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- Cercate le cose di lassù
Non si può certo dire che Dio non sia un tipo fantasioso: chi di noi avrebbe immaginato di essere contattato da Lui in videochiamata? Invece è proprio quello che è successo in questi giorni, perché senza dubbio l’idea di vivere a distanza gli Esercizi Spirituali non può che essere stata ispirata dallo Spirito Santo, come dimostrano la gioia e la gratitudine che oggi abitano il nostro cuore. E non è stato solo Dio a raggiungerci lì dove eravamo, ma è stato il Movimento Giovanile Salesiano! La difficoltà di concentrarsi (anzi, raccogliersi!) a casa è stata compensata dall'unità straordinaria che si è creata, dall'entusiasmo di condividere questo momento con tutti i giovani del MGS IC. Di più, proprio questa inedita modalità di vivere il ritiro ci ha permesso di superare i confini delle nostre regioni e così abbiamo gustato insieme un’esperienza di esercizi che forse prima potevamo dare per scontata, ma che ora è davvero da riconoscere come dono gratuito e soprattutto non scontato. Con la sua dolcezza e saggezza don Mario Rollando ci ha presi per mano e ci ha accompagnati sulle orme del Risorto. L’incontro con Lui attraverso la sua Parola fa rinascere in noi la memoria del suo amore che scalda il cuore e che ci rende testimoni: non persone perfette, ma mendicanti che sempre desiderano il Signore. Come e con sant'Agostino don Mario ci ha esortato proprio a desiderare, perché il nostro desiderio di Dio è preghiera, anche e soprattutto quando emotivamente siamo in difficoltà, quando ci sentiamo insensibili alla Grazia o addirittura in lotta con essa. Dalle nostre contraddizioni può scaturire una preghiera che è solo nostra, che è personale e originale, come quella di san Tommaso, che soffre e pretende di vedere Gesù per poi prorompere nel bellissimo “Mio Signore e mio Dio!”. Nell'ultima intensa tappa del nostro percorso don Mario ci ha portato in Galilea, luogo non scelto a caso da Gesù per incontrare i suoi discepoli: luogo dello scarto, del margine, dei poveri, dei peccatori… Luogo da cui vorremmo fuggire, ma che fa parte di noi, che rappresenta le nostre più intime zone buie, gli aspetti di noi stessi e della nostra vita che vorremmo nascondere e con cui non siamo riconciliati. Ma Gesù ci dà appuntamento proprio in quelle Galilee, ci aspetta lì, perché “ama illuminare i nostri sotterranei”. Quelli in cui forse siamo anche più veri. Perché non c’è bisogno di sforzarti per meritare l’amore di Dio: la sua Grazia ti precede ed è lei che crea in te infiniti motivi per amare ogni pezzo della tua vita, che sia Galilea o che sia Giudea, buio o luce. Ancora don Mario ci ha spinto a vedere la bellezza nella diversità che abita il mondo e la stessa Chiesa, come nelle due figure di Pietro e Giovanni, a scoprire che la relazione con Dio è l’asse portante che spinge il pastore ad amare il suo gregge, perché: “soltanto gli assidui frequentatori del mistero di Dio possono essere raffinati interpreti e servitori del mistero dell’uomo”. Così il nostro amore per gli altri non risulta sminuito dal nostro rapporto prioritario con Dio, ma semmai potenziato, reso divino. Dopo queste giornate abbiamo imparato per esperienza che a contatto con la Parola di Dio il nostro cuore può sempre ardere, non importa dove siamo: nella natura, in oratorio, all'università, al lavoro, in Chiesa… A casa. Come ci ha detto madre Yvonne, altro grande regalo di questi Esercizi, la Parola ci raggiunge nel nostro oggi, con una chiamata che non è quella di ieri e nemmeno quella di domani: oggi, #lìdovesei, non lasciar spegnere il fuoco che Dio ha acceso nel tuo cuore.
- Esercizi Spirituali: qualche informazione
Ciao ragazzi! Come sapete la situazione che stiamo vivendo ci richiede di cambiare molti ritmi e abitudini, e già nelle nostre case ci stiamo organizzando in vari modi per non perdere le nostre belle attività. Perché allora non pensare in modo nuovo anche gli esercizi spirituali? Come MGS Italia Centrale vorremmo dare la possibilità a tutti i giovani universitari e lavoratori di vivere i "classici" 3 giorni di esercizi da casa. Ci ritroveremo sulla piattaforma Zoom venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 maggio per dei momenti di ascolto e di condivisione della Parola, guidati da don Mario Rollando, un sacerdote della diocesi di Chiavari che alcuni di noi hanno già conosciuto in Liguria durante gli ultimi esercizi di Avvento. Saranno degli esercizi spirituali un po' particolari ovviamente, centrati sul tempo di Pasqua che stiamo vivendo, dove ci lasceremo guidare da tre brani in cui Gesù incontra i discepoli dopo la Resurrezione, dove non mancheranno momenti di condivisione per provare a rileggere, alla luce della Parola, il momento difficile che stiamo vivendo. Non sarà facile vivere gli esercizi come se fossimo in una casa per ritiri, ma anche casa nostra può diventare proprio il luogo in cui Gesù viene per incontrarci! Per questo quindi basta avere piccole attenzioni per preparare bene il cuore a questo incontro: -custodire i momenti di silenzio il più possibile -staccarsi da smartphone e pc se proprio non ne abbiamo bisogno per studio o lavoro -ridurre al minimo lavori extra, video-aperitivi, maratone Netflix -dare valore al riposo e alla notte per poter essere connessi con mente e cuore -e perché no, condividere anche con le nostre famiglie il tempo che vivremo! Ecco il programma dettagliato: VENERDI' 8 17.45 ritrovo su Zoom e introduzione agli esercizi 18.00 prima meditazione, a seguire tempo personale 21 ritrovo su Zoom per preghiera del Rosario e buonanotte SABATO 9 9.00 ritrovo su Zoom e seconda meditazione, a seguire tempo personale 17.00 ritrovo su Zoom per preghiera divisi per gruppi con una breve condivisione DOMENICA 10 10.30 ritrovo su Zoom e terza meditazione, a seguire tempo personale 16.00 ritrovo su Zoom e condivisione per gruppi 17.00 Messa conclusiva dal Sacro Cuore a Roma I dettagli tecnici per il collegamento verranno mandati a ciascuno via mail a iscrizioni concluse.
- Andare incontro è la parola d’ordine
Oggi, Domenica delle Palme, inizio la mia giornata con un bel sorriso soddisfatto perché come gruppo animatori siamo riusciti a far preparare ai nostri ragazzi dei Savio (Gruppi Apostolici) delle palme di carta che il nostro parroco benedirà virtualmente attraverso la Messa in diretta dalla pagina di Facebook del nostro oratorio! Evvai, li abbiamo raggiunti! Siamo riusciti a dare loro una parvenza di normalità in questi giorni sconquassati dove ci sembra di vivere a testa in giù! Prendo il telefono per ascoltare il messaggio di don Maurizio che tutte le mattine mi dà qualche spunto per la giornata e trovo un messaggio di una mamma che prova a spiegarmi che il suo bambino non è riuscito a fare tutte le attività proposte perché il suo papà è ricoverato in ospedale dal 27 di marzo per COVID-19. Non è intubato, ma ha bisogno di ossigeno e la situazione si prospetta alquanto lunga. Ed è in quel momento che realizzo quanto tutte le mie preoccupazioni siano reali: fino ad ora ho solo rivolto il mio pensiero alle persone malate e ho pregato per loro, mi sono dispiaciuta per non essere riuscita a continuare il percorso con i bambini del gruppo - proprio in questo periodo avremmo dovuto cominciare a parlare dei sacramenti e avremmo camminato tutti insieme verso questo incontro con Gesù - mi sono chiesta come stiano i ragazzi che ci vedono semplicemente come un campetto da calcio e che inconsapevolmente ci regalano un pezzettino della loro quotidianità venendo a tirare calci al pallone. Insomma, tutto quello che mi frullava per la testa mi è sembrato immediatamente molto reale e per niente virtuale. Varazze è sembrata fin’ora un’isola felice, nessuno si esprime sulla diffusione dell’epidemia, passano con gli altoparlanti a dirti di continuare a stare a casa come da ordinanza, e noi continuiamo a pensare di vivere in una bella bolla d’aria dove stiamo tutti bene e “tutto andrà bene”! Sì, certo, fino a quando non ti tocca! Sei così preso dalla tua routine casalinga che non senti più il desiderio di sapere come stanno gli altri al di fuori delle tue quattro mura. È incredibile come questo ritorno all'essenziale letto in chiave egoistica ci faccia dimenticare quanto questa situazione significhi tornare alla disuguaglianza: tutto quello contro cui io nel mio piccolo combatto in prima linea insieme ai salesiani. Quanto è ingiusto che abbia diritto ad un’istruzione solo chi ha i mezzi per farlo? Quanto è ingiusto che chi ha una casa minuscola non possa far correre liberamente i propri figli? Quanto è ingiusto non poter essere aiutati? Mentre scorrono questi pensieri ci pensa l’omelia in diretta di don Claudio a riportarmi sul binario giusto: “Gesù solo con la sua umanità vissuta fino all'ultimo respiro ci ha salvati!”; proprio così, solo Gesù ci riporta su quello che serve, su quello che è giusto e su quello che è vero. Finisce la Messa virtuale e chiamo al telefono questa mamma che mi dice: “Che bello sentirti! Sai cos'è l’unica cosa che sta sollevando il morale di mio marito? Le foto di amici e parenti che fanno il tifo per lui!” - e allora, mi chiedo, cos'è che veramente ci salva? LA RELAZIONE. Con Dio, con gli altri. Siamo nati per questo… quindi riprendiamoci la nostra umanità, non lasciamo che una piccola particella proteica che entra dentro le nostre cellule, possa cambiare la nostra natura, la nostra vera essenza! Io sono Claudia e sono una mamma, ma sono anche una Salesiana Cooperatrice. All'inizio di questo isolamento ho approfittato di questa situazione per concentrarmi sulla mia famiglia, sulla nostra casa: lavoretti di qua, riordino di là. Ero quasi contenta di avere un po’ di tregua da quel posto risucchia-energie che è l’oratorio… e invece, giorno dopo giorno, ho cominciato a sentirne la mancanza, il mio senso di giustizia si è fatto strada, il desiderio di tendere una mano è cresciuto in me… ed oggi, più degli altri giorni, dopo aver sentito la voce di questa mamma, vorrei uscire, vorrei fare la mia parte. La relazione con l’altro è la chiave; andare incontro è la parola d’ordine.
- Chiamatemi Padre e mi farete felice
Carissimi giovani del MGS, Come state? Spero bene! Questo non è un momento facile per nessuno, ma non dobbiamo scoraggiarci, la Resurrezione è l’unico vero Antidoto, l’unico vero antivirus alla nostra esistenza. Certo non è facile da comprendere e vivere, perché come nella Favola di Pinocchio, le “medicine” non piacciono sempre. Ma state allegri, il Medico, il Medico “ferito” sulla Croce è venuto a sanare tutti noi medici malati terminali, per renderci sani per essere mandati verso gli altri, in modo speciale verso i giovani che adesso stanno facendo più fatica, o verso quelli che la fatica non la fanno perché sono proprio bloccati: i giovani più poveri. Mi è stato chiesto di dirvi cosa facciamo nella nostra Parrocchia-Oratorio, come viviamo nella nostra Comunità Salesiana. Beh, facciamo quello che possiamo! La nostra è una realtà molto variegata, con tantissimi ragazzi. Voi vi starete chiedendo: “ma cosa state facendo adesso?”. Oltre alla vita della Comunità abbiamo attivato alcune iniziative che abbiamo chiamato: Hashtag 1 alla 5°. Insieme alla Comunità si può partecipare ad alcuni momenti di preghiera: il Rosario, l’Adorazione, la Via Crucis e la Messa domenicale. Poi ci prepariamo alla Liturgia Pasquale… che sarà davvero molto particolare quest’anno, purtroppo. Ogni sera viviamo sui social la classica buonanotte salesiana. Per i ragazzi inoltre abbiamo avviato un Contest: “Oratorio chiama Casa”; i vari gruppi si sono poi organizzati per stare vicini ai ragazzi e giovani. Con i giovani stiamo provando ad organizzare Estate Ragazzi in video chiamate. Con gli adulti della Diaconia (Caritas) ci stiamo anche occupando dei poveri, andandoli a visitare e portando gli alimenti, stando attenti a prendere tutte le precauzioni per non fare del male a nessuno. Mi chiederete: “Come è stare lontano dai giovani?” Non è facile rispondere, perché è facile scadere nel sentimentalismo. Intanto cerco e cerchiamo noi salesiani di pregare sempre per i giovani. Poi con qualcuno siamo in contatto. E qui spendo due parole: non è facile dire nel tuo cuore chi chiamare, quindi la mia scelta è quella di stare in contatto con gli animatori dei vari gruppi per stare in contatto con i giovani e i ragazzi, perché non puoi dire: “Chiamo quello o chiamo quell'altro”, tutti davvero sono importanti. Penso ai ragazzi e i giovani? Si, prego per loro. Mancano tanto, questo è certo. Mancano tutti anche se un pezzetto di cuore va a quelli del cortile, quelli che non appartengono ai gruppi, quelli “sgarupati”, quelli che creano sempre problemi, che li richiami “due per tre” ogni giorno. Loro mancano perché non li raggiungi con i mezzi di comunicazione attivati dai gruppi, perché non appartengono a nessuno se non al cortile. È una sensazione strana il cortile, le stanze, la palestra vuoti. Ma anche questo serve. Ora non lo capiamo molto e, al di là di chi dice che tutto ciò che ci accade è la punizione di Dio o è colpa di Dio, io sono convinto che anche Dio come nel Vangelo di Lazzaro, ora pianga per i suoi figli. Mancano i ragazzi e i giovani? Rispondete a questa domanda: è il padre che genera i figli o sono i figli che danno all'uomo il significato di padre? Se rispondete bene a questa domanda capirete quanto a noi salesiani mancano i giovani, perché senza di voi, io chi sono? Permettetemi infine un piccolo augurio a voi di buona Pasqua, che davvero la gioia di Cristo Risorto contagi la vostra vita e così possiate contagiare la vita di tante persone, giovani in modo speciale e perché no, anche la vita di noi salesiani, che abbiamo bisogno di voi e non sapete quanto. Noi preghiamo per voi e voi pregate per noi.
- Quaranta giorni
Quando la nostra giornata comincia il sole è già sorto, perché la primavera è già iniziata. Meditazione della Parola e preghiera della liturgia delle Ore e tutto sembra come sempre, come ogni mattino. La prima cosa strana, però, accade proprio con il segno della croce che conclude questo gesto quotidiano. È strano uscire dalla cappella della propria comunità e non avere in bocca il sapore di quel “pezzo di pane” che gli occhi della fede sanno riconoscere come tutto il nutrimento di cui il nostro spirito ha bisogno: il Corpo e il Sangue del Signore. Ormai da diverse settimane non ci sono più celebrazioni eucaristiche pubbliche. Quell'incontro quotidiano, che è tanto caro a don Bosco e Madre Mazzarello e a tutta la Famiglia Salesiana, è diventato parte dei divieti che i decreti del Ministero, e poi quelli della CEI, hanno imposto per arginare una realtà che ha dell’irreale: la pandemia a causa del coronavirus. Non ci sono più abbracci, né strette di mano, né baci, o carezze, il contatto si riduce al minimo, perché ora volere il tuo bene vuol dire starti distante almeno 1 metro… La stranezza quotidiana continua quando uscite dalla cappella non si odono più le voci dei bambini, non si vedono genitori correre tenendo i bambini per mano perché hanno fatto tardi e rischiano di non arrivare puntuali al lavoro. Anche i sorrisi scambiati con i dipendenti, che conoscono la casa sin da quando erano loro stessi giovani oratoriani, non sono più. Nel silenzio della casa, quello strano silenzio che in genere è riservato ai momenti di ritiro, di raccoglimento, ora è la melodia di queste nostre giornate. Da un giorno all'altro è sembrato come se tutto smettesse di avere movimento e quindi vita, ogni programmazione, progetto, percorso educativo, gesto quotidiano. Tutto. Ma il cuore è un muscolo e, tenace, non smette di pulsare. Un cuore che ama poi, è ancora più caparbio e attiva la mente e le mani, perché tutte quelle risorse che forse la quotidianità rischia troppo spesso di sottovalutare o addirittura dimenticare, siano messe in atto. Ed è così che la scuola dell’infanzia e il nido si sono trasferiti e quelle webcam che un tempo erano scarsamente considerate diventano i nostri occhi, i nostri portavoce, il nostro sorriso e il nostro abbraccio, per dire ai nostri bambini e alle loro famiglie: “ecco, ci siamo e ci siamo per voi”. L’oratorio che non vede più correre su e giù i bambini più monelli del paese ha ora trasferito i suoi corridoi e le sue sale gioco nei corridoi e nelle sale delle case di tutti i bambini che ogni sabato lo frequentano, perché nel nostro “Cortile virtuale” ciascuno può mostrarci come sta vivendo questa quaresima/quarantena attraverso la creatività fatta di immagini, video, audio, musiche, canti, disegni, dediche ai loro amati animatori e quant'altro. È così che le mura della nostra casa non sono più vuote, perché ciascuno è presente nella mente, nel cuore, nella preghiera di ciascuna Figlia di Maria Ausiliatrice che ha promesso che ogni respiro, fino all'ultimo, sarà per i giovani, per tutti i giovani, perché questo tempo è particolarmente dedicato alla preghiera, all'adorazione comunitaria, all'approfondimento spirituale e culturale con buoni libri, ma non più solo per quei giovani che popolano la nostra scuola, la nostra PGS, il nostro oratorio, ecc., ma anche per quei bambini che sono oltre i confini fisici. La Fede a volte sembra vacillare, perché il timore del contagio per chi è più fragile e anziano, sembra lasciare più spazio alla paura, ma per fortuna c’è la Speranza che la tiene salda alla Carità. La Carità è il nome di Dio, è ciò che rende presente il Signore sull'altare di ogni gesto rivolto a chi ci è accanto, ma anche a chi non lo è, superando il reale e il virtuale, accogliendo questo tempo irreale che, abitandolo, diventa casa che accoglie, scuola che educa, chiesa che evangelizza, cortile che avvia alla vita… alla Vita.
- Il coraggio di fare delle scelte
Domenica 23 febbraio si è svolta la Formazione Giovani del Movimento Giovanile Salesiano della Liguria. Siamo stati accolti dagli animatori della casa di Varazze insieme a un'abbondante colazione che ha portato subito un po' di sole in una giornata decisamente uggiosa. Dopo i saluti abbiamo iniziato una riflessione continuando il tema della scorsa formazione incentrato sulle Beatitudini, focalizzandoci in particolare sui grandi temi della giustizia e della pace. Ad accompagnare la riflessione ci sono state poste domande sulle ingiustizie che notiamo nel nostro mondo e su quelle che mettiamo in atto noi giovani, insieme all'aiuto di una canzone dei Negrita che in una parte del brano canta così: “Come diventa facile voltarsi e non guardare, come diventa facile pensare non è colpa mia...” Ci siamo inoltre interrogati su quale esempi e quali azioni concrete possiamo fare per dare il giusto esempio ai più piccoli. Successivamente abbiamo fatto un laboratorio dedicato agli operatori di pace, dove ci siamo potuti confrontare sulle figure di 3 persone: Don Giuseppe Diana (prete assassinato dalla camorra per il suo impegno antimafioso), Etty Hillesum (vittima “volontaria” dell'Olocausto) e Nicolò Govoni (giovane missionario laico al servizio dei più piccoli). Ecco, descrivere in poche parole queste figure non rende assolutamente loro giustizia, ma in questo tempo di Quaresima una ricerca sulle loro vite potrebbe aiutare le nostre meditazioni in un'ottica di rinuncia in favore di un bene più grande. La mattinata si è conclusa con la Messa nella chiesa di Sant'Ambrogio insieme alla comunità di Varazze e successivamente con il pranzo. Nel pomeriggio, dopo un momento di svago, abbiamo potuto ascoltare una preziosa testimonianza di santità della porta accanto, vissuta in uno sano spirito di amicizia: Carlo Grisolia e Alberto Michelotti. A raccontarci la loro storia sono stati amici e parenti, che hanno ripercorso le vite di questi due giovani con una semplicità e un affetto che hanno puntato dritto al cuore. Questi ragazzi genovesi appartenenti al Movimento dei Focolari hanno dimostrato che la santità è una chiamata per tutti, non solo per i supereroi. Dai racconti dei loro cari e dalle loro lettere abbiamo conosciuto due figure molti semplici, che sapevano mettere la Parola ovunque andassero, condividendo gioie e fatiche tra loro, ma anche con il prossimo. Due giovani vite salite al Cielo molto presto, ma di cui il ricordo vive ancora nei cuori di chi li ha conosciuti. Questa formazione ci lascia un promemoria importante: che davvero si può essere santi #lìdovesei, soprattutto nella vita quotidiana, con molta semplicità, ma portando intorno a noi un Amore grande.
- La buona stampa
Anche questo nuovo anno non poteva che essere avviato al meglio dalle mille grazie che il mese salesiano sempre ci riserva. Infatti, una settimana fa si sono svolte a Torino-Valdocco, nella casa madre, le annuali giornate di spiritualità della famiglia salesiana con il Rettor Maggiore e alcuni coordinatori mondiali dei gruppi. Come ormai in uso, l’ufficio stampa delle giornate, composto dallo staff di Comunicazione dell’Ispettoria Meridionale e dalla redazione dell’Ispettoria Piemonte e Valle d’Aosta, ha invitato alcuni giovani dalle altre ispettorie o zone MGS come volontari a svolgere una sorta di stage formativo presso l’evento. Questa volta il viaggio verso il primo oratorio lo abbiamo intrapreso in tre: Antonella, dalla nostra Ispettoria salesiana ICC, Silvia, responsabile della Comunicazione per la Segreteria MGS Italia Centrale ed io, responsabile della Comunicazione per la zona MGS Toscana. Siamo arrivati a Valdocco giovedì 16, prima dell’inizio dei lavori cosiddetti in diretta, ma a lavori preparatori già avvenuti nei precedenti giorni della settimana, e abbiamo terminato il nostro servizio domenica 19, con la solenne Messa di conclusione delle giornate. Il gruppo era composto oltre che da noi, dalla troup meridionale, due ragazzi della redazione Piemonte e Valle d’Aosta, circa cinque stagisti della scuola grafica di Valdocco e altri due ragazzi dell’Ispettoria mediorientale, dalla Siria. Gli ambiti di lavoro erano sostanzialmente quattro: video editing e post-produzione, per poi passare tutto alla troup meridionale per la distribuzione; fotografia, con passaggi immediati alla redazione; redazione, per diffondere in tempo reale news attraverso email, post e articoli; backstage, per la mediazione tra la regia video, la regia luci e suoni, e il palco e la sala. Ognuno di noi tre ha scelto di fare esperienza in diversi campi, Silvia per la fotografia, Antonella per la redazione e io per il backstage. I gruppi sono stati coordinati magistralmente da don Moreno Filipetto, con grandi esperienze nell’ambito della comunicazione mediatica e capo redattore dell’ufficio Piemonte e Valle d’Aosta. L’esperienza è stata molto gratificante non solo per le competenze apprese durante il servizio negli ambiti di lavoro, ma anche perché nel contempo abbiamo vissuto tutto il meraviglioso clima delle giornate: le relazioni e gli interventi di ospiti eccezionali, i momenti di preghiera e di allegria, la presentazione della Strenna da parte di don Angel e la sua buonanotte la sera. Abbiamo goduto a pieno i colori e i suoni del mondo salesiano, dal sud all’est, dal nord alle Americhe. La nostra conoscenza dei gruppi della famiglia salesiana si è estesa enormemente e arricchita di dettagli utilissimi. Abbiamo così potuto vedere come don Bosco è presente ovunque nel modo in cui più ce n’è bisogno negli specifici contesti. La professionalità unita allo stile allegro e familiare tipico salesiano ci hanno riportati personalmente indietro, alla prima Valdocco, per niente sepolta, in cui don Bosco da’ ancora lavoro ai giovani che sognano un futuro bello, di lavorare, di sposarsi, come per alcuni ragazzi della redazione che abbiamo conosciuto. Ma anche in cui don Bosco esige solo il meglio per i suoi ragazzi e non sottovaluta affatto il mondo della comunicazione, attraverso ogni mezzo, visto come strumento di amore ed evangelizzazione. Una frase mi ha molto colpito, scritta sulla targa fuori dalla porta della prima tipografia di Valdocco, che come sappiamo ha aiutato don Bosco a dare un lavoro sicuro e un futuro certo ai suoi ragazzi, proteggendoli, educandoli e istruendoli, ma anche diffondendo “la Buona Stampa”, compiendo così una vera rivoluzione nella stampa cattolica europea. Considerando che la stampa era il mezzo più moderno ai suoi tempi, cosa avrebbe fatto oggi con i mezzi che abbiamo a dispozisione? Quella frase cita così don Bosco: 《Quando si tratta di qualche cosa che riguarda la grande causa del bene, Don Bosco vuol essere sempre all'avanguardia del progresso》(Memorie biografiche, vol. XIX, cap.8). Questo è proprio ciò che abbiamo respirato anche ai giorni nostri dietro le quinte di questo evento, con il servizio richiesto. Non abbiamo appreso solo tecniche, competenze pratiche, conoscenze specifiche, ma ancor di più un metodo nuovo e antico, un modo di concepire la comunicazione e anche il suo posto all’interno dell’opera educativa, sia per chi riceve che per chi lavora i dati. Tanti volti amichevoli che speriamo di rivedere, e tanta la speranza di poter e saper metter a disposizione ciò in cui siamo cresciuti per i nostri giovani e chi ha creduto in noi per questo progetto.
- Tra libri e condivisione
Quale miglior inizio di decade, se non con una convivenza studio? Il 18 gennaio 2020 infatti si è conclusa la settimana di Convivenza Studio pensata per i ragazzi universitari in piena sessione d’esami, dopo la prima esperienza a Livorno dell’anno scorso. Quest’anno la location scelta è stata la casa dei Salesiani di Firenze. Le sue mura ci hanno fatto sentire a casa fin da subito e per tutti e sei i giorni abbiamo vissuto come una grande famiglia. Seguendo gli insegnamenti di don Bosco non abbiamo soltanto tenuto la testa china sui libri, ma abbiamo potuto assaporare intensi momenti di preghiera, gioia e condivisione con la comunità e con varie realtà della città. Infatti, nonostante la stanchezza dovuta alle tante ore che abbiamo trascorso in biblioteca, la sera, carichi del nostro entusiasmo siamo entrati in contatto con altri giovani della Diocesi e con altre figure della Chiesa che come noi, ma per strade diverse, cercano di avvicinarsi a Dio: testimoni i bellissimi canti della Badia Fiorentina e il silenzio e la meditazione di San Miniato. Un ringraziamento speciale va a coloro che si sono impegnati a rendere possibile nuovamente questa esperienza (e speriamo ancora in futuro), alla quale noi due abbiamo potuto partecipare per la prima volta insieme da quest’anno. Possiamo quindi dire che, nonostante il nome incuta timore è stata per noi giovani un’ulteriore occasione per aprire i nostri orizzonti e per portare fuori dall’oratorio la santa allegria di don Bosco.
- Un capodanno... col botto!
Un nuovo esperimento per il Movimento Giovanile Salesiano del Lazio e dell’Umbria! Diversi giovani dai 18 ai 30 anni, provenienti da varie realtà salesiane, si sono ritrovati a Frascati presso Villa Zefferino per vivere e festeggiare insieme la fine e l’inizio di un nuovo anno. Da subito si è creato un bel clima di famiglia e divisi per gruppi si è iniziato a preparare, sistemare e abbellire i vari ambienti per il cenone. Il gruppo della cucina, capitanato dallo chef Matteo Fabrizi, si è dedicato alla preparazione degli antipasti, dei primi e dell’immancabile cotechino con le lenticchie. I piatti hanno riscosso grande successo a tavola e se ne sente ancora parlare nei vari oratori! Il gruppo della logistica ha pensato ad apparecchiare e abbellire la stanza nella quale abbiamo cenato e giocato. Sulla mise en place nulla da dire, eseguita alla perfezione! Infine l’ultimo gruppo, senza nome, ha pensato ad incartare i regali per la tombola. Prima di iniziare il cenone, con l’aiuto di Don Vittorio, abbiamo conosciuto meglio una figura biblica: Sara. Partendo dal racconto della sua vita abbiamo fatto luce sulla nostra. In modo particolare ci siamo soffermati su quello che è andato/non è andato nell’anno che stava per concludersi e sulle nostre aspettative per l’anno che stava per arrivare. Dopo la cena è iniziata la serata giochi con il gioco d’eccellenza durante le feste… la tombola! Tantissimi premi a disposizione, uno più bello dell’altro e di ultima tendenza, offerti gentilmente da alcuni degli ospiti. Abbiamo avuto l’onore di avere con noi il direttore di Villa Sora e alcuni confratelli della comunità. Finita la tombola abbiamo aspettato la mezzanotte sul tetto della comunità di Villa Sora, con vista su Frascati e Roma! Tornati a Villa Zefferino, abbiamo continuato a giocare, mangiare, fin quando, distrutti, siamo andati a dormire. La mattina seguente dopo la colazione e la sistemazione degli ambienti, abbiamo vissuto e celebrato insieme la Messa nella solennità di Maria Madre di Dio. Finita la Messa siamo ripartiti ognuno per le proprie case più carichi (nel vero senso della parola) di quando siamo arrivati. È stata un’esperienza davvero bella, la speranza è quella che nel corso degli anni il capodanno MGS non sia più un esperimento andato fallito, ma che diventi una costante, un appuntamento da non perdere!
- Da pescatori ad apostoli
Tanto traffico ha caratterizzato il nostro arrivo agli Esercizi Spirituali MGS Liguria di quest'anno. A consolarci il cuore dal freddo di Celle Ligure sono state le suore del Cottolengo che ci hanno accolto con calore per tre giorni, dal 29 novembre al 1 dicembre. Don Mario Rollando, il predicatore di questi esercizi, ci ha presi per mano sin dalla prima sera mettendosi in cammino con noi; con lui i tre momenti di deserto e meditazione del fine settimana hanno ruotato attorno a tre grandi pagine del Vangelo di Luca. Pur essendo episodi distinti, in questi brani l'imminente passaggio di Gesù sconvolge per sempre la vita dei fortunati peccatori che lo incontrano. Sarebbe davvero impossibile riuscire a sintetizzare ogni spunto sul quale ci siamo soffermati, quindi riassumo le nostre riflessioni in tre grandi inviti, che don Mario ha sottolineato con forza: -L'invito all'ascolto: "Sulla Tua parola getterò le reti" Gesù sale ogni giorno sulla barca della nostra vita per condividerne le gioie e i dolori, le rose e le spine. Egli si fa strada con dolcezza tra le nostre ferite, tra le nostre tribolazioni quotidiane, per starci accanto e per farci uscire da quella paralisi spirituale che a volte sembra possederci. Dobbiamo però lasciarci condurre, imparando ad ascoltare i segni che ci lascia lungo il cammino perché, come ci è stato ricordato, la fede nasce solo dall'ascolto. -L'invito alla devozione e al perdono: "Colui a cui si perdona poco, ama poco" Con lo stesso sguardo pieno di promesse con il quale Gesù guarda i peccatori, anche noi siamo chiamati al perdono, perché esso è la chiave della conversione del cuore. L’atteggiamento misericordioso di Gesù ci esorta a fare altrettanto con chi ci sta attorno, e magari anche con chi ci odia. -L'invito ad agire: "Zaccheo, scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua" Zaccheo, animato dal bruciante desiderio di vedere Gesù, compie un gesto coraggioso e inusuale arrampicandosi su un albero. Gesù lo chiama per nome e lo invita a “scendere subito”, per tradurre ciò che Zaccheo desidera con ardore in realtà; dopo questo incontro Zaccheo è un uomo nuovo. Così anche noi siamo invitati a essere pronti, a tradurre le nostre intuizioni, frutto del discernimento, in operosità che porta Grazia. Ciò che appare evidente è che il passaggio del Signore non lascia mai indifferenti, ma ci converte alla logica dell'amore. In un determinato momento della nostra vita ci siamo resi conto di essere sotto lo sguardo del Signore e di essere stati chiamati per nome. Da lì è iniziata la nostra conversione "da pescatori ad apostoli", come nel caso di Simon Pietro. Il ritorno a casa non è facile, lo stacco è stato forte e ognuno è ripartito con tante domande, ma anche con la consapevolezza che in questo fine settimana tanti piccoli semi sono stati gettati e, nella speranza di vederli presto crescere, ci affidiamo al Signore per affrontare al meglio questo tempo di Avvento.
- Testimoni di Santità
Domenica 10 novembre il Movimento Giovanile Salesiano della Sardegna ha vissuto il primo appuntamento con la Formazione Animatori. Cominciando dal triennio fino agli universitari e ai giovani lavoratori, ci siamo trovati ad Arborea per vivere una giornata in fraternità e confrontarci su un tema che ormai da tempo accompagna le nostre case: la Santità. Dopo un’abbondante colazione condivisa abbiamo dato inizio alle attività ascoltando una testimonianza: quella di Cioia, Marco e Giovanni che ci hanno raccontato la loro storia. La storia di una coppia che insieme ha vissuto il cammino di una gravidanza problematica che ha dato vita a “un miracolo” (così lo definì il medico). La nascita e i progressi di Giovanni infatti hanno sorpreso tutti coloro che guardavano a questa gravidanza come una disgrazia da stroncare subito. Ma perché questa storia? Perché più che essere il semplice racconto di un’esperienza, è una vera e propria Storia di Santità! Di una fede che ha la forza di salvare vite e dà la forza di vedere la propria storia con occhi di grazia e bellezza, davanti all’inevitabile tentazione di uno sguardo che può essere superficiale. Le attività sono proseguite dopo il pranzo con un momento di condivisione dove ognuno di noi è stato chiamato a riflettere su come poter vivere concretamente la Santità nel proprio quotidiano: a scuola, all’università, a lavoro, nella cultura, nella politica; e di conseguenza “come poter dare testimonianza di santità”. Una giornata insomma ricca di spunti di riflessione e testimonianze di santità che siamo chiamati, come Animatori Salesiani, a portare nelle nostre case e metterli a frutto. Dove? Nella vita di tutti i giorni. Proprio perché, anche se spesso ci sfugge, i Santi non sono solo nelle chiese, ma accanto a noi, lì dove siamo!
- Beati voi!
Domenica 10 novembre 2019 presso l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Genova Corso Sardegna si è tenuto il primo incontro di formazione dell’anno dei giovani universitari e lavoratori del Movimento Giovanile Salesiano della Liguria. Un numeroso gruppo di ragazzi si è radunato condividendo il desiderio di essere dono come risposta alla chiamata di Dio, che invita a prendere con responsabilità il proprio compito di santità. Il tema della formazione era quindi in linea con la Strenna per il 2019 che il Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, ha indirizzato alla Famiglia Salesiana: “Perché la mia gioia sia in voi (Gv 15,11), la santità anche per te”. Più nello specifico le Beatitudini sono state il filo conduttore delle attività della giornata, ricca di momenti di conoscenza e di incontro: nella mattinata suor Cristina Festa, vicaria dell’ispettoria ILS, ci ha illustrato con cura, dedizione e precisione il brano delle Beatitudini, estrapolandone i tasselli fondamentali per comprenderlo e farlo ciascuno proprio, secondo il vissuto personale; successivamente il gruppo ha avuto un prezioso momento di profonda meditazione e silenzio, per riflettere sulla base della lectio, per ritornare alle parole di Gesù e raccogliere il suo modo di trasmettere la Verità. “Gesù ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere Santi, e lo ha fatto quando ci ha lasciato le Beatitudini (cfr Mt 5,3-12; Lc 6,20-23). Esse sono come la carta d’identità del cristiano. Così, se qualcuno di noi si pone la domanda: “Come si fa per arrivare ad essere un buon cristiano?”, la risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini. In esse si delinea il volto del Maestro, che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita”. (Gaudete et Exultate, 63). Dopo il ricco e sostanzioso pranzo offertoci dalla casa ospitante, abbiamo avuto la rara e sorprendente possibilità di conoscere due ospiti, due persone che nella difficoltà si sono sentiti abbracciati dal Signore, nella povertà e nella misericordia; ascoltandoli, ciascuno di noi ha colto in modo differente che essere beati non è un destino per pochi “prescelti”, ma è possibile per tutti, riconoscendo in Dio la fonte del vero Amore e il faro che ci attende quando ci troviamo nella condizione più impossibile, nella tempesta e nel buio della vita. Ci siamo portati a casa un clima di famiglia e un bisogno comune insaziabile di crescita e formazione, che non può non partire dall’ascolto trasformante della Parola che è “Cristo che non solo annuncia la Parola, ma è Parola che si annuncia”.












