• Valentina, Equipe di Animazione Missionaria IC

TERZO INCONTRO MISSIOLAB. Osservando il mondo: Come possiamo rispondere alla realtà?


Dall’Egitto in Bielorussia, dal Benin al Messico, durante il terzo incontro di MissioLab i nostri testimoni provenienti da diverse parti del mondo hanno raccontato come nella realtà in cui si trovano, vivono il contesto.

Il nostro cammino è iniziato in Medio Oriente con Don Alejandro SdB, Ispettore del MOR, che ha illustrato una panoramica delle criticità dei paesi del Medio Oriente: povertà e guerra in Siria, sfida educativa in Egitto, divisione e conflitto di confine tra Israele e Palestina. Le FMA e SdB dell’Ispettoria si chiedono ogni giorno cosa possono fare per stare vicini a chi ne ha bisogno, cosa possono attivarsi per mitigare questo dolore. Tutto ciò che fanno attraverso le loro strutture è stare vicini al dolore della gente e provare a dargli senso nell’amore nella speranza della propria fede. Don Alejandro continua dicendo “Il guardarsi intorno riceve sempre un feedback, noi come buoni cristiani siamo chiamati a dare testimonianza con la nostra vita, inoltre con un po’ d’intelligenza e apertura di cuore possiamo imparare tanto da chi è diverso da noi. Guardarsi intorno ci serve a essere più sensibili alla realtà degli altri ma è anche una bellissima opportunità di crescita personale”.

Dall’Egitto voliamo in Bielorussia, dove da una situazione complessa crisi politica, di oppressione e silenzio ci arrivano parole di speranza: “Cosa facciamo lì? Niente. Non possiamo fare niente.” Ma quelle piccole azioni che riescono a fare, sono preziose agli occhi della gente. “Fare quel poco che facciamo è meglio di non fare niente”. Pregare, dare speranza alla gente che incontrano, essere quelle luci di speranza così come riescono ad essere. Di questa testimonianza ci portiamo con noi l’augurio che “sempre si potrà fare qualcosa anche quando sembrerà niente, quel poco che potrete fare sarà una cosa grande che potrebbe salvare la vita a qualcuno; che Dio possa chiederci cose che non possiamo fare o almeno pensiamo di non poter fare e trovare il coraggio; che siamo noi a scegliere dove vogliamo guardare quindi guardate al mondo attorno con l’occhio aperto e lo sguardo positivo per cercare miracoli, che ci sono tra di noi, e la fraternità, che salverà il mondo.”

Passiamo in Benin dove Suor Silvia Melandri, missionaria a Cotonou, vive dal 2006. Ci racconta che il Benin, situato tra il Togo e il Burkina è un paese molto giovanile, con una chiesa giovane e una religione tradizionale chiamata Vodoun, che però porta il peso di una enorme povertà che provoca sfruttamento minorile e tratta dei bambini. Le FMA, insieme ad educatori locali, offrono un riparo e un’assistenza ai bambini e bambine che vivono per strada e lavorano al mercato, a quelle giovani donne, vittima di violenza, diventate madri e abbandonate. In un foyer accolgono max 80 bambine con un passato di sfruttamento o di tratta o vittime di violenze sessuali; Gestiscono Maison de la Sperance, e Maison du Soleil, case di accoglienza per bambine e ragazze madri che vivono al mercato.


Ultima tappa – dal confine tra Messico e USA arriva la testimonianza delle FMA che lavorano affianco e con i migranti che vengono soprattutto da Haiti, Honduras, El Salvador. Dopo 20 anni di studi e riflessioni, nel 2017 viene inaugurata la comunità interispettoriale “Sacra Famiglia” per l’attenzione delle persone migranti al confine tra Messico e Stati Uniti, a Santa Caterina Nuevo Leon. Le suore svolgono il loro lavoro seguendo l’invito di Papa Francesco: accogliere, proteggere, promuovere e integrare con gioia, semplicità e amicizia diventando segno ed espressione dell’amore preveniente di Dio.

A concludere l’incontro la condivisione in due gruppi dove abbiamo riflettuto sulle realtà critiche nel nostro quotidiano, nel nostro quartiere, oratorio ecc... davanti a queste criticità ci viene da dire, cosa posso fare io? Sono solo una ragazza/o non posso fare niente. Dio ci chiama lì dove siamo e nelle sue mani possiamo fare ciò che ci chiama a fare per ciò che siamo. Ciò che c’è intorno ci chiama e ci interpella e non possiamo rimanere indifferenti. Siamo chiamati a metterci in gioco in una realtà che ferisce per andare oltre anche dalla nostra zona di comfort. Partiamo dal poco che ci sembra possibile e poi facciamo cose impossibili, l’importante è mettersi in moto. Cosa posso fare io nel mio quotidiano?


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