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- La mia natura è il fuoco
Come siamo chiamati a vivere le nostre relazioni? E come le viviamo? Queste sono le domande che hanno accompagnato circa 30 giovani provenienti da cinque case della Toscana, Colle val d’Elsa, Firenze, Livorno, Scandicci e Siena, che domenica 10 novembre si sono ritrovati a Siena per la Formazione Animatori. Tutta la giornata è stata un cammino alla scoperta dell’affettività, a partire dalla testimonianza di due giovani sposi, Alice e Francesco. La loro storia di giovane coppia, poi di fidanzati e sposi ha aperto il sentiero alla necessità di ascolto sincero dei pensieri più profondi che ci animano il cuore: pensieri di purezza e di pienezza che solo un percorso vissuto con la massima fiducia nel Signore e in ciò che Lui ci chiede, può rendere concreti. Ed è proprio la sequela del Signore a far ardere in noi quel fuoco, quel desiderio di amore e di bellezza che tutti possediamo e che ci porterà ad essere ciò che dobbiamo, lì dove siamo. Come fu per S. Caterina da Siena, che abbiamo incontrato nel pomeriggio tramite le parole di Mons. Benedetto Rossi, Rettore del Santuario Cateriniano di Siena. La Santa pazza di amore per il suo Signore, domandava continuamente al suo Signore di aumentare in lei la fede, vero fuoco che ha alimentato la sua vita fin dalla più tenera età. Anche noi, come la Santa, viviamo la nostra giovinezza nell’attesa che la nostra vita prenda la forma a cui siamo chiamati. E sarà così, se saremo capaci di quell’attesa affidata, di quella fiducia infinita che lei riponeva nel suo Signore, che scruta e conosce il nostro cuore e sa come renderlo pronto e rendere noi capaci di spendere la vita, facendoci sperimentare la pienezza di una vita in Lui. E come vivere l’affettività se non così, lasciandoci accompagnare in ogni passo dal Signore? Così ognuno di noi costruirà il suo percorso verso la santità e solo così, solo con l’esempio di una vita piena in Lui, sapremo mostrare ai giovani che accompagniamo che è questa la via, l’unica via verso quella Bellezza che è preparata per noi dall’Eterno.
- Il cammino di Santeramo
A Santeramo in Colle, dal 25 al 27 Ottobre, si è tenuta la prima Assemblea Nazionale del Movimento Giovanile Salesiano dell'Italia. Tre giorni in cui si è assaporato un bel clima, all’insegna del confronto autentico, alla pari, come una comunità. Le modalità di lavoro, che hanno ripreso le tre fasi metodologiche del sinodo: Riconoscere, Interpretare e Scegliere, erano volte a fornire gli orientamenti sulle proposte pastorali del prossimo triennio. Arricchente è la parola che risuona se penso a quest’esperienza: sessanta partecipanti tra cui Giovani, Delegati e Delegate, Associazioni dei Salesiani Cooperatori, CGS e TGS, l’ufficio di Comunicazione Sociale dei Salesiani in Italia; tutti con un unico fine: lavorare con i giovani e per i giovani mettendo al centro la realtà che gli circonda e le loro esigenze. Questo è l’inizio di un nuovo cammino, un percorso che vede sempre più la crescita della comunità cristiana e della famiglia salesiana come una bella esperienza di sinodalità.
- Il quotidiano è il primo pilastro
Il 24 ottobre si è svolto in via Marghera il primo dei cinque incontri che desiderano far approfondire i fondamenti della spiritualità giovanile salesiana. La partecipazione dei giovani del Movimento Giovanile Salesiano è stata numerosa, entusiasta e seria, infatti ogni momento è stato vissuto da ciascuno adeguatamente e con impegno. All’incontro sono stati presenti molti Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, anche indipendentemente dall’aver accompagnato i ragazzi, e questo è stato un valore aggiunto che ha testimoniato l’appartenenza di tutti alla Famiglia salesiana. Partendo dalla presentazione dei pilastri della nostra spiritualità, che ha come fondamento il quotidiano, alla lectio sulla guarigione della donna curva, sino all’adorazione e alla condivisione, i ragazzi hanno dimostrato con il loro stile di vita di aver interiorizzato già molto della spiritualità giovanile salesiana e di declinarla con la bella allegria che la caratterizza, ma anche di essere consapevoli che occorre viverla ogni giorno con rinnovato impegno e gioia, anche se ci sembra di conoscerla interamente, come racconta Mario Pomilio nel suo Quinto evangelio: «Rideva un pagano dei cristiani perché osservavano un solo libro. Ma un santo vescovo, che l'aveva udito, gli raccontò questa novella. Una volta un dottore incontrò Cristo Gesù: «Signore, io so bene che tu fosti il Messia e quel che pronunziasti è pieno di sapienza. Ma come può essere che un sol libro basti in eterno a tanta gente?» Gli rispose: «Egli è vero quel che dici. Ma tu sai che il popolo mio lo riscrive ogni giorno». Attendiamo tantissimi altri giovani ed educatori al prossimo incontro, il 21 novembre!
- Briciole del Meeting MGS
Ciò che più mi ha colpito oltre allo stare insieme a tanti giovani come me è stata la Proposta Pastorale con le parole di Don Fabio Rosini. E’ stato bello capire che nessuno di noi aveva mai pensato che “c’è un’inquietudine santa nei nostri cuori” che non ci fa fermare ad un “risultato minuto” e che non va buttata via ma va fatta fruttare al meglio. Abbiamo capito che, molto spesso, ne abbiamo paura e finiamo così per non “credere alla bellezza che noi siamo, ma Cristo ci crede”. E’ stata bellissima la carica che ci ha dato! Gaia Greco, Macerata Grazie alle Professioni Perpetue il Meeting MGS diventa ogni anno palcoscenico non solo di gioia ma anche di grande commozione. Nelle parole dei 4 professi perpetui di quest’anno è stato possibile percepire un filo rosso che ha accomunato i loro percorsi di vita: tutti e quattro hanno saputo guardare con occhi autentici ciò che Dio aveva seminato nelle loro esistenze. Questo ci rende consapevoli del fatto che Dio lasci continuamente tracce sul nostro cammino, ma che stia unicamente a noi riconoscerle e seguirle. Sono proprio queste tracce a condurci verso la santità; una santità semplice, quotidiana e necessaria per la nostra missione salesiana. Le testimonianze dei salesiani professi ci hanno quindi dato i primi spunti con cui iniziare a lavorare sulla nuova proposta pastorale di quest’anno: sei chiamato ad essere santo in prima persona, senza andare chissà dove, esattamente #lìdovesei. Silvia Marrazzo, Genova C.so Sardegna Essere santi lì dove si è. Questa è la nuova proposta pastorale ed è quello che abbiamo dimostrato al Meeting. Sorridendo, ballando, cantando, piangendo, emozionandoci e riabbracciando tutte le persone conosciute in questi anni nelle varie attività MGS. In poche parole lo abbiamo dimostrato con tutti i piccoli gesti che quotidianamente ripetiamo nei nostri oratori e che sono proprio quelli che ci rendono santi lì dove siamo, ognuno a proprio modo. E lo siamo stati anche donando la nostra piacevole presenza durante le professioni perpetue dei Salesiani di Don Bosco e delle Figlie di Maria Ausiliatrice che un po' tutti abbiamo avuto modo di conoscere. È stato bello essere lì con loro in un momento così importante della loro vita perché̀ quel SÌ che hanno pronunciato a gran voce è un sì che hanno detto e direbbero ancora altre mille volte perché̀ amano Gesù̀ e lo amano ancor di più quando lo intravedono nei nostri volti, nei nostri cuori. Maria Fiorella Boi, Monserrato Il Meeting MGS come ogni anno non delude mai. Sempre perfettamente funzionante la struttura organizzativa e bravissimi i ragazzi del Pio. Le cose che mi hanno colpito particolarmente quest’anno sono state lo spirito che ognuno ha messo nel viverla al meglio e le testimonianze importantissime dei Perpetui. Gianmarco Faiella, Latina Il Meeting è stata un'esperienza molto piacevole, ho avuto la possibilità di incontrare persone nuove e di conoscere meglio il MGS. Anche se non c'è stato il tempo per stringere delle amicizie, ho comunque scambiato delle chiacchiere con alcuni dei ragazzi/e presenti. È stata molto interessante ed emozionante la presentazione della proposta pastorale di quest'anno che, devo dire, mi ha proprio colpito dentro. Anche i racconti delle vite dei professi perpetui hanno dato al Meeting un aspetto stimolante e, se si può dire, familiare. Sembrava davvero di essere parte della stessa famiglia, eppure eravamo più di 500. Ero e sono molto entusiasta, non vedo l'ora di poter partecipare di nuovo. Sara Valentini, Livorno La tematica che mi ha colpito di più è stata trattata durante lo svolgimento di una delle tante attività proposte ed ha a che fare con il significato della santità per noi giovani. In particolare ci è stato chiesto cosa possiamo fare per raggiungere un tale stato. Contrariamente a quello che mi aspettavo è emerso che la santità è raggiungibile restando sempre se stessi. Siamo in grado di farlo? Personalmente trovo che non sia semplice in quanto veniamo costantemente bombardati da stereotipi su cosa sia bello e giusto e finiamo per essere una persona diversa solo per sentirci accettati e considerati. La strada per la santità è dunque già dentro di noi e dobbiamo solo avere il coraggio di percorrerla. Lucia Monti, Macerata
- Gerusalemme, un coro a più voci a Dio
In un campo biblico, visitare Gerusalemme è davvero un tornare indietro nel tempo ai tempi di Gesù. Lì il Signore davvero ha fatto germogliare i fiori dalle rocce, nel senso che le rocce parlano (come detto da tanti fratelli pellegrini in condivisione) e trasmettono emozioni. Però Gerusalemme è anche una città in cui diverse culture e religioni si incontrano. Che ruolo ha avuto questa Gerusalemme nel nostro cammino biblico e di Fede? Sopratutto, ci ha messo di fronte con la rinfrescante normalità della convivenza con culture e religioni diverse, a cui in Italia siamo forse poco abituati. Ciò è passato attraverso le cose più semplici, come i deliziosi piatti tipici preparati per noi dalle FMA di Nazareth e dalla fantastica cuoca araba del Ratisbonne a Gerusalemme (il cui ingrediente segreto era “habibi”, amore in arabo). Ma soprattutto attraverso incontri spontanei con gli abitanti del posto, da cui abbiamo potuto imparare tanto sulle diverse spiritualità. Al Muro Occidentale, abbiamo potuto ricevere consigli da un simpatico ebreo ultraortodosso sul “non smettere mai di cercare Dio, se no non lo si trova”. E chi non può concordare con lui, qualunque sia la propria religione? Certo, poi le differenze ci sono: per lui “Dio va sempre cercato, come una moglie, perché tutti hanno bisogno di una moglie”. Magari proprio su quello i don non concorderanno. Nei monasteri ortodossi arroccati su rocce o sperduti nel deserto, abbiamo potuto osservare una spiritualità più contemplativa e rigida. A molti è venuto spontaneo paragonarla alla nostra e trovarla più triste, ma come un’amica ortodossa mi spiegava per messaggio “i monaci ortodossi possono essere simpatici o no, ma non sono mai deboli: sono duri guerrieri della Fede”. Avendo visto cosa hanno costruito e come sopravvivono tutto l’anno isolati e in quel caldo, non posso davvero darle torto e non posso che imparare dalla loro tenacia spirituale. Nella Spianata delle Moschee abbiamo potuto essere accolti, seppur con tutte le limitazioni vestiarie del caso, in uno dei luoghi più santi dei musulmani senza problemi. Nel sentirli pregare 5 volte al giorno, chiamati fin dalla mattina presto dai minareti, siamo stati ricordati dell’importanza della preghiera costante. Dappertutto, siamo stati accolti a braccia aperte, spesso anche con un po’ di musica italiana da cantare insieme. Questa la nostra esperienza, di normale diversità e pacifici incontri, lontana dalle immagini di odio a cui ci hanno abituato le cronache. Don Alejandro Leòn, Ispettore del Medio Oriente, ci ricordava l’ultima sera che a Gerusalemme non sono solo le rocce a parlare di Dio, ma anche e soprattutto le persone. Parlano in lingue diverse, pregano in modo diverso, chiamano Dio in diversi modi ma tutte insieme innalzano un coro a più voci al Cielo. Noi abbiamo avuto la fortuna di sentirlo e imparare tanto da esso.
- “Abbiamo visto il Signore!”
Prima di partire per un luogo tanto speciale e unico come la Terra Santa si è assaliti dai dubbi: sarò capace di vivere questa esperienza in profondità e di riconoscere i segni del Signore? Non rischierò di accostarmi a questi luoghi solo come un turista? Saprò cogliere una Grazia tanto grande? In questi giorni di pellegrinaggio è maturata chiaramente la risposta: no, non sono capace! Ma quello che è impossibile per noi è possibile per un Dio che prende l’iniziativa facendosi vicino, rendendo accessibile un mistero davvero troppo immenso per essere compreso solo con la nostra ragione. Quello che si percepisce in modo unico e speciale in Terra Santa è Dio che entra nella storia umana facendosi carne nella concretezza di un tempo e di uno spazio molto precisi, è il Vangelo vivo che cammina sulle nostre stesse strade e che si lascia toccare. Così nella basilica dell’Annunciazione a Nazareth abbiamo visto irrompere la Grazia nella modesta abitazione di una ragazza, che ci ha fatto emozionare e ha fatto risuonare nei nostri cuori il suo “Sì”. L’abbiamo poi accompagnata ad Ain Karem, dove è andata a trovare “in fretta” la cugina Elisabetta e dove ha cantato il suo Magnificat. Ora ci rendiamo davvero conto che il nostro viaggio in pullman è stato molto più confortevole del suo viaggio a piedi o a dorso d’asino nel caldo della Palestina! A Nazareth abbiamo anche visto la casa di Giuseppe, che ci ha colpito per il suo silenzio e per la sua fede solida come una roccia che gli ha permesso di custodire e proteggere la Sacra Famiglia. A Cana di Galilea si è rinnovato il primo segno con la benedizione dei fidanzati del nostro gruppo e tutti insieme abbiamo consegnato l’acqua della nostra ordinarietà perché nelle mani di Dio diventasse il “vino buono” della festa, dimensione tanto cara alla spiritualità salesiana! Come duemila anni fa abbiamo visto Gesù camminare per le strade di Cafarnao e sulle rive del lago di Tiberiade, che ha fatto risuonare in noi il “Non temete” sentito dai discepoli mentre la tempesta scuoteva la loro barca; abbiamo visto Pietro e i primi apostoli lasciare le reti e rispondere all’affascinante “Seguimi” di Chi prometteva misteriosamente di renderli “pescatori di uomini”. Sul fiume Giordano abbiamo vissuto con grande emozione il rinnovo delle nostre promesse battesimali, nell’acqua nella quale si è immerso Gesù e che è “per noi tomba del peccato e madre che genera alla vita nuova di risorti”. Abbiamo poi raggiunto Gerusalemme, città che ci ha colpito per le sue molteplici culture e per la sua ricchezza, ma anche per le sue contraddizioni e tensioni. Nella Città Santa abbiamo seguito con commozione Gesù nella sua Passione, nel Getsemani e nella chiesa della Flagellazione, lungo la Via Crucis nelle strette, affollate e indifferenti vie del mercato di Gerusalemme di ieri e oggi. Siamo stati accompagnati in questo percorso da Pietro e con lui abbiamo sperimentato nella confessione lo sguardo pieno d’amore del Signore che ci avvolge e ci perdona nonostante i nostri rinnegamenti, e che rende la nostra debolezza il punto di partenza di un grande disegno! Il culmine del nostro pellegrinaggio è stato nella Basilica del Santo Sepolcro che contiene i luoghi in cui si è compiuta la nostra salvezza, il centro della storia e del mondo. Ci siamo accostati a un mistero meraviglioso e indescrivibile, per questo le parole hanno lasciato il posto a un silenzio pieno di stupore, commozione, gratitudine per i prodigi compiuti dal “Dio dell’impossibile”, come abbiamo cantato spesso in questi giorni. Avvicinandoci alla conclusione del nostro pellegrinaggio abbiamo avuto la preziosa occasione di fare “deserto” proprio nel deserto di Giuda, luogo del silenzio, dell’essenzialità, che ci fa riscoprire il nostro essere creature. È stato un momento importante per fermarsi e permettere ai tanti emozionanti momenti di Grazia vissuti durante il viaggio di mettere radici nel nostro cuore, di costituire un tesoro a cui sicuramente attingeremo adesso che siamo tornati a casa. Il nostro Campo biblico è stato ancora più speciale perché condiviso: sono state giornate di canto, di preghiera insieme, di attenzioni reciproche, di risate. È stata una Grazia non scontata poter andare in Terrasanta e andarci con il Movimento Giovanile Salesiano, con “un cuore solo e un’anima sola”! Per questo la profonda gratitudine, sentimento tanto sperimentato in questi giorni, non è rivolta solo e ovviamente al Signore, ma anche a tutto il gruppo, a don Andrea, don Emanuele, suor Loredana e suor Nicoletta che ci hanno accompagnati con tanta disponibilità e preparazione, alla comunità Fma di Nazareth e a quella SdB di Gerusalemme, che ci hanno accolto e fatto sentire a casa, ai tanti testimoni di oggi che abbiamo incontrato e che ci hanno dedicato il loro tempo per farci conoscere la bellezza e la complessità della Terra Santa. La nostra ultima e significativa tappa è stata Emmaus. Non si sa di preciso quale sia il luogo dell’incontro di Gesù risorto con i due discepoli, ma questo rende ancora più suggestiva la nostra identificazione con loro. Tornare a casa può significare incontrare momenti di difficoltà e sconforto, ma questo pellegrinaggio ha confermato la certezza di non essere soli, perché mentre il Signore ci spiegava le Scritture e ce le mostrava nei luoghi in cui si sono compiute, i nostri cuori ardevano come quelli dei discepoli! E continueranno ad ardere se la sua Parola, rivissuta e gustata in questi giorni, troverà dimora in noi. Allora saremo capaci di riconoscerlo sempre allo spezzare del Pane e il suo Spirito ci renderà suoi testimoni, perché vogliamo gridare a tutti che “abbiamo visto il Signore”! Ed è veramente risorto!
- Mio fratello pellegrino
"Condivisione" è stata una delle parole chiave di questi giorni, una parola che alle volte spaventa ed imbarazza un po', una parola però che è diventata essenzialità in Terra Santa. Il cammino che abbiamo compiuto nel Campo Biblico 2019 ci ha riportati alle origini della nostra fede, ha stravolto la nostra vita, ha segnato nel profondo ognuno di noi. Abbiamo capito il valore dell'essere in tanti e diversi, tra giovani, FMA e SDB, volti noti e non, ma, già dai primi giorni, fratelli lungo un sentiero comune, troppo grande per poggiarsi su di un cuore solo. Abbiamo sperimentato come il cammino sulle strade del Signore possa realizzarsi in pienezza solo se posto al fianco di altri che condividono con te la fatica del deserto, le paure dell'orto del Getsemani, lo stupore e la gioia dell'essere vicini a Pietro, guardati da Cristo nel profondo delle proprie fragilità. Il Signore ci ha chiamati e ci ha donato di stare con Lui, ci ha posti in cammino insieme per scoprire quanto l'altro sia ricchezza ma, come sta scritto, "a chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto": la Terra Santa ha creato una rete tra noi che ora va gettata nelle nostre realtà del quotidiano, continuando a far abitare Gesù nei luoghi più santi, i cuori che lo hanno incontrato.
- Non siamo i “benvenuti”, ma i “bentornati”!
Cos’è il Campo Bosco? Beh... non aspettatevi una gita fuori porta, tanto meno un semplice viaggio in compagnia! Il Campo Bosco è tornare alle origini della nostra storia di animatori salesiani. È osservare la nostra vita dagli occhi di chi ci ha sognato da tempo, e dare finalmente forma a quella piccola stanza “dove Cielo e Terra si sono toccati nel sogno di un bambino” e a tutti quei luoghi molte volte sentiti nominare, immaginati, e che noi stessi abbiamo più volte raccontato ai nostri ragazzi! Si tratta di tornare con la memoria a tutte le volte che, anche se non lo sapevamo, Don Bosco e Madre Mazzarello ci hanno chiamato a sé attraverso la voce di un sacerdote, lo sguardo amorevole di una suora, il sorriso di chi porta sulla schiena la scritta “animatore” o il frastuono di un cortile pieno di bambini scalmanati. È ripensare a tutte le amicizie nate in oratorio, quelle che nascono in fretta, magari il tempo di un’estate, ma che durano nel tempo e nell’eternità. Il Campo Bosco è l’opportunità che ogni animatore deve cogliere per scoprirsi amato, toccato egli stesso dalla grazia che luoghi così carichi di anni e di santità sono ancora capaci di trasmettere. È riempirsi gli occhi e il cuore del miracolo che lo Spirito è riuscito a compiere in quelle campagne piemontesi, ed è così che Castelnuovo, Chieri, Valdocco, Mornese, Valponasca non sono più soltanto nomi di luoghi lontani, ma diventano “Casa” per chi ha voglia di lasciarvi un pezzetto di cuore. “Questa è la mia casa” si legge sulla casetta di don Bosco. Ecco, quindi, che su quelle terre noi non siamo i “benvenuti”, ma i “bentornati”. Un “GRAZIE” di certo non basta per esprimere la gratitudine che i miei compagni ed io portiamo nel cuore per aver vissuto tutto questo, ma siamo certi che possiamo continuare a nutrire di gratitudine il nostro servizio proprio lì dove siamo, ciascuno nel proprio ambiente, dalla Liguria alla Sardegna, dalla Toscana al Lazio, dalle Marche all’Abruzzo, dall’Umbria a qualsiasi altra parte del mondo, dalla Terra al Cielo, per essere ancora oggi “discepoli di un sogno che già continua in noi”.
- Memorie dal campo Base
Dal 30 Giugno al 7 Luglio 2019, agli Altipiani di Arcinazzo, io, insieme a tanti altri ragazzi provenienti da altre realtà salesiane, abbiamo partecipato al Campo Base, il primo di tanti campi che ci porteranno a diventare (si spera!) animatori salesiani a tutti gli effetti. Premetto col dire che ero partito con pochissime aspettative, ero sicuro che mi sarei annoiato o che mi sarei trovato male, ma una volta arrivato lì, tutto è cambiato… appena arrivato mi sono sentito subito a mio agio, grazie soprattutto all'ottimo lavoro di accoglienza da parte dell’equipe, ho cominciato a stringere i primi rapporti, e già a partire dal quel momento, ho capito che non mi sarei più annoiato. Le giornate erano sempre molto piene ed intense, sveglia molto presto (a ritmo di musica ad alto volume!), preghiera per iniziare al meglio la giornata, colazione, momento di pulizia e preparazione dei vari ambienti, e poi subito addentrati nei vari momenti formativi che l’equipe aveva preparato per noi. Soffermandomi un attimo su questi momenti formativi, penso che tutti mi abbiano aiutato a capire cosa vuol dire essere animatore salesiano, a capire le varie dinamiche dell’animazione salesiana, a spingermi ad andare oltre le apparenze, a guardarmi dentro e capire, per poi metterla in pratica, la missione che il Signore mi ha assegnato. Subito dopo i momenti formativi e la Celebrazione Eucaristica (partecipazione facoltativa), vi era il momento del pranzo, ottima occasione per fare conoscenza con ragazzi di altre realtà, e poi, prima dei laboratori formativi del pomeriggio, c’era un momento libero per svagarsi un attimo e ricaricare le batterie in occasione del pomeriggio. Per quanto riguarda i laboratori del pomeriggio, questi davano degli ottimi consigli e tecniche su come mettere in pratica il nostro “essere animatore salesiano”, anche questi molto utili e interessanti. Uno dei laboratori che mi ha colpito maggiormente è stato quello sull'animazione missionaria perché mi ha aiutato a comprendere quanto noi siamo fortunati e non ce ne rendiamo conto, e che c’è bisogno di allargare le nostre prospettive, c’è bisogno di “andare oltre”. Dopo i vari laboratori, affrontati un tempo di studio e la formazione su cosa sia l’MGS e la sua struttura, si arrivava al momento della cena che anticipava uno dei momenti più belli del campo, ovvero la serata. Le serate erano sempre molto diverse l’una dall’altra, si facevano giochi notturni all’aperto, giochi di squadra basati sui vari talent-show, insomma, non ci si annoiava mai! Uno dei momenti che più mi rimarranno impressi di questo primo campo è stato quello della camminata, grazie al quale ho avuto l’opportunità di conoscere tanti ragazzi di altre realtà. Nonostante la camminata fosse molto impegnativa, la fatica non si sentiva perché avevi qualcuno con cui confrontarti e scherzare, e penso che sia il massimo che si possa desiderare. Penso che modo migliore per iniziare un lungo percorso di vita non ci possa essere. Sono stati giorni fantastici nei quali si è creato un forte legame tra tutti noi, e l’ultimo giorno ne è stato la prova… spero di poter continuare fino in fondo questa mia esperienza, perché… se questo è l’antipasto, non vedo l’ora che arrivino le altre portate!
- Missionari nel quotidiano
Per organizzare la festa dell'estate ragazzi MGS Lazio-Umbria siamo partiti dal tema dell'anno: io sono una missione #perlavitadeglialtri. Giovani animatori di ogni casa si sono impegnati nelle settimane precedenti per realizzare una giornata ricca di gioia, da vivere secondo il carisma salesiano. Noi dell'organizzazione ci siamo visti il giorno prima per terminare gli ultimi preparativi e questo ha permesso di creare un clima di collaborazione e fraternità. Un ringraziamento particolare all'oratorio di Latina che ci ha ospitato facendoci sentire a casa. È stato uno spettacolo per gli occhi vedere tantissimi ragazzi provenienti da diversi ambienti tutti uniti dall'amore per don Bosco. Abbiamo ballato, giocato imparando a conoscere dei missionari dei giorni nostri e soprattutto ci siamo divertiti vivendo tutto spinti da una competizione sana che ha reso la giornata ancora più speciale. L'insegnamento che ci siamo portati a casa è che "ogni giorno del calendario sono chiamato ad essere missionario", senza dover andare lontano ma partendo dalla quotidianità. Non perdiamo tempo allora!
- Lavoratori della festa!
Nel giorno in cui la Società Civile ha festeggiato i lavoratori e la Chiesa ha celebrato la memoria di San Giuseppe lavoratore, il Movimento Giovanile Salesiano della Toscana ha voluto riproporre anche quest'anno la sua festa tutta dedicata ai fanciulli e alle loro famiglie. La possibilità di vivere questa giornata di festa in modo alternativo rispetto ai tipici picnic o concerti da piazza è stata negli ultimi anni molto gradita dalle famiglie delle comunità salesiane zonali. Potersi ritagliare uno spazio familiare a livello regionale, in cui le famiglie possano sperimentare cosa significhi giocare insieme, con adulti e bambini, animare ed essere animati insieme, sentirsi accompagnati e infine celebrare l’Eucarestia, non lascia indifferente nessuno. Sappiamo benissimo che nella routine lavorativa tutto questo spesso non risulta possibile, ma quando celebrare il lavoro diventa ricordarsi il senso stesso del lavoro, che è fondamento di dignità umana, propria e dei propri cari, esperienza di servizio non solo per la società, ma anche per il prossimo più prossimo che abbiamo: la famiglia… ecco, questo diventa a dir poco meraviglioso. Ma non solo il mettersi in gioco in prima persona, anche l’essere il primo esempio dei propri bambini all’interno di una squadra e davanti ad una prova del loro livello è un importante componente che la festa ha fatto di tutto per avere al suo interno. C’è stato anche un momento formativo in cui adulti e bambini si sono separati per dedicarsi occasioni di approfondimento. A conclusione della festa genitori, bambini, animatori, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice hanno sfilato in un corteo per le strade di Livorno dall’Istituto Santo Spirito alla celebre Terrazza Mascagni, dando testimonianza a tutta la cittadinanza con canti, musiche e striscioni dedicati ai nostri due santi fondatori. Perché è proprio vero che anche don Bosco e Madre Mazzarello hanno creato una grande famiglia e questa si sentiva, e forte, per le strade della città. Ogni genitore ha potuto rivivere luminosi ricordi della propria giovinezza MGS o un’esperienza nuova, inaspettata, che ha aperto loro orizzonti diversi, condividendo di più con questi figli che "tornavano sempre così allegri a casa". Il grido, ottimamente musicato, era: missione insieme saremo per la vita degli altri. Come Madre Mazzarello. Come don Bosco. Ma ancora di più come Giuseppe, patrono di questa Chiesa giovane che cammina nella storia facendo rumore, come ha chiesto spesso il Santo Padre, una Chiesa in prima linea per la vita degli altri. Giuseppe, lavoratore e genitore sublime, sposo dalle zero parole e tanti fatti. Perché essere per la vita degli altri, soprattutto all’interno della propria famiglia, è una missione che richiede poche parole e tanto dono di sé, e il Santo custode della prima Chiesa offerta al mondo sa bene cosa significhi e sta davanti a noi come esempio luminoso di una santità quotidiana. Proprio quel quotidiano in cui alla fine dalle feste bisogna tornare e per il quale il Comitato MGS Toscana ha pensato, come gadget-ricordo, un moschettone con l’ashtag del tema pastorale inciso, simbolo proprio della restituzione quotidiana, nel piccolo, di ciò che si è vissuto e ascoltato. Attaccato alle chiavi o ad un borsello ci permetterà di non dimenticarci di avere come prima preoccupazione di farci santi della porta accanto, di non lasciar cadere nel vuoto la notizia di tutte le notizie: la santità è anche per te, per la tua famiglia. Ora. Qui. Allora la festa dei lavoratori ci ha voluto dire che così facendo il lavoro stesso può diventare festa.
- Vallecrosia: i primi passi verso l'animazione
Il 4 e 5 maggio, a Vallecrosia, si è svolto il campo delle idee in vista dell'estate ragazzi. All'interno della chiesa ci ha accolto il parroco don Giovanni e subito dopo Don Domenico Ricca che ci ha parlato della propria esperienza all'interno del carcere minorile di Torino. Il suo discorso era finalizzato a sensibilizzare ognuno di noi riguardo a tutto ciò che può succedere ai giovani se non ricevono le dovute attenzioni o cure. Tramite il racconto della sua esperienza ci ha esortato a metterci in gioco, a cogliere ogni occasione che ci si presenta; ci ha anche suggerito di dare fiducia ai ragazzi e ai bambini che saranno nostri animati come faceva don Bosco perché è appunto la fiducia alla base di ogni rapporto, anche tra di noi. Ci siamo poi divisi in ragazzi del triennio e biennio per svolgere i vari laboratori (arte e creatività o organizzazione di eventi, preghiera e un altro incontro con don Ricca). I laboratori sono serviti anche a conoscere altri ragazzi, a confrontarci con altre realtà e a riflettere su alcune tematiche importanti. Dopo la cena si è svolto il gioco serale, anche questo volto ad aiutare ognuno di noi a conoscere gli altri. Il gioco, infatti era suddiviso in varie prove: ad ognuna dovevano partecipare un certo numero di ragazzi provenienti da oratori diversi in modo che dovessimo collaborare per poterle superare. Dopodiché ci siamo riuniti in chiesa per la Via Lucis, un momento di riflessione personale e preghiera. Il giorno seguente hanno ripreso a svolgersi i laboratori (organizzazione di eventi sportivi o progettazione di volantini), un'attività riguardo i giochi da svolgere con i bambini dopodiché si è svolto "salesianamente", un laboratorio per riflettere insieme sulla vita di don Bosco e sul suo metodo di educazione. Anche questi laboratori erano finalizzati a metterci in gioco, ad insegnarci ad avere un rapporto spontaneo e giocoso con i futuri bambini che parteciperanno all'estate ragazzi. Vi è stata poi la Messa, il pranzo e in conclusione, un breve momento di preghiera per terminare l'incontro. È stata un'esperienza interessante e formativa, soprattutto utile per il nostro percorso per diventare educatori. Due giorni ricchi di momenti di riflessione riguardo i valori fondamentali che don Bosco riusciva a trasmettere ai suoi ragazzi.












