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Non solo un ricordo, ma un cammino: il pellegrinaggio che unisce le generazioni

  • Immagine del redattore: Admin
    Admin
  • 4 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Un cortile senza confini

C’è un’immagine che più di tutte racconta la domenica vissuta dall’MGS Liguria al Colle Don Bosco: un unico, immenso cortile colorato dai sorrisi di centinaia di persone che, per un giorno, hanno annullato ogni distanza. Non è stata solo una trasferta organizzata, ma un’esperienza di famiglia che ha visto camminare fianco a fianco i ragazzi delle medie, gli studenti delle superiori, gli universitari e le famiglie con i bambini piccoli, tutti uniti dallo stesso desiderio di riscoprire le proprie radici.


Ritorno alle radici: Don Bosco compagno di viaggio

Il viaggio è iniziato quando il sole del mattino ha iniziato a scaldare il piazzale della Basilica. Appena scesi dai pullman, l'emozione del ritrovarsi è stata palpabile. I ragazzi delle superiori hanno subito dato voce a questo sentimento, raccontando come questo pellegrinaggio li abbia toccati nel profondo: per molti di loro è stata la gioia di riabbracciare finalmente i coetanei degli oratori di tutta la Liguria.

È stato un po' come tornare bambini, ma con una consapevolezza nuova, quella di sentirsi parte di qualcosa di molto più grande. Mentre si addentravano tra le mura della casetta dei Becchi e i sentieri di Giovannino, hanno sentito Don Bosco non come un santo distante, "di gesso", ma come un essere umano vicino a loro, un compagno di viaggio che dà senso a ogni passo.


Il miracolo della quotidianità nel cortile della Basilica

Il cuore della giornata è però pulsato con forza nel cortile interno della Basilica. Lì, nel momento del pranzo, si è vissuto il miracolo della quotidianità salesiana: l'intero gruppo si è stretto in un unico abbraccio, trasformando quel cortile in un'immensa sala da pranzo a cielo aperto. Tra panini condivisi e il chiasso gioioso dei bambini che correvano, non c'erano più distinzioni di età o di provenienza. Si era semplicemente famiglia, proprio come accadeva nel primo oratorio di Valdocco.


Adattarsi per costruire: la riflessione degli universitari

Nel pomeriggio, mentre i più piccoli continuavano a giocare e il gruppo si divideva per attività più mirate, lo sguardo si è fatto più profondo attraverso le riflessioni degli universitari. Per chi è tornato al Colle più volte, la sfida è stata trovare un senso nuovo in luoghi già noti.

È emerso così il grande tema dell’adattarsi, ispirato dalla vita di Mamma Margherita e dei primi missionari. Gli universitari hanno colto una sfumatura preziosa: adattarsi non significa sottomettersi o arrendersi alle difficoltà, ma avere il coraggio di combattere con quello che si ha per costruire il proprio sogno. È la consapevolezza che, anche se la strada è tortuosa, con la Fede e il sostegno reciproco si può creare qualcosa che genera felicità per sé e per gli altri.


Dalla Basilica agli oratori: una gioia che si fa missione

La giornata è scivolata verso la sua conclusione naturale sotto le navate della Basilica. La celebrazione eucaristica ha raccolto tutti i pensieri, i silenzi e i sorrisi della giornata, trasformandoli in una preghiera corale. Si è ripartiti verso la Liguria con il desiderio acceso di non lasciare quell'esperienza chiusa in un ricordo, ma di farla rivivere negli oratori di ogni giorno. Ne usciamo custodi di una bellezza rara: quella di una comunità che vuole continuare a crescere, a sfidare le oscurità con il coraggio del sogno e, soprattutto, a donarsi con gioia.



 
 
 

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