ma significative, che ci hanno permesso di fermarci e dividere con gli altri momenti intensi di fede e di riflessione. Altri appuntamenti condivisi sono stati le Lodi del mattino, le colazioni e persino alcuni tragitti verso l’università. Proprio in queste situazioni più quotidiane si è creato un clima di familiarità grazie al quale siamo riusciti a conoscerci più a fondo. Dentro il cuore della comunità salesiana Questa esperienza ci ha permesso di entrare concretamente nella vita della comunità salesiana, sperimentandone i ritmi e lo stile. Abbiamo toccato con mano una realtà fatta di semplicità e attenzione reciproca, vivendo per qualche giorno non solo accanto, ma dentro la comunità . La Convivenza Giovani è stata, in conclusione, un’occasione preziosa per stare insieme in modo diverso dal solito e per crescere sia a livello personale che come gruppo.

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