• Mattia Pellegrino, Colle Val d'Elsa

Non siamo i “benvenuti”, ma i “bentornati”!

Cos’è il Campo Bosco? Beh... non aspettatevi una gita fuori porta, tanto meno un semplice viaggio in compagnia! Il Campo Bosco è tornare alle origini della nostra storia di animatori salesiani. È osservare la nostra vita dagli occhi di chi ci ha sognato da tempo, e dare finalmente forma a quella piccola stanza “dove Cielo e Terra si sono toccati nel sogno di un bambino” e a tutti quei luoghi molte volte sentiti nominare, immaginati, e che noi stessi abbiamo più volte raccontato ai nostri ragazzi! Si tratta di tornare con la memoria a tutte le volte che, anche se non lo sapevamo, Don Bosco e Madre Mazzarello ci hanno chiamato a sé attraverso la voce di un sacerdote, lo sguardo amorevole di una suora, il sorriso di chi porta sulla schiena la scritta “animatore” o il frastuono di un cortile pieno di bambini scalmanati. È ripensare a tutte le amicizie nate in oratorio, quelle che nascono in fretta, magari il tempo di un’estate, ma che durano nel tempo e nell’eternità. Il Campo Bosco è l’opportunità che ogni animatore deve cogliere per scoprirsi amato, toccato egli stesso dalla grazia che luoghi così carichi di anni e di santità sono ancora capaci di trasmettere. È riempirsi gli occhi e il cuore del miracolo che lo Spirito è riuscito a compiere in quelle campagne piemontesi, ed è così che Castelnuovo, Chieri, Valdocco, Mornese, Valponasca non sono più soltanto nomi di luoghi lontani, ma diventano “Casa” per chi ha voglia di lasciarvi un pezzetto di cuore. “Questa è la mia casa” si legge sulla casetta di don Bosco. Ecco, quindi, che su quelle terre noi non siamo i “benvenuti”, ma i “bentornati”.

Un “GRAZIE” di certo non basta per esprimere la gratitudine che i miei compagni ed io portiamo nel cuore per aver vissuto tutto questo, ma siamo certi che possiamo continuare a nutrire di gratitudine il nostro servizio proprio lì dove siamo, ciascuno nel proprio ambiente, dalla Liguria alla Sardegna, dalla Toscana al Lazio, dalle Marche all’Abruzzo, dall’Umbria a qualsiasi altra parte del mondo, dalla Terra al Cielo, per essere ancora oggi “discepoli di un sogno che già continua in noi”.

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