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I loro passi diventano i nostri

Il Campo Bosco è ormai finito da qualche giorno e ora, noi tutti che vi abbiamo preso parte, stiamo un po’ tirando le somme e facendo i conti con i ricordi. È stata un’ esperienza di sette giorni, sembrati durare però molto meno, in cui abbiamo seguito i passi di Don Bosco per  arrivare a conoscerlo e a capirlo: siamo partiti dal posto in cui è nato per poi spostarci in diversi luoghi significativi per la sua formazione ed educazione, senza tralasciare ovviamente tutte le persone che gli sono state accanto durante la crescita o durante poi la concretizzazione di quel sogno fatto a nove anni. Abbiamo concluso il campo  facendo tappa  a Genova, ossia la città da cui partirono i primi missionari per far in modo che in nessuna parte del mondo ci fosse un bambino che non si sentisse amato, che si sentisse senza un padre. Abbiamo compreso fino in fondo in questi giorni e sperimentato in prima persona cosa significa ”carisma salesiano” diventando così consapevoli della responsabilità che ci viene data, del ruolo che svolgiamo, ognuno all’interno del proprio oratorio, come animatori salesiani. In questi sette giorni abbiamo avuto modo di confrontarci molto e di scoprire che le difficoltà che affrontiamo quotidianamente nella nostra piccola realtà, i dubbi che ci assalgono e le scelte che ci vengono chieste non sono problemi insormontabili o passi impossibili da compiere bensì semplicemente difficoltà ineludibili da cui poter imparare, dubbi necessari oltre che comuni e scelte che ci rendono ogni giorno testimoni agli occhi degli altri e ci avvicinano sempre più all’essere felici. Il Campo Bosco è stata un’ opportunità per riscoprirsi che abbiamo scelto di non sprecare e di far fruttare al massimo. Sopravvissuti ad un anno scolastico, reduci dal centro estivo e già con la testa in vacanza, siamo tutti partiti senza grandi aspettative per la paura di restare delusi ma desiderosi di metterci in gioco e volenterosi di saper di più riguardo quelle figure di cui spesso ci avevano parlato i nostri educatori, figure come Michelle Rua e Cagliero oppure Madre Mazzarello e Don Pestarino, per poi tornare pieni di gioia, ansiosi di mettere in pratica ciò che abbiamo scoperto di noi stessi e di condividere con gli altri ciò che abbiamo imparato. Personalmente ero partita col desiderio di lasciarmi cambiare per poter crescere e migliorare, lasciando a casa l’orgoglio e le ansie che spesso mi accompagnano, e così facendo ho stretto amicizie destinate a durare e tirato fuori una sensibilità che non sapevo neppure di avere. Durante questi sette giorni non ci siamo mai separati dalle Memorie dell’oratorio di Don Bosco, abbiamo ascoltato diverse testimonianze di Salesiani, FMA e Cooperatori Salesiani e abbiamo riservato ampio spazio per i momenti di riflessione personale ponendo sempre al centro la celebrazione eucaristica. Un tema, infine, che abbiamo affrontato con tanto interesse e particolare riguardo è stato quello della guida spirituale: abbiamo subito notato come ogni figura che incontravamo avesse una guida spirituale, come la cercasse in caso di sua assenza, e ci siamo posti diverse domande a riguardo fino a riconoscerne l’importanza, a decidere di metterci in cammino per trovarla in  caso qualcuno di noi ancora non l’avesse o iniziare a sfruttarla al massimo in caso contrario. I ricordi sono perciò davvero tanti, ognuno degno di essere conservato nel cuore e di essere condiviso affinché chiunque lo ascolti possa arricchirsi a sua volta, possa desiderare di avvicinarsi tanto a Dio e vivere con e in questo carisma salesiano.

 

 

 

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