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Nel cerchio d’amore della Trinità

Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo sugli esercizi spirituali che noi giovani della Liguria e della Toscana abbiamo vissuto da venerdì 30 novembre a domenica 2 dicembre, ho subito pensato che sarebbe stato difficile rendere la ricchezza e l’intensità delle giornate trascorse. Spero comunque di potervi dare un piccolo assaggio! Il nostro “Tabor” è stato la Cittadella dell’Immacolata, sul monte Fasce, vicino a Genova. Il luogo ci ha aiutato fin da subito a entrare nel clima adatto agli esercizi: potevamo vedere dall’alto la città che per molti di noi rappresenta il quotidiano, sentire i suoi rumori ovattati… circondati dalla tranquillità è stato più facile accogliere l’invito a “Sostare”, per andare in profondità insieme alla Madonna, Vergine del silenzio. In un mondo che esalta l’esteriorità e le apparenze, riducendo la ricerca della nostra interiorità alla ricerca del benessere psico-fisico e dell’armonia con il cosmo, abbiamo capito l’importanza di “Riscoprire” invece il cammino verso il nostro cuore, in senso biblico il luogo della nostra totalità e l’organo della preghiera. Qui, nel nostro cuore, scopriamo che non ci siamo solo noi! Infatti “il nostro cuore non è campo disabitato, ma è terra in cui dimora una Presenza”. Per essere consapevoli di questa Presenza è necessario cambiare la nostra “postura” abituale: comprendere che Dio ci cerca sempre per primo e che siamo al centro del circolo d’amore che lega le Persone della Trinità. Don Marco Frecentese, il nostro predicatore, ci ha spiegato questo concetto facendo riferimento alla bellissima immagine della “Trinità misericordiosa” di suor Caritas Müller, che ci ha accompagnato durante tutte le giornate.

 

Attraverso Gesù che ci dona la Sua relazione con il Padre, nel nostro intimo c’è un nucleo sempre in contatto con Dio per opera dello Spirito Santo: la preghiera non è quindi un qualcosa da praticare, ma un dono già ricevuto, da far vibrare. In modo particolare abbiamo sfruttato questo tesoro tanto naturale che è la preghiera durante l’adorazione notturna, un momento davvero intenso di intimità con il Signore.

Il passaggio successivo, “Lasciarsi amare”, è stato molto consolante secondo me: l’amore di Dio non dipende da quanto siamo degni, dal nostro essere all’altezza di ogni situazione, come  invece il mondo in continuazione pretende. Dio ti ama perché sei tu, non perché hai fatto qualcosa. In particolare durante la celebrazione penitenziale per me è stato bellissimo sperimentare che l’amore incondizionato di Dio si rivela nei momenti più bui, nel deserto, quando ci sentiamo deboli. Ma proprio i nostri limiti e le nostre ferite, che spesso ci scoraggiano, sono le fessure attraverso cui l’amore di Dio può penetrare nel nostro cuore di pietra e scioglierlo da dentro. È un’immagine che mi ha molto colpito, anche perché se Dio stesso ha scelto di essere un “Dio vulnerabile” io non mi devo sforzare di essere più forte di quello che sono! Può stupire forse, ma è bello ammettere di essere vulnerabili davanti a Dio, e così lasciarsi amare e consolare: “l’amore è possibile solo tra due cuori feriti” e “il Cuore di Gesù è un cuore ferito, per sempre, per amore”.

L’ultima tappa, “Io sono missione” ci ha metaforicamente “catapultati” verso l’esterno: dopo aver scoperto in noi il dono della preghiera ed aver ricordato la nostra altissima dignità di figli amati dal Padre, abbiamo capito che quella di figli non è l’unica identità che condividiamo con il Figlio, Gesù: con Lui, come Lui, siamo chiamati ed essere missione, a realizzare la volontà di Dio. Mi ha colpito molto la spiegazione per cui la volontà di Dio non consiste in un qualcosa da eseguire, ma nel desiderio da innamorato che Dio prova nei nostri confronti. Se rimaniamo legati come il tralcio alla Vite possiamo vivere questa profonda relazione, che ci mette al centro dell’Amore avvolgente della Trinità e che ci rivela come missione #perlavitadeglialtri!

Infine, oltre ai ringraziamenti a don Marco Frecentese e a FMA ed SDB che ci hanno accompagnato, vorrei aggiungere che vivere esperienze tanto forti con giovani non “solo” accomunati dalla fede, ma anche dal sentirsi figli di don Bosco, parte di un carisma, ha reso tutto ancora più intenso e mi ha fatto sentire a casa. Non poteva esserci modo migliore per iniziare l’Avvento! Per chi è arrivato a leggere fino a qui, la Madonna, Vergine del silenzio e Immacolata, ci insegni a far vibrare le corde del nostro cuore, perché la musica della nostra preghiera e della nostra vita sia dolce per il Bambino che nascerà.

 

 

 

 

 

 

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