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183 risultati trovati con una ricerca vuota
- Un mese a Moramanga (Madagascar): cosa succede quando smetti di avere il controllo
C'è un momento, poco prima di partire per qualcosa di grande, in cui la valigia è chiusa ma la testa è ancora aperta su mille domande. Io quel momento me lo ricordo bene. Non sapevo cosa aspettarmi. Zero. Avevo solo una certezza, vaga ma fortissima: qualunque cosa fosse successo, mi sarebbe rimasta dentro per sempre. Avevo ansia, sì. Ma sotto l'ansia c'era qualcos'altro, più grande: una voglia di scoperta che non riuscivo nemmeno a spiegare bene a me stesso. Ed è proprio da lì che voglio partire, perché se stai leggendo questo articolo forse ti riconosci in quella sensazione. Quella di stare sul bordo di qualcosa senza sapere se saltare. Io ho saltato. E oggi voglio raccontarti cosa ho trovato dall'altra parte. L'arrivo che non ti aspetti Moramanga, Madagascar. Un nome che prima di partire era solo un punto su una mappa. Poi siamo arrivati. E la prima cosa che mi ha travolto non è stata la povertà, non è stato il caldo, non è stata la stanchezza del viaggio. È stato un sorriso. Poi un altro. Poi decine, centinaia di sorrisi, dalla gente del posto che ci accoglieva come se ci conoscesse da sempre. A migliaia di chilometri da casa, mi sono sentito a casa. Non parlavamo la stessa lingua, questo è vero. La barriera linguistica è stata la difficoltà più grande, quella che all'inizio ti fa sentire impotente, con le parole in gola che non riescono a uscire nel modo giusto. Ma qui è successa una cosa che non dimenticherò mai: ci siamo comunque capiti. Con gli occhi, con i gesti, con gli abbracci. Abbiamo conosciuto le loro storie, i loro sorrisi, i loro pianti. E alla fine mi sono reso conto di una cosa che ribalta tutto: eravamo andati lì per "evangelizzare", ma sono stati loro a farlo con noi. Con molta più forza di quanta ne avremmo mai potuta avere noi. Bambini che ti insegnano tutto senza dire una parola Se c'è un'immagine che porto con me più di ogni altra, sono i bambini di Moramanga. Bambini che hanno poco, a volte pochissimo. Che conoscono la fame, la sete, la povertà vera, quella che noi in Europa fatichiamo persino a immaginare. Eppure ridevano. Ridevano con tutto il corpo, con gli occhi, con un'energia che ti spiazza. E in quel sorriso ho capito una cosa che nessun libro mi avrebbe mai potuto insegnare: se Dio è con te, nulla ti può davvero fermare. Non la povertà. Non la fame. Non la sete. Perché Lui non ti lascia mai, in nessun momento. Non è retorica. L'ho visto scritto sui volti di persone che avevano tutti i motivi per essere arrabbiate con Dio e con la vita, e invece la vivevano con una pienezza che a noi manca spesso anche quando abbiamo tutto. Tornare diversi: cosa mi sono portato a casa Un mese può sembrare poco. Ma quando torni, ti accorgi che qualcosa dentro di te si è spostato, e non torna più al suo posto. Ho imparato l'importanza di avere ogni giorno la parola di Dio come punto fermo, non come qualcosa da tirare fuori nei momenti difficili. Ho imparato a capire le persone con il cuore e con gli occhi, più che con le orecchie e con la bocca. A Moramanga le parole spesso non bastavano, e allora ho dovuto imparare un altro linguaggio, fatto di presenza, di ascolto vero, di silenzi che dicono più di mille frasi. E soprattutto ho imparato a togliere un po' di spazio al mio "io", per lasciarne di più a Dio nella mia vita. A smettere di rincorrere quello che voglio io, per fare spazio a quello che Lui vuole per me. Sembra una cosa piccola, detta così. Ma nella quotidianità cambia tutto: il modo in cui guardi le persone, il modo in cui affronti una giornata storta, il modo in cui dai valore alle cose che hai.
- Un mese ad Alessandria d'Egitto: il racconto della missione salesiana a Casa Don Bosco
L'arrivo ad Alessandria d'Egitto e il contrasto del quartiere Da un mese viviamo ad Alessandria d'Egitto, ospiti della comunità salesiana della Casa Don Bosco. Siamo partiti da Roma, Firenze e Genova con un mandato missionario: metterci a disposizione della comunità e collaborare alle proposte educative che ogni giorno vengono offerte ai/alle bambini/e e ai/alle ragazzi/e del quartiere. Appena usciti dalla casa salesiana, il contrasto è evidente: una realtà fatta dei suoi colori, rumori e odori, e il ritmo intenso della vita quotidiana. Il quartiere è raccontato dalle strade affollate, segnato da miseria, edifici incompiuti e aquiloni che volano alti dai palazzi. Camminare tra queste vie significa incontrare famiglie, volti, storie e condizioni che interrogano profondamente. Tra i banchi e il cortile: Scuola ed Estate Ragazzi Il nostro servizio si divide tra Scuola, Estate Ragazzi e Oratorio. Francesco, Gabriele, Aurora ed Eleonora sono impegnati nella scuola estiva: Aurora e Gabriele insegnano italiano, mentre Francesco ed Eleonora matematica. Ogni giorno lavorano con classi di circa venticinque studenti, accompagnandoli in un percorso che li prepari alle prove di ammissione alla prima classe, previste a settembre, o al corso di recupero, per ragazzi ripetenti. Il corso si concluderà il 1° agosto, ma in queste settimane abbiamo già visto quanto impegno, desiderio di imparare e fiducia i ragazzi ripongano in questa opportunità. Gaia e Matteo, invece, vivono ogni giornata dell'Estate Ragazzi insieme a circa duecento bambini e bambine. Tra giochi, laboratori, attività sportive e momenti educativi, scopriamo che il cortile salesiano continua ad essere una casa che accoglie, una scuola di vita e uno spazio dove ogni bambino può sentirsi visto, ascoltato e valorizzato. Formazione, dialogo interreligioso e vita di gruppo Accanto al servizio educativo, stiamo vivendo anche un intenso cammino personale e di gruppo. Con don Alejandro, direttore della casa, condividiamo momenti di riflessione sul dialogo con l'Islam, sulla giustizia sociale e sulle sfide che caratterizzano questo Paese. Ogni giornata si conclude con un tempo di condivisione tra noi volontari, che ci aiuta a rileggere ciò che viviamo, a riconoscere ciò che ci sta cambiando e a custodire le tante domande che questa esperienza ci consegna. La missione del ricevere: legami ed essenzialità Più passa il tempo e più comprendiamo che non siamo venuti qui per "fare qualcosa", ma soprattutto per lasciarci incontrare: dalle persone, dalla comunità e da una realtà che ci chiede di guardare oltre le nostre abitudini e le nostre sicurezze. Quest’esperienza ci sta insegnando che la missione non è solo dare, ma soprattutto entrare in relazione, imparare ad accogliere e scoprire che si riceve molto più di quanto si riesca a donare. È l'accoglienza della comunità salesiana e la quotidianità condivisa che stanno educando prima di tutto noi. Questo mese ad Alessandria ci sta insegnando a guardare la realtà con occhi consapevoli e capaci di riscoprire il valore delle cose semplici. Stiamo scoprendo come proprio nei contesti più fragili possano nascere legami, sorrisi e gesti di speranza capaci di assumere un significato profondo: qualcosa di familiare e intimo, ma allo stesso tempo universale, che parla a tutti e ci fa sentire parte di una realtà più grande.
- “Stare sempre in mezzo ai ragazzi”: la scelta e il carisma al Campo Bivio MGS
“Stare sempre in mezzo ai ragazzi”. Questa è la descrizione più semplice dell’assistenza salesiana, cioè la base dell’animazione che viene insegnata e raccontata per prima ad ogni ragazzo che vuole mettersi a servizio in una casa salesiana. Crescere nel cortile vuol dire coltivare la responsabilità verso chiunque ci entri. Non bastano più le basi apprese durante i primi anni del liceo e non basta più solo “fare” l’animatore, ma bisogna imparare a scegliere chi ma soprattutto per chi, come direbbe Papa Francesco, essere. Il "bivio" al Castagno d’Andrea Ecco quindi un bivio: con quale carisma abitare il mondo? A questa esigenza risponde il terzo campo di formazione animatori del MGS “Campo Bivio”, svoltosi a Castagno d’Andrea dal 20 al 26 luglio 2026. La pastorale giovanile, la pedagogia salesiana, il legame tra fede e cultura e l’influenza dell’ambiente in cui viviamo su ciò che diciamo sono stati gli argomenti principali trattati in questa settimana. La Comunità Educativo Pastorale (C.E.P.) La spiegazione della Comunità Educativo Pastorale (C.E.P.) nella struttura e nelle funzioni è stata centrale. Il metodo educativo di Don Bosco in questo modo trova la sua declinazione moderna: come si può applicare il sistema preventivo quando non si ha più sempre disponibile la presenza dei ragazzi in casa, come succedeva nei collegi? La CEP è quindi una serie di relazioni educative che ogni ragazzo che frequenta una casa salesiana si ritrova a vivere. Si passa quindi dall’educatore che “sta in mezzo” ai ragazzi, al ragazzo che è immerso in relazioni per lui di valore. Della CEP fanno parte genitori, insegnanti, allenatori, salesiani, amici e anche gli stessi animatori del cortile! È appassionante continuare a scoprire come lo stile di Don Bosco non sia fatto da lezioni frontali ma da una didattica quotidiana che si basa ancora oggi sull’esempio e sull’accompagnamento costante. La dimensione missionaria e l'apertura al territorio La dimensione missionaria è stata un altro tema particolarmente significativo. Spesso infatti viviamo le nostre realtà chiusi su noi stessi, facendoci limitare da tradizioni molto belle ma che a volte finiscono per non parlare più al territorio che viviamo. Da questa riflessione emerge il senso originario del carisma salesiano e cristiano. Troppo spesso ci dimentichiamo di essere mandati come missionari da Dio per amare l’altro, soprattutto quando per farlo ci è richiesto di uscire dalla nostra “comfort zone”. Questo rimanda ancora al tema più grande del bivio: come vivere nel mondo? missionari o protagonisti? Anche per l’MGS è importante considerare questo aspetto: il movimento deve essere proiettato verso l’esterno. Come un albero nel deserto che, piegato su se stesso, soffre della mancanza di nuovo nutrimento, anche l’MGS risente della chiusura alla varietà di giovani presenti nelle opere salesiane. A partire infatti dai giovani delle scuole, dei centri di formazione professionale e delle case famiglia deve nascere un vero e genuino spirito missionario. La scelta e la sfida del nuovo anno pastorale Il tema del bivio, che dà nome al campo, è stato trattato in modo particolare. Ciò che abbiamo vissuto ci ha parlato, più che delle scelte in generale, di una scelta particolare e specifica nella nostra vita mettendo gli aspetti fondamentali alla luce della ragione e della fede. Questo campo ci ha dato nuove categorie per capire i nostri ambienti. Con il nuovo anno pastorale saremo in grado di mettere a servizio queste competenze? Questa è la sfida che aspetta chi ha partecipato.
- "Mani in pasta, cuore in ascolto": il Campo Ecologia Integrale a Sassari
Ventinove cuori (19 ragazzi e 10 membri dell’equipe), una valigia carica di entusiasmo e un’unica destinazione: Sassari. È iniziata così l'esperienza missionaria promossa dall'Ispettoria Salesiana Italia Centrale (ICC), anche grazie al Fondo Sociale Salesiano di Salesiani per il Sociale, una settimana vissuta a ritmo serrato tra servizio, formazione, condivisione e quella gioia tipicamente salesiana che sa trasformare ogni incontro in festa. Sul campo: toccare con mano la fragilità La prima parte della giornata era interamente dedicata al servizio sul territorio. I ragazzi si sono divisi tra diverse realtà locali che ogni giorno mettono in campo risposte concrete a povertà, tossicodipendenza e marginalità sociale. A rendere l'esperienza ancora più forte è stato l'incontro con il mondo del carcere: condividere i pasti e il tempo con i ragazzi della comunità ospitante e con persone con vissuti detentivi ha abbattuto barriere, pregiudizi e paure. Intorno alla stessa tavola ci si è scoperti semplicemente "persone", con storie diverse ma con la stessa sete di riscatto e di ascolto. La ricetta della giornata: servizio, mente e comunità Il ritmo della settimana ha bilanciato impegno e vita insieme: Mattina: Lavoro e servizio attivo nelle diverse strutture di accoglienza della città. Primo pomeriggio: Momenti dedicati alla formazione interiore, alla rielaborazione di ciò che si era vissuto la mattina e al confronto di gruppo. Tardo pomeriggio: Il meritato riposo al mare della Sardegna, tra tuffi e relax. Sera: Attività di animazione, giochi ed esperienze formative pensate dai e per i ragazzi. Da individui a comunità Non sono mancate gite, passeggiate e momenti informali che hanno fatto da collante. Tra un cammino condiviso, un pasto insieme e una chiacchierata sotto le stelle, i 20 ragazzi non hanno solo svolto un "servizio", ma sono diventati un gruppo di lavoro unito, una piccola comunità capace di sostenersi e di fare squadra di fronte alle storie anche dure incontrate durante il percorso. L'eredità di Don Bosco Tornare a casa da un’esperienza del genere significa avere gli occhi diversi. Andare verso le periferie umane non è stato un semplice "fare del bene", ma un lasciarsi provocare dalle ferite dell'altro. Don Bosco ripeteva sempre ai suoi giovani di essere "buoni cristiani e onesti cittadini": a Sassari, tra le pieghe della povertà e della rinascita, questa frase ha preso la forma di volti, nomi e abbracci che difficilmente verranno dimenticati.
- Il racconto di Mattia e Luca della Missione a Venafro
Buongiorno o buonasera a tutti, siamo Mattia Melis di anni 20 e Luca Sanna di anni 19, proveniamo dall’oratorio di Monserrato (Cagliari). Durante l’anno abbiamo preso parte al cammino di MissioLab, a tutti i suoi incontri e proposte. Da Monserrato a Venafro: l'inizio dell'avventura Siamo stati chiamati entrambi ad affrontare la Missione che si è tenuta a Venafro (Molise). Nessuno dei due sapeva esattamente cosa aspettarsi, pensavamo che questa cittadina fosse come nel film di Checco Zalone “Sole a catinelle”. Appena arrivati ci siamo subito resi conto di quanto Venafro fosse un paese molto vivo e molto attivo: siamo stati accolti benissimo da tutti, sia da chi faceva parte dell’oratorio e chi no. Far nascere la prima Estate Ragazzi a Venafro La nostra missione consisteva nell’aiutare a far nascere questo nuovo oratorio salesiano e nell’aiutare gli animatori del posto, che erano tutti alla loro prima esperienza, a formarsi nell’educazione salesiana e nell’animazione vera e propria che andava dal cortile all’organizzazione dei giochi e delle formazioni. Questa ER che abbiamo vissuto era la prima Estate Ragazzi che fosse mai stata a Venafro. Proprio per questo avevamo diversi dubbi e incertezze: una ad esempio era quanti bambini sarebbero venuti, oppure quanti animatori c’erano ad aiutare, oppure se i genitori dei bambini e in generale il paesino sapeva cosa stavamo facendo per la comunità. Fin da subito i nostri dubbi sono svaniti: Il cortile era sempre pieno di bambini, con un picco massimo di 160. Gli animatori erano veramente tanti (circa una trentina) e, nonostante fossero alla loro prima esperienza, si sono messi in gioco in una maniera pazzesca. L'abbraccio di tutta la comunità e la festa finale Tutto il paese si è presto reso conto del bene che stavamo portando, a tal punto da aiutarci in ogni modo possibile: dal farci fare alcuni laboratori come piscina e basket gratis, all’aiutarci con la festa finale, fino all’essere sempre partecipi nelle attività che proponevamo in giro per Venafro. È stata un’esperienza bellissima e indimenticabile che ci ha aiutato a maturare e ad aprirci gli occhi su tante cose. Sia io che Luca non avevamo aspettative su questa missione, e forse è stato meglio così: abbiamo lasciato che questa avventura ci colpisse in pieno e ci siamo lasciati trascinare da tutto. Il ricordo migliore che tutti e due abbiamo avuto è stato fare la festa finale ER con i genitori, bambini e cena di condivisione. Entrambi non sapevamo quanta gente sarebbe venuta perché era un qualcosa che in quella città non si era mai fatto; invece hanno risposto tutti “presente” portando tantissime persone, cibo e allegria. È stata una festa fantastica, al tal punto che penso che nel nostro oratorio un’esperienza così forte non l’abbiamo mai vissuta. Il "Mal di Molise": un'esperienza che lascia il segno Questa esperienza ci ha lasciato tanto, non solo in termini di maturazione personale, ma anche per i legami che si sono creati con la comunità, i bambini e soprattutto con gli animatori del posto. Forse qualcuno che tornerà dalle missioni in Africa soffrirà del Mal d’Africa, ma forse quello non è comparabile con il nostro Mal di Molise, la Patagonia d’Italia. Consigliamo a tutti un’esperienza del genere, con persone così fantastiche e una città ben più che viva. Ora possiamo dire che forse il Molise esiste, forse.
- Campo Bosco 2026: alla scoperta del carisma di Don Bosco e Madre Mazzarello
La testimonianza di una partecipante Di seguito condividiamo la testimonianza di Sofia Medaglia, giovane del Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma, che racconta la sua esperienza personale vissuta durante il Campo Bosco, un cammino intenso di 7 giorni sulle orme dei santi della famiglia salesiana. Sulle orme dei fondatori: un cammino di 7 giorni Sono Sofia Medaglia del Borgo Ragazzi Don Bosco a Roma e quest'anno ho partecipato al Campo Bosco. È difficile riassumere tutto il campo in poche righe e in generale parlarne perché è un'esperienza molto personale e di crescita interiore. Il campo consiste in 7 giornate (da domenica 12 luglio a sabato 18 luglio) incentrate sulla conoscenza dei luoghi in cui hanno vissuto Don Bosco e Madre Mazzarello, alla scoperta delle scelte che li guidarono e del carisma vivo in loro che trasmisero ai giovani. Durante il campo abbiamo visitato molti luoghi in un percorso a partire dalla nascita di Don Bosco alla sua morte, accompagnati dal servizio dei pullman. Durante la giornata ci muovevamo per raggiungere tutti i posti del nostro itinerario e a seconda del luogo visitato partecipavamo alla celebrazione eucaristica proprio nelle chiese in cui celebrò per le prime volte Don Bosco. Sentirsi parte di una realtà globale L'esperienza mi ha lasciato tanto perché mi ha permesso di conoscere da vicino le vite di quei santi (tra cui anche Giuseppe Cafasso, Domenico Savio, Benedetto Cottolengo, Francesco di Sales) e di immergermi e sentirmi parte di una realtà che va ben oltre il mio oratorio e che ha fatto e continua a fare del bene a giovani di tutto il mondo. I luoghi del cuore: Mornese e la tomba di Don Bosco Il luogo che mi ha toccato di più è stata la casa di Maria Domenica Mazzarello a Mornese e il convento costruito intorno ad essa, la sua stanza, la sua finestrella e il paesaggio circostante, le suore che ci hanno accolto con calore e la chiesa suggestiva e luogo che invita al raccoglimento. Questi posti, uniti al racconto della vita della santa mi hanno trasmesso pace e mi hanno fatto sentire a pieno immersa nella vita di Main (come la chiamavano al tempo). Un altro luogo emozionante è sicuramente la tomba di Don Bosco che mi ha dato i brividi e che non riesco neanche a descrivere a parole. Custodire e testimoniare il carisma salesiano Mi porterò sempre nel cuore questa esperienza, cercando di vivere come testimonianza di quel carisma e di quell'amore di Don Bosco e Madre Mazzarello.
- Campo Base 2 2026 - Dal servizio all'affettività: piccoli passi di crescita
Ecco la testimonianza di Irene, giovane partecipante al Campo Base 2, che si è svolto a Col di Nava dal 28 giugno al 05 luglio! Vincere le paure iniziali Il Campo Base per me è stata una vera e propria avventura. Prima di partire non sapevo bene cosa aspettarmi, non avevo idea di quali attività avremmo svolto e, soprattutto, partivo completamente da sola dal mio oratorio. All'inizio ero un po' emozionata e anche preoccupata, perché non è semplice affrontare un'esperienza nuova senza conoscere bene le persone che si incontreranno. Per fortuna, grazie ai Gruppi di Ricerca, conoscevo già alcuni ragazzi con cui avevo avuto modo di condividere altre esperienze e con i quali avevo stretto una forte amicizia. Sapere che ci sarebbero stati anche loro mi ha dato molta tranquillità e mi ha aiutata ad affrontare con entusiasmo questa nuova esperienza. Incontro, comunità e voglia di servire Appena sono arrivata al campo ho iniziato subito a fare amicizia con tanti ragazzi provenienti da diverse parti d'Italia. È stato davvero bello conoscere persone così diverse tra loro, ognuna con la propria storia, le proprie esperienze e una realtà di vita differente dalla mia. Nonostante le differenze ci accomunava qualcosa di molto importante: il desiderio di essere presenti e attivi nelle nostre comunità, di metterci al servizio degli altri, di aiutare chi ci sta vicino e di fare del bene nel nostro piccolo. Questo mi ha fatto capire quanto sia bello sentirsi parte di una comunità più grande, nella quale ciascuno può dare il proprio contributo. La formazione e la riflessione sull'affettività Durante le varie giornate abbiamo vissuto molti momenti di formazione che mi hanno fatto riflettere su aspetti dell'animazione, della fede e della vita quotidiana ai quali non avevo mai dedicato abbastanza attenzione. Ogni incontro mi ha lasciato qualcosa di prezioso e mi ha permesso di guardare alcune situazioni da un punto di vista diverso. Tra tutti gli argomenti affrontati, quello che mi è rimasto maggiormente nel cuore è stato il momento dedicato all'affettività. Siamo partiti leggendo il brano della guarigione dell'emorroissa, tratto dal Vangelo secondo Marco. Dopo averlo letto insieme lo abbiamo analizzato, cercando di coglierne il significato più profondo. Da quel passo è nata una riflessione sul fatto che alcune ferite interiori possano continuare a farci soffrire anche dopo anni. Abbiamo parlato di come il percorso di guarigione richieda tempo, coraggio e fiducia, e di come non dipenda soltanto dalle nostre forze, ma anche dalla fede e dall'affidarci a Dio. È stato un momento che mi ha fatto riflettere molto e che porterò con me ancora a lungo. La camminata in montagna: affrontare le difficoltà insieme Uno dei giorni abbiamo affrontato anche una passeggiata in montagna, che per me è stata un vero e proprio "Viaggio della Speranza", dato che non sono abituata a camminare in montagna. Non saprei dire quanti chilometri abbiamo percorso né quale fosse il dislivello, ma ricordo bene che, nonostante la fatica, il tempo è passato molto più velocemente di quanto immaginassi. Camminare insieme agli altri, parlare, scherzare e incoraggiarsi a vicenda ha reso tutto più leggero. Quell'esperienza mi ha fatto capire che, quando si affrontano le difficoltà insieme, anche gli ostacoli sembrano meno pesanti. Inoltre, è stata un'occasione preziosa per rafforzare i legami già esistenti e crearne di nuovi, conoscendo meglio le persone che avevo accanto. Un bagaglio di crescita e nuove consapevolezze Ripensando a quei giorni, posso dire che il Campo Base è stato molto più di una semplice esperienza formativa. È stato un momento di crescita personale, di condivisione e d'incontro con persone che mi hanno lasciato qualcosa di importante. Sono tornata a casa con nuovi amici, tanti ricordi, nuove consapevolezze e una maggiore voglia di mettermi in gioco nella mia comunità. È stata un'esperienza che porterò nel cuore e che mi ha arricchita sia dal punto di vista umano sia da quello spirituale.
- Campo Base 1 2026 - Parte viva del progetto educativo di don Bosco
Il Campo Base rappresenta il primo passo verso la formazione come animatori salesiani. Il primo turno del Campo Base MGS Italia Centrale si è svolto ad Arcinazzo dal 14 al 21 giugno. Ecco la testimonianza di una delle partecipanti! L'esperienza del primo turno ad Arcinazzo Durante questa settimana non veniamo formati soltanto per diventare animatori, ma per imparare a conoscerci meglio, approfondire la nostra fede e approfondire il dialogo con Dio. È un’opportunità unica per incontrare persone che condividono i nostri stessi ideali e per stringere legami profondi e autentici. Formazione, laboratori e il valore dell'affettività Al mattino ci si dedica ai momenti di formazione, riflettendo sulla figura dell’animatore, sulla conoscenza di sé e sull'importanza del Sistema Preventivo. Al pomeriggio si svolgono i laboratori di accoglienza e assistenza, giochi e tecniche di animazione. Un momento particolarmente significativo è la formazione e il laboratorio sull'affettività: un momento fondamentale e uno dei primi approcci verso un'educazione più consapevole, capace di dare centralità al cuore e di toccarci nel profondo. Preghiera, condivisione e crescita personale Tutte le giornate sono contornate e custodite da momenti conviviali come i pasti e il tempo libero, e da spazi dedicati alla preghiera. Durante l'esperienza mi sono sentita parte viva del progetto educativo di Don Bosco, ciò mi ha dato la possibilità di sentirmi amata e di cogliere al meglio le numerose opportunità che si sono presentate lungo la strada. Ero partita con l'idea di vivere al massimo ogni singolo momento e di accogliere tutte le occasioni formative; quando poi sono entrata nel vivo dell'esperienza, ho potuto fare tesoro di molto altro, accrescendo la consapevolezza di me stessa e imparando che tutti ti possono insegnare qualcosa, in qualsiasi momento del tuo percorso.
- Consulta MGS IC in cammino sinodale per dire ad ogni giovane: “Ragazzo, dico a te, Alzati!”
Durante l'ultimo weekend del mese mariano si è svolta la consulta MGS IC, una tappa significativa del percorso sinodale che il Movimento Giovanile Salesiano dell’Italia Centrale ha iniziato a settembre 2025. Un numeroso gruppo di persone si è radunato all' Istituto Salesiano "Teresa Gerini", in rappresentanza di tante realtà del nostro territorio. Il Cammino Sinodale e le Scelte Future I partecipanti hanno lavorato intensamente per portare a compimento un altro importante passo di un percorso basato sull’ascolto e sul discernimento. L'obiettivo fondamentale di queste giornate è stato quello di orientare in modo concreto le future scelte educativo-pastorali all’interno dei diversi livelli in cui si articola il MGS: territoriale, zonale e locale. Il confronto attivo ha permesso di tracciare linee guida condivise, capaci di rispondere con efficacia alle sfide educative contemporanee. Una Testimonianza di Comunione A dare voce al significato più profondo di queste giornate sono le parole di un giovane partecipante, che ha descritto l’esperienza come una grande Grazia ricevuta: «Vivere questo momento di forte comunione, interamente animata dal carisma salesiano, è stato un dono immenso. Non avevo mai partecipato ad attività simili all'interno del MGS». Per i ragazzi presenti, la Consulta ha rappresentato un'occasione unica di crescita spirituale e relazionale: «Poter dialogare, ascoltare e pregare intensamente con persone che custodiscono e coltivano lo stesso dono trasmesso da Don Bosco – ha raccontato il giovane – è stata una tangibile testimonianza di cosa significhi essere Chiesa: membra vive di un solo Corpo, poste al servizio di Dio e dell’umanità. Torno a casa con il cuore allargato dall'amore ricevuto». Verso una vita Piena L’esperienza si è conclusa lasciando in tutti i presenti un profondo senso di gratitudine. L’auspicio condiviso per tutte le case del territorio è quello di trovare nuove strade per vivere fedeli all’amore pasquale di Cristo, in quel clima di familiarità che guida verso il bene e la vita piena. L'obiettivo comune resta quello di alimentare e custodire con cura il Fuoco della fede, per continuare a essere luce di Dio nelle rispettive realtà locali, sapendo che, come ricordava Sant’Ireneo, “la gloria di Dio sta nell’uomo vivente”. Buona Vita e buon Cammino a tutti.
- Scoperchiamo i tetti: il weekend di servizio missionario ad Ancona
"Salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza." Questa frase racchiude l'essenza del weekend missionario che un gruppo di ragazzi dell'ispettoria ha vissuto dal 24 al 26 aprile ad Ancona. In quei giorni ci siamo immersi con tutte le forze, con tutta la mente e con tutto il cuore in esperienze di servizio nella città, cominciando ad assaporare quella missionarietà che ci accompagnerà nelle mete estive. Amore silenzioso Dopo un giro dell’Opera e della città che ci ha permesso di conoscere più da vicino il contesto multiculturale e profondamente accogliente in cui è stata fondata la Casa Salesiana di Ancona, abbiamo avuto l'opportunità di dare una mano in alcune mense cittadine, entrando in contatto in prima persona con chi vi presta servizio ogni giorno: abbiamo respirato la stessa eccitazione, l'allegria e l'amore che animano questi volontari. Allo stesso tempo abbiamo cercato di incontrare e conoscere chi quei pasti li riceve, sedendoci con loro al tavolo per scambiarci sguardi e quattro chiacchiere. Sono io, che parlo con te Non siamo mai stati soli: eravamo custoditi dalla Parola. Ci siamo ritrovati e scoperti nel passo del Vangelo di Luca, che ci ha offerto gli strumenti per capire ciò che stavamo per fare: come farlo e, soprattutto, come viverlo davvero. Condivisione e ricapitolazione A conclusione del weekend ci siamo fermati per guardare indietro e ripercorrere il cammino missionario di quest'anno: non da protagonisti, ma da spettatori. Per riconoscerci cambiati, accompagnati e, soprattutto, disarmati… pronti ad amare. Il souvenir Ogni volta che si torna da qualche posto, non si può fare a meno di portare qualcosa a casa. Noi portiamo con noi la creatività, la dedizione e la perseveranza che sono alla base di ogni servizio autentico. È con questi valori che speriamo di andare incontro ai giovani che il Signore ci farà incontrare nelle missioni di quest'estate, per metterli in pratica insieme a loro.
- Non solo un ricordo, ma un cammino: il pellegrinaggio che unisce le generazioni
Un cortile senza confini C’è un’immagine che più di tutte racconta la domenica vissuta dall’MGS Liguria al Colle Don Bosco: un unico, immenso cortile colorato dai sorrisi di centinaia di persone che, per un giorno, hanno annullato ogni distanza. Non è stata solo una trasferta organizzata, ma un’esperienza di famiglia che ha visto camminare fianco a fianco i ragazzi delle medie, gli studenti delle superiori, gli universitari e le famiglie con i bambini piccoli, tutti uniti dallo stesso desiderio di riscoprire le proprie radici. Ritorno alle radici: Don Bosco compagno di viaggio Il viaggio è iniziato quando il sole del mattino ha iniziato a scaldare il piazzale della Basilica. Appena scesi dai pullman, l'emozione del ritrovarsi è stata palpabile. I ragazzi delle superiori hanno subito dato voce a questo sentimento, raccontando come questo pellegrinaggio li abbia toccati nel profondo: per molti di loro è stata la gioia di riabbracciare finalmente i coetanei degli oratori di tutta la Liguria. È stato un po' come tornare bambini, ma con una consapevolezza nuova, quella di sentirsi parte di qualcosa di molto più grande. Mentre si addentravano tra le mura della casetta dei Becchi e i sentieri di Giovannino, hanno sentito Don Bosco non come un santo distante, "di gesso", ma come un essere umano vicino a loro, un compagno di viaggio che dà senso a ogni passo. Il miracolo della quotidianità nel cortile della Basilica Il cuore della giornata è però pulsato con forza nel cortile interno della Basilica. Lì, nel momento del pranzo, si è vissuto il miracolo della quotidianità salesiana: l'intero gruppo si è stretto in un unico abbraccio, trasformando quel cortile in un'immensa sala da pranzo a cielo aperto. Tra panini condivisi e il chiasso gioioso dei bambini che correvano, non c'erano più distinzioni di età o di provenienza. Si era semplicemente famiglia, proprio come accadeva nel primo oratorio di Valdocco. Adattarsi per costruire: la riflessione degli universitari Nel pomeriggio, mentre i più piccoli continuavano a giocare e il gruppo si divideva per attività più mirate, lo sguardo si è fatto più profondo attraverso le riflessioni degli universitari. Per chi è tornato al Colle più volte, la sfida è stata trovare un senso nuovo in luoghi già noti. È emerso così il grande tema dell’adattarsi, ispirato dalla vita di Mamma Margherita e dei primi missionari. Gli universitari hanno colto una sfumatura preziosa: adattarsi non significa sottomettersi o arrendersi alle difficoltà, ma avere il coraggio di combattere con quello che si ha per costruire il proprio sogno. È la consapevolezza che, anche se la strada è tortuosa, con la Fede e il sostegno reciproco si può creare qualcosa che genera felicità per sé e per gli altri. Dalla Basilica agli oratori: una gioia che si fa missione La giornata è scivolata verso la sua conclusione naturale sotto le navate della Basilica. La celebrazione eucaristica ha raccolto tutti i pensieri, i silenzi e i sorrisi della giornata, trasformandoli in una preghiera corale. Si è ripartiti verso la Liguria con il desiderio acceso di non lasciare quell'esperienza chiusa in un ricordo, ma di farla rivivere negli oratori di ogni giorno. Ne usciamo custodi di una bellezza rara: quella di una comunità che vuole continuare a crescere, a sfidare le oscurità con il coraggio del sogno e, soprattutto, a donarsi con gioia.
- DB Cup 2026: sport e spirito di don Bosco al Pio XI
Il 19 marzo, presso l’Istituto salesiano Pio XI, si è svolta la DB CUP, una giornata di sport dedicata a tutti i ragazzi e le ragazze dalla terza media al quinto superiore degli Oratori del Lazio, Umbria e L'Aquila. I giovani avevano la possibilità di iscriversi a tre diversi tornei, in base alle loro passioni e capacità: Torneo di calcio: ha visto partecipanti di molte età e diverse Case Salesiane. Torneo di basket 3vs3: i giocatori hanno potuto conoscersi e formare squadre miste con cestisti provenienti da realtà differenti. Torneo di pallavolo: una competizione che ha messo in luce giovani dal grande talento. Come si è svolta la giornata? L’evento è iniziato alle 9.30 con l’iscrizione delle squadre e la celebrazione della Messa, che ha permesso di iniziare la DB CUP con la presenza di Gesù ad accompagnare i ragazzi. Successivamente sono iniziate le partite: le squadre hanno giocato con molta competitività, ma sempre con rispetto e gioia nello stare insieme, il tutto accompagnato dalla musica che aumentava il clima di festa. Dopo la pausa pranzo, un momento di condivisione e riposo, le gare sono riprese nel primo pomeriggio con la stessa allegria. Verso le 16.30 si sono svolte le finali, durante le quali tutti i presenti hanno tifato e sostenuto i finalisti. La giornata si è conclusa con le premiazioni: sono state celebrate le squadre vincitrici, i migliori giocatori per ogni sport e i ragazzi che hanno dimostrato più sportività e leadership. Non solo una giornata di sport… La DB CUP è stata una giornata di gioco, divertimento e sport, ma non solo. I tornei non sono stati solo un’occasione per dimostrare bravura o provare a vincere, ma soprattutto la possibilità di sperimentare l’amore di una grande famiglia. Durante le partite la sana competitività non si è mai trasformata in mancanza di rispetto. I giovani hanno vissuto una giornata immersi nello spirito salesiano, avendo l'opportunità di sentirlo vicino, come se in mezzo a loro, in campo, stesse giocando anche Don Bosco.












