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- Cuori disarmati: capitolo 1
Ripartono gli incontri di MissioLab in Toscana e Lazio-Umbria-Aquila. Il percorso, intitolato "Cuori Disarmati", invita i partecipanti a riflettere sul significato della missionarietà e della pace nella vita di tutti i giorni. Lo scorso sabato 25 ottobre è ripartito il percorso di MissioLab nelle Ispettorie di Toscana e Lazio-Umbria-Aquila. Si tratta di un cammino formativo ideato dall'Ispettoria per interrogarsi sul significato della missionarietà oggi , con un focus specifico sulla sua applicazione nella vita quotidiana. Dopo un anno, è stato emozionante ritrovarsi, tra volti familiari e nuove presenze, tutti pronti a intraprendere questo cammino. L'incontro è stato più volte definito una "finestra sul mondo" ed è dedicato a un tema profondo e sempre attuale: il disarmo e le guerre che attraversano il nostro pianeta. MissioLab a Roma: Disarmo Interiore e Testimonianza di Santità L’incontro di MissioLab a Roma si è aperto con un momento iniziale di conoscenza e condivisione. Ciascuno ha potuto esprimere la motivazione che lo ha spinto a iniziare o a continuare questo percorso, le proprie aspettative e, in alcuni casi, i sogni nel cassetto legati alla missione. Successivamente, la riflessione si è concentrata sul tema del disarmo interiore : il disarmo verso sé stessi, dal pregiudizio e dalla vendetta . A conclusione di questo momento, grazie alla toccante testimonianza di suor Francesca Bonifazio, è stata approfondita la figura dell’ormai Santa Maria Troncatti. Ella ha fatto del disarmo la sua missione, tanto da essere definita: madre, missionaria, artigiana di pace e di riconciliazione . L'incontro si è infine concluso con un conviviale pranzo in fraternità, un momento per salutarsi e darsi appuntamento alla prossima tappa. MissioLab a Firenze: L'Analisi dei Conflitti Globali e le Radici della Violenza L’incontro di MissioLab a Firenze , invece, si è aperto con un ospite speciale: il Professore Costalli, Ordinario di Scienza Politica presso l’Università di Firenze. Il Professore ha fornito strumenti utili per comprendere le cause e le dinamiche dei conflitti , sia a livello mondiale che all’interno dei singoli territori. In particolare, l’attenzione si è focalizzata sulle guerre civili e sulle tensioni che ancora oggi segnano molte regioni del mondo, soprattutto in Africa, spesso lontane dai riflettori mediatici ma profondamente drammatiche per le popolazioni coinvolte. Partendo dalla storia biblica di Caino e Abele , una pagina antica ma sempre attuale, si è riflettuto su come la violenza, l’invidia e la chiusura del cuore continuino a ferire le relazioni tra persone e popoli. Nelle guerre, nei conflitti e nelle divisioni quotidiane si r ipete il gesto distruttivo di Caino, ma risuona anche il grido di Abele che chiede giustizia e pace . Missionarietà e Impegno Quotidiano Questo primo appuntamento di MissioLab è stato un’occasione preziosa per ascoltare, confrontarsi e porre domande, ma anche per comprendere come il tema della pace e del disarmo sia intimamente connesso al cuore della missione cristiana: costruire relazioni autentiche, promuovere il dialogo e riconoscere la dignità di ogni persona. Essere missionari , è stato il messaggio condiviso, non significa soltanto partire per terre lontane, ma anche vivere con attenzione, apertura e responsabilità il nostro quotidiano, portando pace e speranza nei piccoli gesti di ogni giorno. Questo primo incontro di MissioLab ha lasciato numerosi spunti di riflessione e il desiderio di continuare il percorso con curiosità e impegno, nella profonda convinzione che la missione comincia da noi e dai nostri gesti di pace .
- Campo Lavoro Ecologico 2025
Dal sette al tredici luglio si è svolto ad Ortona il Campo Lavoro Ecologico del MGS IC. All’esperienza hanno preso parte 14 ragazzi tra i 14 e i 17 anni appartenenti ad alcune case salesiane del nostro territorio. Di seguito alcune testimonianze dell’esperienza vissuta. "In questo campo mi sono sentito a casa anche se non conoscevo nessuno, ma grazie agli animatori e alle altre persone che sono state qui con noi mi sono ambientato in fretta e ho fatto subito amicizia. In questo piccolo lasso di tempo sono riuscito ad affezionarmi ad alcuni ragazzi e ragazze e ad apprezzare tutto il lavoro che fanno e faranno gli animatori per noi." (Alessandro, Salesiani Gerini) "Il campo mi è piaciuto, ed ho imparato davvero molte cose. Per prima cosa ringrazio l’amore per il prossimo che ho percepito dagli altri, che mi hanno fatto sentire come un figlio e un fratello . Mi dispiace che il campo sia finito così presto, ma come tutte le esperienze ha un inizio e una fine. Non dimenticherò mai l’attenzione che hanno avuto per me, rimarrà per sempre in me. Mi mancano le parole, non so cos’altro aggiungere. Sono molto contento, grazie a tutti!" (Ibrahim, Salesiani Perugia) "In questo campo ho imparato a crescere come persona e con la società, a parlare un po’ di più di me. Mi sono sentito a casa con gli ospiti della comunità San Pietro e con la comunità di Morrecine. Torno a casa con tanta felicità nel cuore, ho vissuto tanti momenti belli, che non avevo ancora vissuto da quando sono arrivato in Italia. Ho trovato gente che mi ha ascoltato come don Enrico, Giuliana, e alcuni compagni di campo. Mi porto a casa un’esperienza nuova, la passeggiata in montagna, i momenti di risate e di divertimento. In questo campo si sta bene veramente con tutti, si passano momenti unici. Grazie a tutti!" (Andrès, Borgo Ragazzi Don Bosco) "In questo campo abbiamo vissuto numerose esperienze che ci hanno permesso di crescere sia dal punto di vista personale, tramite formazioni sul tema dell'ecologia integrale, sia sociale. Infatti, abbiamo scoperto realtà diverse dalle nostre, non solo degli ospiti dei centri di riabilitazione di Morrecine e San Pietro, ma anche dei ragazzi presenti al campo. Da questa esperienza abbiamo la fortuna di portarci a casa tante esperienze e sensazioni. Tra esse troviamo le più "banali", per esempio imparare a svolgere un lavoro, ma anche le più profonde come il sentirsi amati o di appartenere effettivamente a una grande famiglia come quella dei salesiani. Durante il campo in tutti noi ragazzi è nato un grande sentimento di gioia, che è stato confermato poi in un momento di verità quando al momento dei ringraziamenti i più numerosi sono stati rivolti verso l'equipe, noi ragazzi e ovviamente alla nostra fantastica Agnese che ci ha sopportato, supportato e sfamato. Noi tutti siamo grati a coloro che ci hanno permesso di vivere l'esperienza e a tutti quelli che l'hanno vissuta insieme a noi. Ovviamente delle semplici parole non bastano a spiegare la bellezza di queste esperienze vissute, ma il tentativo c'è stato." (Agata, Salesiani Firenze) "All’inizio quando mi hanno proposto questo campo ero un po’ perplessa, non avendo idea di che cosa avremmo fatto e di che cosa si trattasse di preciso. Il campo era stato proposto anche ad altri miei amici ed alla fine siamo partiti in tre. I primi giorni del campo ero un po’ spaesata, stavo praticamente tutto il tempo con i ragazzi che già conoscevo e abbiamo fatto più fatica a legare con gli altri. Da metà settimana però, grazie anche alle attività che abbiamo fatto, i lavori la mattina, i giochi la sera e i pasti abbiamo conosciuto meglio anche gli altri ragazzi. Questo campo mi è piaciuto molto perché, oltre ad essermi divertita tra i tanti bagni al mare e le attività di cui ho parlato, ho conosciuto realtà diverse dalla mia: da una parte quella dei ragazzi della comunità e le loro storie, che mi hanno molto colpita e mi hanno fatto riflettere molto, ma anche ragazzi di altre città in cui ci sono situazioni diverse dalla mia. Consiglio quindi questo campo, da una parte perché è molto divertente e dell’altra perché l’incontro con i ragazzi della comunità e altre attività fanno riflettere molto e cambiano il modo di vedere le cose ; ma la cosa più importante penso che sia che si creano delle amicizie veramente belle." (Margherita, Siena)
- "Basta che siate giovani": un mese di missione in Egitto
Si è appena conclusa la nostra esperienza missionaria in Egitto, un mese intenso vissuto tra Alessandria e Il Cairo, che ha lasciato in ognuno di noi un segno profondo. Un viaggio fatto di volti, culture, scoperte, fatiche e meraviglie; un cammino vissuto nella concretezza quotidiana e nella bellezza dell’incontro. La prima tappa è stata Alessandria, dove siamo stati impegnati presso l’oratorio e la scuola Don Bosco. Lì abbiamo trovato una comunità viva, accogliente e generosa, che ci ha aperto le porte fin dal primo giorno, permettendoci di entrare nel cuore delle attività scolastiche e oratoriali. Quella realtà, così diversa dalla nostra, è diventata ben presto casa: un luogo dove abbiamo potuto sperimentare concretamente il carisma salesiano, sentendoci parte di una famiglia più grande. Lasciare Alessandria, al termine di tre settimane intense, è stato tutt’altro che semplice. Quel cortile, pieno di vita, ci aveva accompagnato giorno dopo giorno, diventando il centro delle nostre giornate e il legame più forte con i giovani che avevamo incontrato. Con un po’ di malinconia ma anche con il desiderio di proseguire la nostra scoperta, ci siamo diretti verso Il Cairo, dove abbiamo trascorso gli ultimi cinque giorni della nostra missione. Il tempo trascorso nella capitale ci ha permesso di approfondire ulteriormente il contesto che ci stava accogliendo. Spinti dalla curiosità e dalla voglia di comprendere meglio la storia e le radici di quel Paese, ci siamo immersi nella cultura locale visitando le principali attrazioni storiche e archeologiche del Cairo e dei suoi dintorni. Le piramidi, il Museo Egizio, le moschee e i mercati sono stati per noi tasselli importanti per completare il mosaico della nostra esperienza. Ma non ci siamo limitati a fare i turisti. Il nostro cuore batteva ancora forte per l’incontro con i giovani, ed è per questo che abbiamo voluto conoscere anche le due case salesiane presenti in città: Zeitun e Rod El Farag. A Zeitun, che ci ha ospitati in questa seconda parte del viaggio, abbiamo trovato un ambiente ricco di vita e accoglienza. Lì, oltre all’oratorio dedicato ai bambini e ragazzi egiziani, ci siamo imbattuti in un’altra preziosa realtà: la presenza della comunità cristiana del Sud Sudan, stabilitasi in città. In giorni distinti, anche questi ragazzi frequentano l’oratorio, e noi abbiamo avuto la grande opportunità di condividere del tempo con loro. Fin da subito siamo stati colpiti dalla loro energia travolgente, dai canti e balli in lingue per noi nuove, dai sorrisi pieni di gratitudine. Ci siamo lasciati coinvolgere senza esitazione, anche se le forze iniziavano a scarseggiare dopo le settimane precedenti. Ma la gioia che si respirava nel cortile di Zeitun ci ha dato nuova carica. La fiducia riservataci dalla comunità salesiana è stata ancora una volta sorprendente: ci siamo sentiti accolti, ascoltati, valorizzati. Sapevamo che non era scontato, e proprio per questo lo abbiamo vissuto con ancora più gratitudine. La spontaneità dell’incontro con i giovani sud sudanesi ha rappresentato per noi un ulteriore arricchimento, una nuova sfaccettatura di un’esperienza già densa di umanità e condivisione. Il penultimo giorno in Egitto lo abbiamo dedicato alla visita della casa di Rod El Farag, una realtà molto simile a quella di Alessandria, soprattutto per la presenza della scuola e dei numerosi laboratori professionali. Qui, purtroppo, le attività oratoriali erano già concluse, ma abbiamo potuto respirare l’atmosfera salesiana esplorando la scuola e assistendo ad alcune lezioni nei laboratori di meccanica, elettronica e tecnologia. Ci ha colpiti la serietà con cui gli studenti, ragazze e ragazzi, affrontano percorsi che li preparano concretamente al mondo del lavoro. Anche senza animazione in cortile, l’aria di famiglia era evidente, e ci ha fatto riflettere ancora una volta sulla forza del carisma salesiano nel mondo. A concludere il nostro percorso, la partecipazione alla messa del 15 agosto, solennità dell’Assunzione di Maria, celebrata con la comunità sud sudanese a Zeitun. Una liturgia lunghissima rispetto alle nostre abitudini, ma incredibilmente coinvolgente: canti, colori e preghiere ci hanno avvolto in un clima di festa e spiritualità che difficilmente dimenticheremo. È stata la chiusura perfetta, un modo autentico e profondo per salutare questa terra che ci aveva accolti con generosità. Nel rientrare in Italia, la riflessione finale è sorta spontanea. Nonostante la distanza, la lingua, le differenze culturali e sociali, in ogni casa salesiana ci siamo sentiti davvero a casa. È come se un filo invisibile unisse tutte le presenze di Don Bosco nel mondo. Ci siamo stupiti nel trovare dinamiche simili alle nostre, negli oratori e nelle scuole, e ci siamo ritrovati immersi in quel linguaggio universale fatto di gioco, comunità e relazione. Abbiamo compreso, più che mai, la verità di una frase che abbiamo sempre conosciuto, ma che in questo mese abbiamo toccato con mano: "Basta che siate giovani”. Don Bosco ci ha accompagnati anche qui, in Egitto, nei sorrisi dei bambini, nella dedizione degli educatori, nell’accoglienza dei confratelli. Tornare sarà difficile, ma nel cuore porteremo per sempre questo pezzo di mondo che ci ha cambiati. Perché, in fondo, la missione non è solo portare qualcosa, ma soprattutto lasciarsi trasformare dall’incontro. E noi, da questo incontro, torniamo diversi, e sicuramente molto grati. Davide (Cagliari), Costanza (Villa Sora), Cristiano e Federico (Monserrato), Camilla (Livorno), Samuele (Liguria), Maria Grazia (Latina), Alessandra (Macerata), Gabriele sdb
- LA NOSTRA MISSIONE A TALE (Albania)
Dall’8 al 28 giugno siamo state ospitate nella “Qendra Laura Vicuña” , nel villaggio di Tale in Albania, gestito da tre fantastiche FMA: Suor Isabel (missionaria messicana), la direttrice, Suor Malvina (albanese) e Suor Isabella (italiana). La nostra accompagnatrice in questa missione è stata Suor Fatíma, da Roma. Abbiamo vissuto la vita quotidiana insieme a loro, tutti i momenti di preghiera, i pranzi, le cene, e tanti momenti di svago, che ci hanno permesso di conoscere un pezzetto di ognuna di loro e farci conoscere a nostra volta. In queste tre settimane si è svolto il gruver (= il campo estivo). Il tema pastorale era “liberiamo i valori” (= te lirojme vlerat), ogni giorno infatti i bambini avevano un valore da indovinare, che metaforicamente stava dietro a una porta che aprivano con una chiave per liberarlo. A Tale abbiamo trovato bambini con tanta voglia di divertirsi e di partecipare ad ogni attività proposta; che non si tiravano mai indietro davanti a giochi e attività; e con tanto bisogno di spensieratezza e di sentirsi bambini. Avendo solo l’oratorio come momento di svago arrivavano addirittura un’ora prima dell’orario di inizio, quasi sempre soli, in bici o a piedi. La prima settimana il gruver si è svolto durante il pomeriggio, poiché i bambini non avevano ancora finito la scuola, dalle h16:00 alle h19.30. La mattina preparavamo l’ambiente, i materiali e organizzavamo i giochi, per il giorno seguente, insieme a Suor Malvina e Suor Fatíma, che dava anche una mano alle altre suore della comunità. La seconda e terza settimana invece i bambini venivano in oratorio la mattina, dalle h9:00 alle h12:30. Le giornate di gruver, sia che venivano svolte la mattina sia il pomeriggio, erano strutturate alla stessa maniera. Appena arrivati si ballava, dopo c’era il momento di indovinare la parola tramite un passo del Vangelo e una scenetta rappresentata da alcuni animatori. A seguire un piccolo momento di formazione, divisi per squadre, dove i bambini approfondivano il valore tramite varie attività, momento davvero importante: per molti questo luogo è fonte di confronto, educazione e riflessione , che non sempre trovano da altre parti. Dopo questi momenti più ‘seri’, arrivava il momento dello svago. Due volte alla settimana i bambini potevano scegliere due attività di gruppo: erano varie, ed andavano dalla danza popolare, al laboratorio di creatività, al calcio, oppure ancora al laboratorio diinformatica. Altri due giorni organizzavamo dei giochi a stand dove partecipavano con la loro squadra. Uno di questi giorni prevedeva i giochi con l’acqua. Il giorno restante invece portavamo i bambini in gita, siamo state due volte al mare, quello del villaggio dove ci trovavamo, ed una volta nel monte Razem, dove siamo state per tutta la giornata. Gli animatori ci hanno accolto nel loro oratorio cercando di farci sentire il meno possibile ‘straniere’. Non ci siamo fatte scoraggiare dalla lingua, e abbiamo cercato di comunicare il più possibile con i bambini tramite l’inglese, che sapevano bene anche i più piccoli, e semplici gesti. Abbiamo anche imparato qualche parolina in albanese! Oltre alla bellissima esperienza del gruver, insieme alle suore abbiamo visitato tanti luoghi del territorio. Tutti avevano una loro storia. Suor Isabel ci ha fatto conoscere le strade e le case vicine all'opera salesiana, per vedere con i nostri occhi la realtà in cui ci trovavamo: un villaggio dove la gente vive con quello che ha, che si guadagna da vivere lavorando in ogni momento e facendo lavorare anche i bambini più piccoli, solitamente sulle spiagge facendo kilometri e kilometri per vendere pannocchie, semi di girasole o frutta. Abbiamo visitato tanti villaggi vicini come Lezhë, Rilë e Shënkoll. Ma anche luoghi più distanti, con i nostri fantastici viaggi in macchina, dove non mancava mai la musica e la preghiera. Insieme a Don Dario , missionario rogazionista, siamo state nel santuario di Sant’Antonio da Padova, luogo di culto per eccellenza degli albanesi cattolici. É un luogo molto importante e di grande devozione. Con gli animatori siamo poi andate a Kruja, la città dell’eroe Scanderbeg, con l’occasione di conoscerci meglio e passare il tempo assieme. Nei weekend siamo state ospitate nelle altre due comunità delle FMA: a Scotari e a Tirana, dove ci hanno accolto con affetto e fatto conoscere anche le loro realtà, le loro case e queste due splendide città. A Scotari abbiamo visitato l’ex carcere del regime comunista, che ora è tornato ad essere monastero delle suore clarisse. Loro ci hanno raccontato pezzi di storia e parte della loro esperienza durante il regime, dove non c’era alcuna libertà personale, ed ogni religione veniva soppressa, e i cattolici in particolare perseguitati e torturati. Con Suor Isabella abbiamo fatto visita ai detenuti del carcere psichiatrico di Shënkoll. Abbiamo trovato in loro tanta sofferenza e solitudine, ma anche un gran bisogno di essere accolti, ascoltati, e guardati senza giudizio. Grazie a questa missione in Albania abbiamo avuto modo di conoscere tantissimi lati di questa cultura, con momenti di tanta felicità e altri di riflessione, preghiera e compassione. É stata per noi soprattutto un esperienza di servizio che ci ha messo in gioco, specialmente per la lingua, e che nello stesso tempo ci ha fatto scoprire come il carisma salesiano sia lo stesso in tutto il mondo: teso all’annuncio del vangelo e ad una esperienza di vera comunione. Sicuramente per noi questo tempo non sarebbe stato così pieno di vita senza le suore che ci hanno ospitate facendoci sentire subito a casa, e senza Suor Fatíma che ci ha accompagnato con tutta sé stessa in questa splendida avventura. Faleminderit shum, Beatrice e Benedetta
- Da "animato" a "Animatore"
Il Campo Base non è solo un corso di formazione: è un viaggio dentro te stesso e verso gli altri. È il momento in cui scopri davvero cosa significa essere animatore , non solo per far divertire, ma per “ educare con il cuore, guidare con l’esempio e crescere insieme ”. Quest’anno ho avuto la fortuna di partecipare al Campo Base del MGS Italia Centrale ad Arcinazzo, e posso dire senza dubbio che è stata un’esperienza “bellissima, intensa e indimenticabile”. Non solo ho imparato nuove tecniche di animazione, ma ho anche avuto l’opportunità di mettermi in gioco, di uscire dalla mia zona di comfort e di scoprire quanto si può imparare dagli altri. Uno dei momenti più belli è stato proprio quello dell’ incontro : ho conosciuto persone fantastiche, ragazzi e ragazze con i miei stessi sogni, la stessa voglia di fare, la stessa passione per l’animazione. Con loro ho condiviso giochi, riflessioni, fatica e risate. E questo mi ha fatto sentire parte di qualcosa di grande, una “vera famiglia”. Il Campo Base ti dà gli strumenti per diventare un animatore migliore, ma soprattutto ti fa capire quanto “puoi essere importante per gli altri”, anche con un semplice sorriso o una parola detta al momento giusto. Ti insegna a lavorare in squadra, ad ascoltare, a riflettere, a costruire insieme. A chi dovrà farlo il prossimo anno, dico: “non abbiate paura, e andateci con tutto voi stessi”. Sarà stancante, certo. A volte vi chiederete “chi me lo fa fare?” …ma alla fine vi porterete a casa un bagaglio pieno di emozioni, amicizie e strumenti che vi serviranno per sempre. Il Campo Base è un dono. Fatelo vostro. E lasciatevi sorprendere. … E ricordate sempre: l’obiettivo dell’animatore è far sentire l’altro amato, non solo divertire!
- Weekend MissioLab 2025
Nell’ultimo weekend del mese di aprile noi ragazzi del Missiolab ci siamo ritrovati a Torino per metterci all’opera nell’immenso arsenale del SERMIG. Ci ha accolti fin da subito Cecilia, una ragazza volontaria del posto, e dopo aver ascoltato l’importante storia che ha portato il SERMIG ad essere quello che è oggi e una visita generale all’interno dei luoghi che contengono questa grandissima opera missionaria, il giorno dopo ci siamo cimentati nel pieno del servizio che in questo caso consisteva nel selezionare e riordinare i giocattoli che sarebbero andati poi in dono ai bambini bisognosi; la mattina seguente invece abbiamo riordinato i vestiti da donare alle persone meno fortunate di noi. Un aspetto che mi preme sottolineare è che nonostante i volontari siano molti, il lavoro da fare sarà sempre maggiore: quando a inizio servizio si prendono i carrelli colmi di oggetti vari da smistare e riordinare, a distanza di poco tempo essi torneranno ad essere di nuovo pieni. In questi giorni ho imparato quanto il piccolo lavoro di ognuno possa essere fondamentale per mandare avanti un’opera così grande e importante: nessuno è inutile e tutti possiamo contribuire alla creazione di un mondo leggermente migliore e accogliente verso chi ci chiede aiuto.
- "Gioiosi nella speranza" - EESS Marche-Abruzzo
Nei giorni dal 21 al 23 marzo, alcuni giovani del movimento giovanile salesiano, della zona Marche e Abruzzo si sono incontrati per vivere un momento di esercizi spirituali in preparazione alla Pasqua. Ci siamo ritrovati al convento dei frati cappuccini di Cingoli (MC), in tutto eravamo circa una quindicina, provenienti dalle case salesiane di Vasto, Civitanova Marche, Macerata e Ancona. A guidare il nostro ritiro c’era Don Vytas, un giovane salesiano lituano della ICP, che sta frequentando un corso di specializzazione all’UPS e nei fine settimana è a Macerata per aiutare nelle attività pastorali. Il tema propostoci da Don Vytas per riflettere durante questi giorni è stato “gioiosi nella speranza”, ci siamo appunto soffermati sulle due parole, gioia e speranza , per cercare di comprenderne veramente il significato e capire cosa potessero dire alla nostra vita. Per aiutare i nostri momenti di silenzio, durante le varie meditazioni ci sono stati proposti diversi brani, in particolare alcuni dalla “Spe salvi”, enciclica di papa Benedetto XVI, di cui riporto una breve, ma significativa frase, “ la speranza cristiana è indistruttibile, perché è radicata nella Risurrezione di Gesù ”. Oltre a questi vari testi, Don Vytas ci ha presentato due giovani figure di santità, Chiara Luce Badano e Pier Giorgio Frassati, due esempi di vite in cui la speranza e la gioia cristiane sono state incarnate e vissute fino alla fine. Al centro di questi tre giorni abbiamo vissuto il momento sicuramente più importante, la veglia con l’adorazione eucaristica e la possibilità di vivere il sacramento della riconciliazione. Come abbiamo detto durante la condivisione fatta prima di ripartire, eravamo tutti molto felici di aver avuto l’occasione di vivere questo momento. Ci rendiamo sempre più conto di quanto sia importante, o meglio, necessario, ritagliarci del tempo, nella spesso frenetica vita di tutti giorni, per riflettere, pregare e cercare di stare un po’ più vicini al Signore. Con gioia ritorniamo quindi nelle nostre case, rinvigoriti da ciò che abbiamo ascoltato e vissuto e nella speranza di riuscire sempre di più ad essere testimoni di quel sogno che Don Bosco aveva per tutti i suoi giovani.
- Concorso SOGNI MISSIONARI di Don Bosco per il Museo missionario delle Spedizioni Missionarie
Il 2025 è l’anno in cui festeggeremo e ricorderemo i 150 anni dalla Prima Spedizione Missionaria Salesiana , il prossimo 11 novembre. Per quest’occasione, ci saranno tante iniziative a livello di Congregazione salesiana, a livello ispettoriale, locale e come territori MGS. Tra le numerose iniziative ci piace condividere la gioia della prossima Inaugurazione presso la nostra Casa di Genova Sampierdarena del nuovo Museo delle Spedizioni Missionarie . Per questa occasione abbiamo deciso di lanciare un Concorso per realizzare 5 Tavole/Opere che rappresentino i cinque Sogni Missionari che saranno esposte in uno spazio dedicato all’interno del Nuovo Museo. I 150 anni di avventure missionarie, i testi dei sogni missionari e la storia di tanti missionari per il mondo saranno per tutti l’occasione per ringraziare per il dono del carisma salesiano, per ripensare a ciò che ci è stato donato in vista del prossimo futuro per così rilanciare lo spirito missionario proprio del carisma salesiano. Queste 5 rappresentazioni siano l’occasione per dare spazio all’arte, alla fantasia e alla creatività di coloro che sentono di appartenere a questo stesso carisma. In questi due Allegati potete trovare tutte le informazioni pratiche per partecipare al Concorso >>> Per informazioni e invio delle proposte scrivere a missionicc@donbosco.it Il concorso si apre ufficialmente l’ 11 febbraio 2025 e si accetteranno proposte fino al 24 maggio 2025
- Convivenza Studio MGS 2025
Se mi chiedessero cosa mi ricorderò di questa prima sessione d’esame, sicuramente risponderei “convivenza studio MGS”. Dal 2 al 6 febbraio, nell’oratorio Pio XI a Roma, la zona Lazio-Umbria-L’Aquila ha organizzato infatti un’esperienza che ha permesso di sperimentare la comunità e la fratellanza tra giovani universitari, condividendo le fatiche dello studio e, durante le serate, i momenti di svago. L’organizzazione della giornata era ben scandita iniziando la mattina con le lodi (e facoltativamente la messa), per poi proseguire con la colazione ed iniziare la sessione di studio tutti insieme per le 9.00. Dopo una pausa per far riposare la mente e soddisfare lo stomaco, si ricominciava a lavorare fino all’ora di pranzo. Si passava poi al tempo libero che ci ha molto aiutati a staccare dallo studio e a rilassarci per un po’. Il pomeriggi, quindi, riprendeva con lo studio per poi concludere la sessione di lavoro giornaliera con i vespri. Si passa quindi, come si dice, dalla mistica alla mastica con la cena. Le cene sono state sicuramente tra i momenti più belli della convivenza perché vissute assieme alla comunità dell’oratorio ospitante , la quale si è mostrata molto contenta della nostra presenza, creando una bellissima occasione di arricchimento per noi e per loro. Particolare è stata la cena del martedì, passata come ospiti a casa di una famiglia molto legata all’oratorio del Pio: i Colonna . Infine le nostre giornate si concludevano sempre in modo differente: attività tutti insieme, giochi da tavolo, strimpellate con la chitarra e soprattutto, durante l’ultima serata, una passeggiata verso piazza San Giovanni . Ogni giornata si chiudeva poi nel modo più salesiano possibile: la buonanotte salesiana . In definitiva posso dire che questa esperienza mi ha molto sorpreso: l’idea di una convivenza studio potrebbe non convincere dato che solitamente diventa complicato studiare quando si è in compagnia, ma l’organizzazione di questa opportunità è stata ben tarata e ha permesso che in sala si creasse l a giusta atmosfera di silenzio e concentrazione che ha aiutato tutti ad essere produttivi . Cosa si guadagna a fare una convivenza studio, rispetto che a studiare da soli a casa? Beh, anzitutto il clima che si è creato ha portato a tanta serenità da parte di tutti, aiutandoci a vivere meglio la sessione; lo scambiare due parole con altri, condividere i propri studi e interessi ci ha dato l’opportunità di conoscere nuove persone; infine, cosa c’è di meglio di passare delle serate giocando e cantando in un momento mentalmente stressante come la sessione d’esame? Direi quindi che queste iniziative hanno tanto da dare a chi partecipa e chi partecipa ha tanto da dare in queste iniziative. Posso solo concludere dicendo: ci vediamo il prossimo anno!
- AnimaTeam - Formazione Animatori Sardegna
Domenica 19 Gennaio, a Mogoro, si è svolta una giornata di Formazione per gli Animatori della Sardegna. La giornata passata a Mogoro è stata formativa sotto diversi punti di vista. Abbiamo avuto la possibilità di incontrare diverse realtà salesiane e non, vivere la messa con gli abitanti del paese ospitante e imparare un nuovo metodo di animazione. Nella prima parte della giornata abbiamo conosciuto la figura di Chiara Lubich attraverso la spiegazione di un focolarino, in seguito abbiamo vissuto il momento della messa e, successivamente, il pranzo. Anche se può sembrare banale, questo è sempre un momento educativo perché riesce a unirci stringendo nuove amicizie e scambiandoci idee ed esperienze. Nel pomeriggio ci è stato presentato il metodo S.P.R.I.N.T. , ovvero una delle modalità che esistono per organizzare degli incontri formativi. Infine, attraverso un laboratorio e divisi per gruppi , ci è stata data l’opportunità di applicare questo metodo ideando un incontro su diverse tematiche di animazione. Questa giornata ci ha consentito sia di rafforzare l’amicizia tra animatori di diversi oratori, sia di imparare un nuovo metodo di animazione per raggiungere al meglio il cuore dei nostri ragazzi.
- Comunità, Servizio, Missione! - MissioLab Terzo Incontro
Il Weekend Missionario! Nello spirito di comunità e di gioia i giovani del MissioLab hanno fatto esperienza del dono di sè e ascoltato testimonianza di cosa significa mettersi al servizio dei più poveri. Non abbiamo molte foto da farvi vedere, soprattutto per questioni di privacy, ma sappiamo come anche una piccola testimonianza sia più potente di una foto. Di seguito tre testimoninaze dei partecipanti del gruppo Toscana e Lazio-Umbria. “ Dammi da bere ” ecco la frase che ha accompagno il mio servizio presso il centro della Caritas nel centro di Firenze allestito contro l’emergenza freddo. 40 persone ecco per chi ero pronto a far servizio ed invece sono loro che hanno dato a me qualcosa. Nei due giorni, che la proposta di missiolab mi ha messo a disposizione, ho avuto modo con i ragazzi della Toscana di ascoltare la testimonianza di chi prima di me si era messo in cammino con l’idea di servire, nel suoi caso i ragazzi del carcere minorile, ed invece si è reso consapevole sempre più che il Signore ci si palesa in ogni luogo e sempre con l’obiettivo di amarci. Tutta l’esperienza non avrebbe avuto senso senza la Parola, meditata ed analizza, nell’episodio della Samarita e del pozzo. La domenica il focus era sulla nostra realtà locale e su come la povertà e le esigenze che genera possono essere affrontate nel concreto proponendo soluzioni pragmatiche ed innovative, utili solo nella dimensione in cui la programmazione e l’analisi precedo l’azione. La collaborazione e chiarezza della missione nell’ottica di testimoniare un Incontro, sono la base di ogni proposta che faremo. I due giorni con la messa vissuta in comunione con altre attività della Toscana mi hanno lasciato con tante domande e poche certezze che però sono certo che aiuteranno il mio cammino. (gruppo Toscana) Il weekend è iniziato con una testimonianza di Stefano sul carcere minorile di Firenze, il quale ha messo in risalto la ricchezza di quei giovani incontrati e di quanto sia difficile, dopo aver scontato la loro pena, reinserirsi in una società che avrà uno sguardo nei loro confronti completamente diverso. Siamo poi stati accompagnati dal Vangelo di Luca, sull'incontro della Samaritana con Gesù: un incontro che la fa sentire amata e non giudicata, liberandola dal peso del passato. Nella serata di sabato, anche noi abbiamo avuto l’opportunità di metterci a servizio in una struttura Caritas per l'emergenza freddo, dove abbiamo condiviso la cena con le persone ospitate. Un momento molto significativo è stato dopo cena, quando alcune persone, in modo spontaneo, hanno iniziato a raccontarci parti importanti della loro vita, come se ci conoscessero già da tempo. Questo ha creato un’ atmosfera familiare, atmosfera che per loro è fondamentale per vivere insieme. Questa esperienza ci ha permesso di capire che non serve fare grandi cose, perché con la loro domanda “ma quando tornate?” possiamo capire che il semplice atto di passare una cena e una serata insieme ha fatto stare bene queste persone, le ha fatte sentire ascoltate e non giudicate. Il secondo giorno, abbiamo analizzato un documento che descriveva il profilo sociale di Livorno, usando l'analisi SWOT. Questo ci ha aiutato a capire i punti di forza e debolezza del nostro oratorio, oltre a farci riflettere sulle opportunità e le minacce che affronta. L'analisi ci ha dato una visione più chiara sul come possiamo migliorare e su quali aspetti il nostro lavoro può fare la differenza per quei ragazzi che ancora sono lontani dal nostro ambiente. (gruppo Toscana) Il weekend missionario del Lazio-Umbria inizia con la preghiera della giornata missionaria mondiale "tu ci invi, come tuoi servi, ai crocicchi delle strade..." . Al "primo crocicchio" abbiamo incontrato i giovani dell'EcoLab di Sant'Egidio: Un garage di montagne di vestiti usati, scarto di molti - possibilità per altri, una messa per la pace a Santa Maria in Trastevere, la testimonianza di Marco: dai crocicchi a costruttori di Pace. Il servizio dell'EcoLab mi ha lasciato uno stupore a tratti amaro, vedendo quanti e quali vestiti vengono "donati" dalla gente che poco fa caso alla qualità dell'indumento che manda ai "più bisognosi". "Tu lo indosseresti?" questo è il metro di valutazione per selezionare il capo da donare. Oltre al conoscere la grande rete di Sant'Egiido, ho scoperto il circolo virtuoso che dei tessuti non selezionati e riciclati. Domenica "secondo crocicchio" - il pranzo della domenica con alcune famiglie di Tor Bella Monaca. Cucinare, apparecchiare e servire le pietanza semplici ma ricche del divertimento della preparazione, in una parrocchia spesso dimenticata e messa in ombra da un contesto non semplice. Anche se solo di due giorni la proposta del weekend porta con sè lo sperimentare il coraggio del donarsi e mettersi completamente nelle mani di chi gestisce da anni quel luogo/attività, assaporando l'incontro con il Signore anche al di fuori del contesto salesiano in cui vivo. (gruppo Lazio-Umbria)
- Sperare è difficile - EESS Avvento Toscana
“Quello che mi stupisce, dice Dio, è la Speranza” : così sono cominciati gli Esercizi Spirituali di Avvento della Toscana. Anche quest’anno, per la seconda volta, i giovani del MGS della Toscana e della Liguria hanno vissuto i loro Esercizi Spirituali in silenzio , dal 29 Novembre al 01 Dicembre, al Monastero di Valserena, ospiti delle suore trappiste. Un’esperienza decisamente diversa da quella del cortile di tutti i giorni che siamo abituati ad abitare. Dopo un primo momento vissuto insieme (e decisamente non silenzioso) della cena di venerdì, sono iniziati gli esercizi spirituali, e con questi il silenzio: fino al pranzo della domenica abbiamo cercato di togliere tutto ciò che non era necessario, a partire dal telefono e la vita caotica di tutti i giorni, piena di riunioni e messaggi, fino alle parole e tutte quelle chiacchiere superflue con cui siamo abituati a riempire ogni situazione. Per riuscire a cogliere davvero la voce del Signore, c’è bisogno di quel silenzio, dentro e fuori di noi, che ci permette di sentire “il sussurro di una brezza leggera”. La Speranza è stata la protagonista di questi tre giorni di silenzio. In questo avvento, in questo anno così particolare, questa Virtù è la guida migliore che avessimo potuto chiedere. “Quello che mi stupisce, dice Dio, è la Speranza” (da “Il portico del mistero della seconda virtù”, Charles Peguy): Dio stesso è stupito della capacità di sperare dell’uomo, da qui il titolo dei nostri Esercizi. Sperare è difficile. Suor Marta Giuliano ha guidato le nostre riflessioni, attraversando la Scrittura insieme ad alcuni personaggi, che sono davvero un modello di come fare a sperare e ad abbandonarsi nonostante le difficoltà. Il primo è stato Abramo , che rimane saldo nella speranza contro ogni speranza. Poi Giovanni Battista , che attende la Speranza e sa che la realizzazione di quella promessa è vicina. Infine, Gesù : portandoci avanti verso il giorno del Natale, la nascita della Speranza, quella Vera, quella dalla quale tutte le altre speranze della nostra vita discendono e acquistano senso. Questi esercizi spirituali, che hanno segnato per tutti noi presenti l’inizio di questo avvento, sono stati davvero un momento per rimettere ordine nel nostro cuore. Per me è stato importante condividere e rimettere al centro quella Speranza della quale quest’anno parliamo tanto, e riportarla alla sua vera fonte, a quel dono che il Signore costantemente ci fa e ci chiede: continuare a sperare anche nelle difficoltà. Vogliamo continuare a vegliare in questo avvento, convinti sempre di più che la nostra speranza ha il suo fondamento saldo in Dio, che è Padre e che ci ama, desiderando il meglio per noi e per la nostra vita.












