• Giacomo Simonetti, Firenze

Semi da coltivare

Castagno d'Andrea, 17-23 luglio 2017 - Tanti volti, tante esperienze, tanti luoghi tutti riuniti per qualche giorno sulle montagne dell’Appennino toscano per vivere insieme l’esperienza più bella: l’incontro con il Signore.

Sì, perché il Campo Bivio è soprattutto questo: vivere la bellezza del dono della propria vita ai più piccoli con il Signore sempre accanto.

Nei sette giorni di campo, l’ultima tappa del cammino di formazione animatori dell'Italia Centrale, l’équipe ci ha accompagnato alla scoperta del modo salesiano di fare progetto e di lavorare insieme, ci ha fatto capire come anche dietro al più “banale” dei nostri interventi educativi ci debba essere una progettazione ben strutturata che rispetti e non trascuri nessuna dimensione dei giovani. Attenzione agli ultimi, itinerari di educazione alla fede, comunicazione sono alcuni esempi dei laboratori che hanno scandito i nostri pomeriggi (ovviamente dopo un po' di sano svago) nell'insegnarci come progettare e lavorare nei vari settori delle nostre realtà. La mattina invece eravamo completante proiettati sul Progetto Educativo Pastorale Salesiano (o più semplicemente PEPS) e sulle sue 4 dimensioni fondamentali (educativo-culturale, vocazionale, educazione alla fede e associativa) approfondendole e cercando di calarle nelle nostre realtà locali. In tutte le nostre giornate abbiamo vissuto come momento centrale la S. Messa così da poter cogliere veramente l’essenza del nostro carisma. Tutti questi momenti ci hanno aiutato e lasciato degli strumenti utili per affrontare proprio i bivi della vita che troveremo, perché per educare i giovani dobbiamo essere a nostra volta educati ed in cammino alla scoperta del progetto più importante: quello che scriviamo, ogni giorno, con Dio per la nostra vita. Molto significativi e toccanti sono state le testimonianze di vita donate da ogni membro dell’equipe; credo che niente possa essere più efficace di una testimonianza fatta di gesti più che di parole. L’attenzione agli ultimi è stato un filo conduttore per il campo che ci ha messo veramente di fronte a tutte le povertà che vivono i ragazzi delle nostre città spingendoci ad essere missionari nel quotidiano. Il laboratorio che si è concentrato proprio su questo aspetto fondamentale del carisma salesiano è stato la novità del campo rispetto agli anni precedenti e si prefissava di lasciarci gli strumenti per riconoscere i bisogni dei giovani poveri (non solo nel senso materiale) nelle nostre opere e per progettare un cammino da fare con loro per aiutarli con la giusta gradualità nella comunità. Questo campo ha sicuramente lasciato molti semi nei cuori di tutti noi, adesso sta a noi coltivarli e farli crescere.

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