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  • La meta è una tomba

    Una tomba. Sì amici, la meta del cammino è stata ed è la visita a una tomba. Non è un granché, si potrebbe pensare. Ma il sepolcro di San Giacomo apostolo è da dodici secoli, per i pellegrini di tutta la terra, un luogo unico, da cui trasuda la testimonianza di un immenso amore. Non morte ma amore. L’amore del Maestro per il discepolo, reso partecipe dei momenti più intimi e toccanti della missione di Gesù, e l’amore del discepolo per il Maestro, testimoniato da Giacomo fino alla fine col martirio. Noi, piccoli piccoli davanti a questa grande eredità, ci siamo messi in cammino per gli ultimi 120 km in terra di Galizia per giungere dopo 6 giorni di cammino a Santiago de Compostela. Difficile (come sempre) fare un sommario preciso, perché quello che si potrebbe dire è di gran lunga superiore allo spazio disponibile, quindi andiamo all’ essenziale. Ecco. L’essenziale. Un pellegrinaggio è un richiamo all’essenzialità, il bagaglio deve essere leggero altrimenti si va troppo lenti. I pellegrini del passato lo sapevano bene, pochissimi oggetti tra i quali il bordone (un bastone) e la bisaccia, che servivano da “distintivo” per farsi identificare come tali. Anche a noi il primo giorno, a simboleggiare quest’antico “kit” del pellegrino, è stato dato il Vangelo, bastone per sorreggere i nostri passi, ed un taccuino, bisaccia nella quale raccogliere ciò che più ci avrebbe colpito. Fin dal primo giorno è chiaro che il pellegrinaggio ha come primo scopo stare in amicizia e vicinanza con il Signore, “Tu sei vicino a chi ti cerca con cuore sincero”, abbiamo recitato durante la preghiera iniziale. Un ricercare Dio ogni giorno, nella lettura della Parola seguendo i brani in cui emergeva la figura di Giacomo e concentrandoci gli ultimi giorni sui brani della Passione, come facevano gli antichi pellegrini. Un ricercare Dio nei momenti di silenzio e nella conoscenza fra noi, che giorno dopo giorno si è accresciuta in intimità e profondità. Cammin facendo ci si accorge che tutti partiamo con due bagagli, uno sulle spalle (al massimo 8-9 kg), e uno sul cuore (non deve pesare più di qualche grammo). Inutile dire quale sia quello più importante. Se mi metto in cammino con mille preoccupazioni, se mi metto in cammino col cuore pieno di ansie, di nodi da sciogliere è inevitabile che Dio non me lo potrà riempire. Bisogna partire con l’essenziale, poche domande ma che siano quelle giuste. Anzi, ne basta solo una, quella più importante che raccoglie tutte le altre “Signore, a che cosa mi chiami?”. Questa è la differenza fondamentale fra attesa e aspettativa. Il clima giusto di un pellegrinaggio (e di un cammino di fede) è quello dell’attesa. L’attesa è propria di chi è libero, l’aspettativa di chi è pieno di pesi e ingombri e aspetta solo che Dio lo alleggerisca. Insomma, bisogna partire poveri. Poveri in spirito più che negli oggetti (un chilo in più o in meno fa poca differenza, tanto i dolorini già dopo il primo giorno vengono a tutti). Una povertà questa, che in realtà ci rende ricchi perché capaci di accogliere l’inaspettato, le tante grazie di cui ogni giorno è disseminato: dalle semplici parole scambiate camminando, fino all’immensa bellezza di arrivare davanti alla tomba dell’apostolo. Non è facile descrivere che cosa si provi arrivati a Santiago, ognuno di noi potrebbe dire un’infinità di cose diverse. Dopo tanto camminare, dopo tanto attendere, poter stare lì, fra le mura che hanno visto le preghiere e i desideri di milioni di cristiani, è semplicemente commovente, la stanchezza passa in secondo piano lasciando il posto a immensa gratitudine. La cripta non è molto grande e spesso affollata, rari sono i momenti di calma, ma non importa, solo Lui adesso è importante. Una suora guanelliana incontrata durante il cammino ci ha detto che in occasioni come queste il Signore non aspetta altro che mettersi a “zappare” nel nostro cuore per fare una semina abbondante. Direi che l’immagine è più che azzeccata. Poi però bisogna tornare alla normalità, alla vita di sempre, ma si torna un po’ cambiati e con una voglia matta di rendere partecipi gli altri di quello che abbiamo visto e sentito. Perché il vero cammino comincia quando si arriva a casa.

  • Campo Base 2: un grazie che continua!

    Altipiani di Arcinazzo: qui è iniziato il nostro Campo Base (25 giugno - 2 luglio). Partita senza troppe aspettative, ho cercato di mettermi in gioco con tutta me stessa e ad oggi non posso essere altro che fiera del risultato ottenuto: è stata un'esperienza che ha lasciato il segno sia a livello formativo che umano. In primis mi ritengo molto fortunata per i compagni di avventura che ho avuto: non avrei mai pensato di stringere legami così forti e importanti per me in solo una settimana. Ogni giorno è stato pieno; sveglia presto, preghiera del mattino e colazione: così cominciava la nostra giornata. Nella mattinata ci venivano proposti i temi formativi, che avevano lo scopo di aiutarci a capire meglio la dimensione salesiana e di farci crescere come come animatori salesiani. Subito dopo c’era la possibilità di partecipare liberamente al momento centrale della celebrazione eucaristica. Nel pomeriggio partecipavamo ai vari laboratori (per esempio tecniche e giochi) in cui l’équipe ci ha aiutato a migliorare i metodi e gli approcci da avere durante le attività quotidiane (e non solo) dei nostri oratori. Ogni sera, inoltre, i nostri educatori hanno organizzato per noi giochi che abbiamo molto apprezzato ed è stato anche grazie a questo che noi ragazzi ci siamo divertiti e uniti ancora di più. La giornata che personalmente resterà indelebile nel mio cuore è quella di mercoledì 28 giugno, quando abbiamo "scalato" la montagna anche con nuvole e pioggia (che non ci hanno mai abbandonato); ci siamo aiutati durante il percorso e abbiamo trovato modo di divertirci anche sotto il tetto di una casetta abbandonata, bloccati a causa del tempo. Durante il campo abbiamo naturalmente avuto anche momenti di svago che, sempre anche grazie all’équipe, sono stati favolosi (come dimenticare le partite di calcio, i tornei di pallavolo e le strimpellate sotto agli alberi). Che dire: è difficile spiegare appieno la bellezza di questa esperienza e probabilmente solo chi l'ha vissuta può capire quanto sia difficile raccontare un campo che ti ha scosso il cuore. Vorrei ringraziare tutti i membri della nostra équipe: ci hanno accompagnato, sostenuto, fatto divertire e molte volte hanno anche raccolto le nostre lacrime in questo splendido campo che è stato soltanto l'inizio del nostro cammino formativo come animatori salesiani.

  • Semi da coltivare

    Castagno d'Andrea, 17-23 luglio 2017 - Tanti volti, tante esperienze, tanti luoghi tutti riuniti per qualche giorno sulle montagne dell’Appennino toscano per vivere insieme l’esperienza più bella: l’incontro con il Signore. Sì, perché il Campo Bivio è soprattutto questo: vivere la bellezza del dono della propria vita ai più piccoli con il Signore sempre accanto. Nei sette giorni di campo, l’ultima tappa del cammino di formazione animatori dell'Italia Centrale, l’équipe ci ha accompagnato alla scoperta del modo salesiano di fare progetto e di lavorare insieme, ci ha fatto capire come anche dietro al più “banale” dei nostri interventi educativi ci debba essere una progettazione ben strutturata che rispetti e non trascuri nessuna dimensione dei giovani. Attenzione agli ultimi, itinerari di educazione alla fede, comunicazione sono alcuni esempi dei laboratori che hanno scandito i nostri pomeriggi (ovviamente dopo un po' di sano svago) nell'insegnarci come progettare e lavorare nei vari settori delle nostre realtà. La mattina invece eravamo completante proiettati sul Progetto Educativo Pastorale Salesiano (o più semplicemente PEPS) e sulle sue 4 dimensioni fondamentali (educativo-culturale, vocazionale, educazione alla fede e associativa) approfondendole e cercando di calarle nelle nostre realtà locali. In tutte le nostre giornate abbiamo vissuto come momento centrale la S. Messa così da poter cogliere veramente l’essenza del nostro carisma. Tutti questi momenti ci hanno aiutato e lasciato degli strumenti utili per affrontare proprio i bivi della vita che troveremo, perché per educare i giovani dobbiamo essere a nostra volta educati ed in cammino alla scoperta del progetto più importante: quello che scriviamo, ogni giorno, con Dio per la nostra vita. Molto significativi e toccanti sono state le testimonianze di vita donate da ogni membro dell’equipe; credo che niente possa essere più efficace di una testimonianza fatta di gesti più che di parole. L’attenzione agli ultimi è stato un filo conduttore per il campo che ci ha messo veramente di fronte a tutte le povertà che vivono i ragazzi delle nostre città spingendoci ad essere missionari nel quotidiano. Il laboratorio che si è concentrato proprio su questo aspetto fondamentale del carisma salesiano è stato la novità del campo rispetto agli anni precedenti e si prefissava di lasciarci gli strumenti per riconoscere i bisogni dei giovani poveri (non solo nel senso materiale) nelle nostre opere e per progettare un cammino da fare con loro per aiutarli con la giusta gradualità nella comunità. Questo campo ha sicuramente lasciato molti semi nei cuori di tutti noi, adesso sta a noi coltivarli e farli crescere.

  • Quando l'Incontro è per sempre

    Sono partita per il Meeting MGS principalmente con il desiderio di ritrovare tutti gli amici con cui ho condiviso il Campo Base, esperienza che mi ha fatto crescere molto sia dal punto di vista spirituale che dal punto di vista umano; poi si sa che rivedersi spesso non è facile e il Meeting poteva essere l'occasione perfetta. Leggendo il programma, oltre all'accoglienza e al gioco serale che ci hanno dato la possibilità di conoscere persone nuove e di passare del tempo con chi già avevamo legato, mi ha incuriosito molto l’idea di poter vivere la celebrazione delle professioni perpetue a cui non avevo mai partecipato e che ha fatto nascere in me una grande sensazione di gioia per Flavia, Marco e Valeria che sabato davanti a Dio hanno pronunciato il loro sì per sempre. Con le testimonianze di domenica invece, ho avuto occasione di toccare con mano l'esperienza di vita salesiana di fratelli e sorelle che, sulle orme di Giovannino, hanno lasciato scegliersi da Dio perché la loro Gioia sia piena e portino frutto, fratelli e sorelle che hanno donato la loro unicità interamente a Dio per testimoniare la speranza della Chiesa che attende la visione del suo Signore. A fronte di questi due intensissimi giorni, ammetto di esser partita con l'idea che il ritrovo degli amici sarebbe stata la cosa più bella da poter vivere ma con il lungo viaggio di ritorno ho riflettuto su quanto coraggio e quanta bellezza ci sia nell'eccomi che i tre neo-professi hanno pronunciato davanti a Dio per il resto della loro vita. E consapevole di così tanta grandezza posso dire di aver rivissuto l'autentica fede, quella che, presi dalla frenetica vita quotidiana, tendiamo ogni tanto a mettere da parte. Torno a casa ricca di amore e gratitudine, portando con me il desiderio e la determinazione di essere esempio di vita cristiana per il prossimo, come tutti coloro che ho incontrato in questi giorni lo sono stati per me.

  • Meeting 2017 - volantino

    Carissimi, mentre ancora fervono alcune iniziative estive ispettoriali presentiamo il volantino del MEETING MGS Italia Centrale che si svolgerà a Roma, Pio XI, il 9 e 10 settembre prossimi. E' la terza edizione di questa reunion del MGS Italia Centrale che mette al centro dell'attenzione la Professione perpetua del salesiano Marco Frecentese e di due Figlie di Maria Ausiliatrice, suor Valeria Bologna e suor Flavia Zuccoli, e allo stesso tempo è un modo per ritrovarsi dopo le attività estive e ripartire al meglio per il nuovo anno pastorale. A presto! La Segreteria MGS IC

  • #inReteColMondo - cosa resta?

    ,Quanto ho sempre dato per scontate le notizie di mondialità viste e sentite dire quasi ogni giorno al telegiornale! Mentre adesso, a pochi giorni di distanza dal Forum #inReteColMondo, comincio a percepire, dai fili ai nodi, l’autentico avere a cuore il bene del povero, dell’emarginato, del fratello lontano. Ma come posso aiutarlo io dall’altra parte del mondo? Partendo dal cogliere le opportunità di ogni giorno, qui dove Dio mi ha voluta, per creare legami di solidarietà col povero, con l’emarginato, col fratello vicino. Detto così sembrerebbe quasi semplice in un mondo di superficialità e distrazione… ma, come i discepoli, c’è una comunità dissidente su cui contare, che pensa in modo diverso per la benevolenza reciproca, che si muove insieme e il Movimento Giovanile Salesiano ne è un modello efficace. E soprattutto c’è Chi conta su di me, su di noi e a quanto pare vede anche piuttosto lontano, molto più lontano di quanto il nostro stesso grande sognatore don Bosco potesse pensare quando a nove anni gli venne presentato un vasto campo per fare del bene. Chissà se avrebbe mai immaginato che si parlava di un campo molto più ampio… ‘solo’ il mondo intero… e a noi, suoi missionari nel quotidiano, ora non resta che sporcarci le mani e continuare a sognare in grande nell’offerta del dono di sé. Oltre al dare, attraverso le varie testimonianze, ho compreso maggiormente l’importanza del saper ricevere mettendosi a disposizione di ciò che l’altro vuole donarmi ed è un’immensa ricchezza che specialmente in vista della preparazione per l’Estate Ragazzi voglio cogliere e valorizzare nella gratitudine, già partendo dallo splendore di questi giorni, ringraziando i tanti amici che lo hanno reso tale. È questo ciò che da Genova a Roma e ‘in rete col mondo’ ho portato grazie al V Forum MGS, con la gioia di poter salire sulla Sua barca per testimoniare anch’io con i fratelli che “sulla tua parola getterò le reti”!

  • Benvenuti in SpazioMGS

    Benvenuti sul nuovo portale del Movimento Giovanile Salesiano dell'Italia Centrale. Qui troverete sempre aggiornati tutti gli eventi e gli appuntamenti di tutte le realtà salesiane, oltre a spunti di riflessione, materiale per gruppi, foto, video e tanto altro utile per l'animazione delle nostre case.

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